Come le nuove tecnologie rompono gli schemi.

Gianmarco Biagi interpretato da Chiara Bosna
Gianmarco Biagi interpretato da Chiara Bosna

Di Chiara Malinverno

Gianmarco Biagi è un ingegnere e imprenditore bolognese, CEO di Settepuntonove Holding e di Vection Technologies, software company con sede in Italia, Australia, Stati Uniti e India, specializzata nello sviluppo e nella commercializzazione di nuove tecnologie digitali. Al Bullone, parla di futuro, digitale e sostenibilità.

Le nuove tecnologie digitali hanno rotto gli schemi della realtà?

«Assolutamente sì, e lo hanno fatto anche in tempi incredibilmente brevi. Le nuove tecnologie si muovono a una velocità impressionante che non potrà altro che aumentare. Basti pensare che la distanza con le nuove tecnologie di domani è esattamente la stessa che c’è fra un uomo di oggi e un contadino del 1800».

Questa evoluzione così rapida è merito del covid?

«No, il covid ha semplicemente accelerato un fenomeno già partito. Non dimentichiamoci che si parla di nuove tecnologie e realtà aumentata da almeno vent’anni».

Qual è stato il fattore determinante per l’accelerazione nello sviluppo digitale?

«Nonostante si parli di nuove tecnologie da vent’anni, fino ad oggi sono sempre mancati i mezzi con cui rendere il digitale realmente efficiente. Grazie all’avvento del 5G e allo sviluppo della connettività, oggi abbiamo di fronte a noi una miriade di possibilità da creare».

Ci può spiegare in modo semplice cosa si intende con nuove tecnologie e realtà aumentata?

«Le nuove tecnologie, o meglio le tecnologie abilitanti, sono tutto ciò che forma la digitalizzazione, ossia tutto ciò che consente di creare un percorso di automatizzazione delle informazioni capace di creare un percorso di connettività delle informazioni al fine di rendere la vita delle persone più semplice a qualunque livello. La realtà aumentata è l’esperienza in cui il mondo digitale si unisce al reale, arricchendo il reale di elementi virtuali. E si differenzia dalla realtà virtuale che consiste in un mondo totalmente digitale che non esiste nel reale. Nella realtà virtuale si vive un’esperienza di completa immersione in cui il digitale diventa reale, in cui si hanno relazioni, si sviluppa business, ci si incontra e, volendo, si gioca con persone potenzialmente provenienti da tutto il mondo. Realtà virtuale e aumentata si uniscono nella mixed reality, in cui la realtà concreta si arricchisce di elementi digitali con i quali è possibile interagire e relazionarsi».

In quali settori c’è spazio per il digitale?

«Le nuove tecnologie possono applicarsi a qualsiasi settore industriale, commerciale e della vita comune, migliorandolo e ottimizzandolo. Si va dall’healthcare al learning, dall’export al mondo industriale, passando per il retail e il militare. In ogni settore c’è spazio per il digitale».

Oggi si possono già vivere esperienze di realtà aumentata e virtuale?

«Certamente. Fra le tecnologie più evolute ci sono quelle utilizzate a livello militare, ma anche in campo industriale le nuove tecnologie stanno diventando la normalità. Nei prossimi anni, diventeranno parte della quotidianità di ognuno.

In quale settore industriale ci sono le nuove tecnologie più evolute?

«Sicuramente il settore produttivo più evoluto sotto questo punto di vista è quello dell’automotive, anche se si registrano ottimi segnali da diversi settori, quali ad esempio, il building e la progettazione. Anche il mondo della moda, che fino ad ora si è sempre sentito estraneo alle nuove tecnologie, sta iniziando ad avvicinarcisi, probabilmente perché grazie al covid ha compreso i benefici del digitale. Prevediamo forti impatti anche nel mondo dell’healthcare ed educational».

Gianmarco Biagi interpretato da Chiara Bosna
Gianmarco Biagi interpretato da Chiara Bosna

Quali benefici portano le nuove tecnologie nel mondo produttivo?

Con le nuove tecnologie si ottimizzano i processi esistenti, si riducono i costi e si aumenta la produttività. Integrando i tradizionali metodi produttivi con le nuove tecnologie, si raggiunge un livello di efficienza elevatissimo, che porta numerosi benefici in ogni fase del processo produttivo, dall’ideazione del prodotto fino alla vendita. In questa prospettiva, le nuove tecnologie non sostituiscono le tecniche già presenti, ma le potenziano. Si pensi alla fase finale del processo produttivo, ossia alla commercializzazione. In questo caso, le nuove tecnologie avranno la possibilità di ampliare la platea di acquirenti, ad esempio con la creazione di negozi/fiere virtuali in cui è possibile vivere esperienze simili alla realtà concreta, ma anche la capacità di far vivere esperienze di acquisto immersive, non andando a sostituirsi ai negozi fisici, ma potenziandoli».

Si arriverà a un punto in cui la macchina sostituirà l’uomo?

«No, sono profondamente convinto che le nuove tecnologie non sostituiranno mai l’uomo, ma che si instaurerà una continua cooperazione. La tecnologia rende più facile la vita dell’uomo e la arricchisce. Pensiamo a chi abita in luoghi disagiati o fatica ad accedere a certi servizi: con le nuove tecnologie sarà data loro la possibilità di accedere a opportunità prima precluse, ad esempio nel mondo del learning o dell’healthcare».

Che cosa risponde a chi pensa che la digitalizzazione del mondo produttivo condanni i lavoratori alla disoccupazione?

«Risponderei che non si può temere il cambiamento per i rischi che può comportare. Sicuramente nel prossimo futuro nasceranno nuove figure professionali, ma vi sarà sempre spazio per l’uomo. Come abbiamo detto, le nuove tecnologie hanno lo scopo di rendere più semplice e sicuro il lavoro. Pensiamo alle morti e agli infortuni sul lavoro. Attraverso esperienze di realtà aumentata è possibile istruire i lavoratori sui possibili rischi del loro mestiere, aumentando la sicurezza e riducendo i rischi. In più, non dimentichiamoci che le nuove tecnologie sono intuitive e di facile utilizzo, quindi sono utilizzabili da chiunque con una semplice formazione».

Ha parlato di nuove figure professionali. Se un giovane volesse occuparsi di nuove tecnologie, cosa dovrebbe studiare?

«Oggi il mondo scolastico non è al passo con l’evoluzione tecnologica e non è in grado di preparare giovani capaci di lavorare nel mondo delle nuove tecnologie. Nella nostra esperienza, le figure professionali più adatte per lo sviluppo di queste nuove tecnologie sono gli ingegneri e i programmatori informatici, anche se vi sono ottime prospettive future per i laureati in materie umanistiche, soprattutto nel mondo del learning e del training, oltre che esperti di processo».

Il mondo digitale ha fra i suoi punti forti la sostenibilità, concorda?

«Assolutamente sì. Il digitale è green per definizione. Si pensi allo smart working. Abbiamo avuto esperienza in questi mesi, come attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie sia stato possibile razionalizzare gli spostamenti e ridurre sensibilmente l’inquinamento. Ovviamente il digitale non è la soluzione per rendere il mondo sostenibile, ma è un mezzo necessario per raggiungerlo».

Se volessimo dare una prospettiva temporale, fra quanto le nuove tecnologie saranno accessibili a tutti?

«Credo che nei prossimi tre anni ci sarà una fortissima evoluzione, che i costi degli hardware scenderanno e che le nuove tecnologie potranno così essere accessibili ai più. Non credo sia una prospettiva utopistica, se pensiamo che meno di un anno fa i visori professionali per vivere la realtà virtuale avevano un costo medio di circa 2500 dollari, mentre oggi ne costano poche centinaia».