INTERVISTA IMPOSSIBILE A SEVE BALLESTEROS

Save Ballesteros interpretato da Max Ramezzana
Save Ballesteros interpretato da Max Ramezzana

Di Marco Sicbaldi e Sofia Segre Reinach

Siamo in Italia, nel magnifico Golf Club che sta riportando in auge questo sport tra i giovanissimi e lo sta facendo crescere a livello nazionale, in controtendenza rispetto alle altre federazioni: il Golf Club Margara, gestito dalla vicepresidente vicaria Maria Amelia Lolli Ghetti. Durante il nostro giro per le scuderie e i vari stand, incontriamo il Maestro.  Sguardo perso sul green, vento tra i capelli e un sorriso fiero di aver fatto crescere tante ragazze fino al livello professionistico.

Con fare rispettoso, trovandoci di fronte a uno dei più grandi giocatori che la storia golfistica mondiale abbia mai potuto vantare, gli chiediamo di rispondere a qualche domanda per il nostro giornale.

Severiano, qual è stato il tuo colpo migliore in tutti questi anni di carriera?

«Penso al mio primo Major, ai miei primi grandi successi. Colpi importanti ne ho fatti tanti nella mia lunga carriera».

Sei stato un campione mondiale per tanti anni, ma hai iniziato la tua scalata con un secondo posto, dopo essere stato in vantaggio con un bel più due. Bella gara vinta da Johnny Miller. Come ti sei sentito?

«Mi sono sentito che ero in difficoltà ma che potevo recuperare. Il bello del golf però non è la vittoria in sé e per sé, ma la costante sana competizione e supporto reciproco tra atleti».

Illustrazione di Emanuele Lamedica
Illustrazione di Emanuele Lamedica

Cosa ti dava questa forza?

«Credere in me stesso e nel lavoro fatto».

Diciamo che tu, fin da giovanissimo, hai pensato di diventare un campione del golf, non è vero?

«Diciamo di sì, sono sempre stato ostinato e determinato, lavorando tanto ogni singolo giorno. Sbagliando, ascoltando i migliori del mio tempo, riprovando e credendo in me».

La tua storia di riscatto sociale è nota a tutti. Credo che aver compiuto questa impresa nel golf, abbia un quid in più. Il golf è l’unico sport dove l’handicap è un valore positivo e ti mette di fronte alle tante sfide della vita. Cosa ne pensi?

«Essere arrivato lassù, dove in teoria non era nemmeno concesso allenarmi, mi rende molto orgoglioso. Mi ritengo onorato e molto fortunato di esserci riuscito. Però c‘è l’ho messa proprio tutta e ringrazio il Signore per questo».

Che cos’è il riscatto sociale per te?

«Ringrazio ogni giorno la mia famiglia che ha rinunciato a tanto e di più per potermi permettere di sognare».

Hai qualche aneddoto che ci vuoi raccontare?

«La mia famiglia ha venduto il toro più bello della stalla per pagare la mia prima trasferta. Se fosse andata male, non dico che saremmo caduti in rovina, ma sarebbe stato molto peggio».

Avevi una bella responsabilità sulle spalle…

 «Sì, ma la mia determinazione era infinita».

Perché hai scelto proprio il golf come sport da trasformare nel tuo lavoro?

«Perché era vicino a casa mia, potevo coltivare il mio sogno e guadagnare dei soldini lavorando come caddy».

Una volta che la tua carriera è partita, come è stato il rapporto con le persone che conoscevi e, più in generale, con il tuo paese?

«Tutti tifavano per me e mi volevano bene. Molti li allenavo sulla spiaggia, andavo a giocare di nascosto alle cinque di mattino. C’era un muretto che riuscivo a scavalcare. Dovevo stare alle regole, ma nessuno mai mi ha impedito di sognare».

Secondo te, come mai ricevi questo grossissimo supporto dagli altri? Cos’hanno visto in te?

«Non lo so, però so che chi fa del bene riceve del bene. Comportandomi bene e dando sempre il massimo, nessuno mi ha mai messo i bastoni tra le ruote».

Save Ballesteros interpretato da Max Ramezzana
Save Ballesteros interpretato da Max Ramezzana

Dopo aver vinto tantissimi open hai deciso di aprire il tuo torneo. Hai trovato supporto o resistenze? Mi fa pensare molto alla vicenda della super lega (calcistica) europea di queste ultime settimane

«No, anzi. Ho avuto l’appoggio di moltissimi sponsor e colleghi. Rispetto alla superlega, credo che forse stiamo andando troppo oltre, forse dovremmo ridimensionarci un po’».

Cioè riportare i valori dello sport al primo posto?

«Sì, esatto, i valori dello sport sono fondamentali».

Sei stato il primo giocatore europeo a vincere i Masters, nel 1980, a soli 23 anni. Inoltre, nel 2000, sei stato giudicato dalla rivista Golf Digest, il sedicesimo golfista di tutti i tempi e il migliore dell’Europa continentale. Una grandissima soddisfazione, ma anche un peso enorme: quello di ambasciatore nel mondo. Come hai gestito lo stress e l’importanza del ruolo?

«Sicuramente non ero abituato a questo peso. Spero di aver fatto da apri-pista e di aver acceso nelle altre persone, la fiammella del volerci provare e di non arrendersi di fronte agli ostacoli della vita. Ero felice di essere un punto di riferimento».

Come è cambiato questo sport negli ultimi anni?

«Oggi ci sono più nozioni e tecnologia. Quando ho iniziato, senza saper nulla e senza sapere come sarebbe andato il tiro, riuscivo a far fare alla pallina quello che volevo io. Oggi ci sono video e tecnologie sempre migliori a disposizione del giocatore, forse a scapito della fantasia, che è fondamentale in questo sport».

Tecnica e fantasia insieme. C’è qualcosa di prioritario, o bisogna allenare entrambe?

«Credo che alla fine ci voglia un po’ di tutto. Oltre alla volontà, ai sogni, devi avere qualcosa di tuo e tutto il resto che ti aiuti. Io sono stato fortunato perché la famiglia, gli amici e tanta gente credevano in me».

Quanto è importante avere un maestro?

«Il maestro è importante per ottenere una buona tecnica, ma non può garantire il successo. Un buon maestro fa da consigliere e completa il giocatore».

Quello che hai imparato nella tua vita di sportivo ti ha aiutato nella malattia?

«Assolutamente sì, lo sport insegna anche a soffrire e a comprendere meglio certe sofferenze. Sembrerà retorica, ma la vita mi ha dato tanto e forse è stato giusto così».

Secondo te, perché le giovani generazioni si dovrebbero dedicare a questo sport straordinario?

«Perché sviluppa una sana competizione e crea nuove sfide tutti i giorni».

C’è un messaggio che vorresti lasciare ai giovani?

«Non smettete mai di sognare».