Patch Adams “La salute non è più un business”

Patch Adams interpretato da Chiara Bosna
Patch Adams interpretato da Chiara Bosna

Di Edoardo Pini

Patch Adams è colui che in U.S.A. offre un servizio di prima assistenza gratuito. È colui che ha fatto in modo che i clowns dovessero essere presenti in ospedale tanto quanto il personale medico.

Chi è Patch Adams?
«Sono nato nel 1945 in una famiglia di stampo militare. Mio padre è sempre stato in guerra e io sono cresciuto in mezzo ai soldati: tre anni in Giappone, e dal 1954 al 1961 in Germania. Dopo la morte di mio padre siamo ritornati con mia madre in Virginia, mio Stato natale. Li è avvenuto un momento cruciale che mi ha segnato per sempre: era il 1961 e in un parco pubblico ho letto un cartello che citava “solo per bianchi“. Mi ha colpito al cuore e ho realizzato quanto la mia nazione fosse falsa. Ho avuto tre ricoveri psichiatrici perché non volevo vivere in un mondo fatto di violenza e ingiustizia. Poi a 18 anni ho assistito al discorso di Martin Luther King a Washington, e in un istante sono cambiato per sempre».

Come riesci a coltivare la felicità quotidianamente?
«Io ho deciso chi essere. Nella mia vita ho tenuto tra le braccia più di duemila bambini la settimana in cui sono poi morti di fame. Ho visto cos’è l’inferno. Quindi non aspetto la felicità. La creo in ogni istante».

Sembra semplice ma probabilmente tu sei l’eccezione…
«Non condivido. Quando dici che è difficile essere felici, ti stai dando il permesso di non esserlo. La donna abusata più giovane che ho conosciuto aveva tre anni. Ho portato i clowns in guerra cinque volte. Quindi, il messaggio più importante che avrei per oggi, è che hai l’opzione di essere chiunque tu voglia. Solo così facendo amerai la vita».

«La mia vita è stata una danza con l’umanità. Gli amici sono la mia passione». È una tua frase che ben ti descrive.
«Sei tu a decidere di essere felice e di essere grato. Grato per la tua salute, per la natura, per l’arte, per Italo Svevo, Dante, Walt Whitman, Dostoevskij e Balzac. Sei grato per gli alberi, il muschio, i fiori e gli efemerotteri, insetti che vivono solo dodici ore. Io ho 76 anni, come posso non essere grato!».

Hai rotto e sconvolto tanti paradigmi. Quali sono i maggiori?
«Negli Stati Uniti d’America le spese mediche sono il primo motivo per cui perdi la casa e la causa del 70% delle bancarotte. Ho capito che il capitalismo è la più grande malattia del nostro tempo. I soldi non sono Dio. Questo è uno dei maggiori paradigmi che abbiamo sconvolto».

Quale è l’aspetto che le persone più apprezzano quando si trovano a interagire con te?
«Divertimento, felicità e amore. Poche persone hanno un meccanismo di difesa contro queste emozioni. Prima del Covid-19 avevamo sette viaggi fissi all’anno con i clowns: Russia, Marocco, Messico, Guatemala, Costa Rica, Equador e Perù. Cinque volte in mezzo alla guerra. Amo rallegrare le persone: credo che sia ciò che un medico debba fare».

Probabilmente riesci a vivere così proprio perché hai visto il peggio del mondo e quindi ora riesci ad apprezzare anche aspetti della vita più nascosti e per i più, scontati.
«Per un viaggio in Guatemala, sono andato da un’associazione di veterani di guerra ed ho richiesto dieci dei soldati che più volte avevano provato a suicidarsi. Eravamo dieci di noi e dieci di loro. In una settimana con noi hanno smesso di soffrire. Una settimana di amore ha fermato la loro sofferenza».

Come puoi descrivere e giustificare il dolore a un bambino?
«Non parlo di dolore. Vado da lui e faccio il pazzo. I bambini non hanno protezione contro la totale pazzia e quindi è davvero molto semplice farli ridere».

Silvia, una B.Liver, ti chiede se ritieni corretto che in reparti psichiatrici l’accesso ai parenti sia riservato a sole due ore al giorno. Il sorriso può essere una buona cura per chi soffre di malattie psichiche?
«È molto semplice far ridere pazienti psichiatrici, in quanto in genere la loro sofferenza è relegata alla sola loro immaginazione. Una cosa interessante delle persone che sono depresse o con problemi mentali, è che viene permesso loro, grazie a un clown, di avere qualche momento di riposo. Quindi, quando stai con loro gioiscono e stanno al gioco, ma appena esci dalla stanza tornano come prima».

Patch Adams interpretato da Chiara Bosna
Patch Adams interpretato da Chiara Bosna

Ho visto che hai subito un’amputazione alla gamba, ma dimostri, dai video sui tuoi canali social, che riesci a riderci sopra…
«Ho ricevuto un sacco di lettere di persone dispiaciute per l’amputazione, ma la realtà vuole che sia stata per me un bene. Non potevo più utilizzare la gamba, mentre ora, grazie alla protesi, posso ballare il rock and roll!».

Che consiglio puoi dare a chi nei prossimi mesi subirà trattamenti medici od operazioni chirurgiche invadenti?
«Quando ti svegli la mattina dovresti dire: “amerò la giornata di oggi”. Potrebbe essere un impegno che prendi o una promessa. Se vivi in un appartamento e non per strada, sii grato! Potresti essere grato per il cibo, gli amici o per Dante! Chi è grato per Italo Svevo? Io lo amo!».

La difficoltà nel trovare fondi credi sia data dal fatto che offrite un servizio totalmente gratuito?
«Siamo un sistema che elimina il 90% dei costi della cura. Chi può crederci? Stiamo costruendo un ospedale nello Stato più povero degli Stati Uniti, il West Virginia: 320 acri di terreno con tre cascate, un lago, cinque sorgenti, boschi incontaminati, orsi, cervi, lontre e castori. Quaranta letti per l’assistenza primaria e centoventi persone dello staff che vivono lì. Tutti con lo stesso salario, 4000 dollari al mese, e tutti si sentono ricchi».

La maggior parte dei dottori con cui hai lavorato condivide il tuo approccio al paziente?
«Ci sono molti dottori e infermieri che amano lavorare con noi. Nei primi dodici anni di attività eravamo venti persone che vivevano e dormivano in una casa con sei letti. Tre di noi erano dottori. Ogni mese avevamo 500-1000 persone di cui una decina si fermavano a dormire ogni sera, era incredibile. Abbiamo rotto le regole in quanto a quel tempo, l’omeopatia era contro legge. Io, invece, l’ho amata».

Elisa, una B.Liver, chiede: il mondo necessità di una rivoluzione. Ma da dove possiamo iniziare la nostra rivoluzione?
«La prima rivoluzione è scegliere di essere noi stessi felici. La seconda, nel caso in cui viviate insieme a qualcuno, è rendere la relazione con questa persona la migliore possibile. La terza, nel caso in cui abbiate bambini, è quella di essere amorevoli e diventare i loro migliori amici, invece che sgridarli e punirli. Ecco, già tre rivoluzioni in una casa».

Ricordo che è possibile fare una donazione per sostenere Patch Adams su www.patchadams.org, mentre chi ha piacere può scrivergli una lettera al 122 di Franklin Street, Urbana, Illinois. Prima di salutarlo mi tiro giù i pantaloni e, sotto suo consiglio, gli mostro il sedere. Caro Patch, i pazienti che più hanno bisogno di te siamo noi adulti. Saresti la nostra miglior cura.