I B.Liver sono stati riconosciuti giornalisti sociali dall’Ordine

Illustrazione di Giorgio Maria Romanelli

Di Sofia Segre Reinach

È il 31 marzo del 2021.

Siamo a Milano, all’ottavo piano di un elegante palazzo vicino alla Stazione Centrale sta accadendo qualche cosa.

Siamo negli uffici dell’Ordine dei Giornalisti della Regione Lombardia, dove si sta svolgendo l’Assemblea Annuale degli iscritti.

Seduti al tavolo ci sono il presidente, Alessandro Galimberti, e alcuni consiglieri, tra cui Rossella Verga, Fabio Cavalera, Andrea Montanari. I giornalisti lombardi sono tutti collegati su Youtube, per evitare assembramenti, come il momento attuale richiede.

Tutto si svolge normalmente, tra approvazioni di bilancio, confronti e nomine.

Ma per alcune persone non c’è niente di normale in questo momento.

In una saletta accanto, in paziente ed emozionata attesa, alcune persone aspettano di essere chiamate. Sono una piccola rappresentanza del Bullone, il giornale che “avete tra le mani“: Giancarlo Perego, Mariella Pantuso, Vittoria di Pilato, insieme a Davide e Simona Papagni e la sottoscritta.

I B.Liver, i ragazzi della redazione del Bullone, seguono da remoto, come i loro colleghi.

Eh sì, perché questo giorno per niente «normale» segna ufficialmente l’ingresso di 42 B.Liver nell’Albo dei giornalisti, nuovi tesserati come «pubblicisti ad honorem».

L’Ordine della Lombardia ce l’ha fatta, ha rotto le regole.

In un sistema in cui una legge degli anni Sessanta dice che se non sei pagato per i pezzi che scrivi, non puoi avere il tesserino da giornalista o da pubblicista, l’Ordine della Lombardia ha avuto il coraggio di andare oltre e decretare l’inizio di una nuova era del giornalismo, il «giornalismo sociale», che riconosce qualità e professionalità a un giornale che nasce da una fondazione onlus, che tiene insieme volontari e professionisti, giovani e adulti, che, anche se non sono pagati, si sporcano le mani, cercano di abbattere tabù e pregiudizi, aprendosi, confrontandosi tutti i mesi con la vita, attraverso interviste, inchieste, testimonianze e reportage di altissimo livello. E, per questo, offrono un servizio utile alle persone, alla società.

Un lavoro che va avanti anche senza i soldi di un giornale vero, con i tempi di chi il proprio tempo lo dedica in maniera volontaria, da cinque anni.

È il 31 marzo 2021 ed è stata aperta una strada per riconoscere il giornalismo sociale. Cambia il modo di fare informazione e Il Bullone ha dimostrato in questi anni con la sua tenacia, di portare al bene comune e alla coesione sociale, insistendo sull’incontro, sul dialogo, sull’approfondimento di temi come la cura, l’ambiente, la sostenibilità, che non dovrebbero mai dividere ma spingere tutti insieme a lottare in un’unica direzione.

In questi cinque anni hanno scritto sul Bullone più di 170 ragazzi, ma questi 42 tesserini sono solo un primo passo. Un punto di partenza per ridisegnare tutti insieme una voce collettiva non fondata sul pregiudizio e sull’odio, ma che sia finalmente libera, aperta e autentica.

Sì, siamo fieri e orgogliosi di questo traguardo, siamo grati ad ogni persona che ha messo e che mette instancabilmente un pezzo di sé in questa grande redazione partecipata che è il Bullone, che arriva anche oltre le nuvole.

Vittoria e Mariella, mamme coraggiose che hanno conosciuto il dolore più grande del mondo, è stato un onore potervi accompagnare a ritirare i tesserini di Eleonora e Alessandro, che continuano ad essere cronisti da sopra le nuvole.

A tutte le altre mamme e papà vorremmo dire che non dimentichiamo nessuno e che continueremo a onorare la memoria dei nostri e dei vostri ragazzi e a dar voce a chi voce non ce l’ha.