I Discorsi Che Cambiano La Storia: Chimamanda Ngozi Adichie

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Qui il discorso di Chimamanda Ngozi Adichie «Il Pericolo di Una Storia Unica» recitato al Ted Talk negli USA nel 2009

Di Debora Marchisello

Chimamanda Ngozi Adichie è una scrittrice nigeriana che ha parlato chiaramente di ciò che è, ancora oggi, la problematica di vedere un determinato Paese da una sola prospettiva, o, come scrive lei, il «pericolo della storia unica». Adichie già da bambina aveva sviluppato l’amore per la lettura e poi anche per la scrittura. Quello che da subito si insidiò nella sua mente fu il presupposto che tutti i personaggi di cui raccontava dovessero essere stranieri, di pelle bianca. Questa visione cambiò solo quando poté leggere libri africani, molto rari e difficili da trovare, che le insegnarono e cambiarono la percezione della letteratura. Capì che anche le ragazze dalla pelle color cioccolato potevano essere protagoniste dei libri. Questo, come disse, all’epoca la salvarono dalla «la storia unica».

Ma ci furono altri episodi in cui si scontrò con delle realtà distorte. Quando iniziò l’università, e si trasferì in America, la sua coinquilina nutriva pietà nei suoi confronti ancor prima di averla conosciuta. Ed era sbalordita che Adichie conoscesse così bene l’inglese. Lei le rispose che in Nigeria l’inglese era una lingua ufficiale. E rimase ancora più sbalordita quando le chiese di sentire della musica africana e Adichie le mostrò una cassetta di Mariah Carey. Tutti andavano da lei per chiederle come fosse vivere in Africa, pensando di sentire chissà quali racconti drammatici, ma lei aveva avuto un infanzia molto bella e normale come tanti altri, quindi non si spiegava perché quando si parlava di Africa, era come considerarla un Unico Stato, lei, poi, non era mai stata al di fuori del suo Paese, la Nigeria.

Bestselling author Chimamanda Ngozi Adichie at HCLS Miller Branch.

La conquilina di Adichie

Solo dopo qualche anno Adichie capì pienamente la reazione della sua coinquilina. Se anche lei, come gli americani, non fosse cresciuta in Africa e non avesse visto altro che immagini e cronache in tv dove si combattevano guerre, malattie, povertà, AIDS, in attesa che altri venissero in aiuto, avrebbe avuto la stessa percezione di tutti gli americani. Avrebbe visto gli africani come da bambina vedeva il ragazzo che aiutava in casa la sua famiglia, Fide, le cui origini erano poverissime. La famiglia di Adichie, infatti, mandava quotidianamente tuberi e riso a quella di Fide, per aiutarla.

In poche parole, negli anni Adichie aveva dipinto nei suoi scritti l’Africa come un luogo totalmente diverso rispetto a quello che la popolazione occidentale aveva sempre pensato, cioè che fosse un luogo di povertà, di terrorismo, di poca cultura. Il suo professore di università arrivò a dirle che il suo romanzo ero troppo distaccato dalla realtà nigeriana. Ma Adichie non aveva fatto altro che descrivere ciò che aveva vissuto: una vita normale, di media cultura. Negli anni ha potuto notare come ogni cosa che riguardi la Nigeria fosse incentrata sulle infrastrutture fallimentari, sul governo fallimentare.

Non c’è mai una storia unica riguardo a un popolo

Adichie ha fondato, insieme al suo editore nigeriano, un’associazione no profit dove l’obiettivo è  costruire più biblioteche possibili e rifornire quelli esistenti per dare la possibilità a tutti di leggere, conoscere, cercare di capire che molte cose non sono sempre come vengono viste dall’esterno. Come dice Adichie «le storie possono spezzare la dignità di un popolo, ma ci sono storie importanti, che possono anche riparare quella dignità spezzata, possono essere usate per ridare potere e per umanizzare».

Non c’è mai una storia unica riguardo a un popolo, a un Paese, e quando le persone se ne rendono conto, riconquistano tutti un po’ la libertà di poter esprimere il proprio pensiero sulla vita, sulle proprie origini indipendentemente dall’etnia, dalla religione, dalla provenienza, dai pregiudizi.