Rompete la vostra bolla, in famiglia, nella società, in amore

Illustraione di Davide Lazzarini
Illustraione di Davide Lazzarini

Di Francesca Bazzoni

La bolla, siamo in una bolla. Questo vocabolo rientra tra le parole di cui la pandemia si è impossessata, abusandone e legandola a un particolare concetto e momento storico.

La bolla però, non è solo quella dentro cui ci siamo trovati a causa del Covid, una situazione passeggera data da limitazioni esterne che ci portano all’isolamento fisico dagli altri.

Tutti siamo dentro a una bolla dal momento in cui veniamo al mondo. Quella della nostra famiglia, del nostro contesto sociale, della nostra cultura. Con il tempo le bolle si modificano cambiando forma e dimensione, attraverso le scuole che frequentiamo, le amicizie che scegliamo, le posizioni che decidiamo di prendere, poi con il lavoro a cui ci dedichiamo, le persone con cui ci confrontiamo e con le quali troviamo una comunione di pensiero. Alcune bolle sono più grandi, ci sono tante persone dentro, altre invece sono strette al punto da avvolgere un singolo come un vestito aderente. Possono essere anche una dentro l’altra, a creare una sorta di matrioska dove ogni strato rappresenta un costrutto sociale o personale.

Non trovarci nelle nostre bolla

Quando non ci troviamo più dentro le nostre bolle, quando non riusciamo a comunicare con quelli con cui dividiamo quello spazio, o a riconoscerci in quegli schemi di pensiero, allora usciamo da quella bolla per cercarne un’altra in cui identificarci e, quando questo non avviene, ne creiamo una tutta nostra.

In parte io nella mia bolla mi ci sono ritrovata, per il resto me la sono costruita da sola. A volte mi sembra troppo stretta, soffocante, altre invece mi crogiolo nel senso di protezione che mi dà. Perché dentro la mia bolla ora ci sono solo io e chi vuole entrarci può farlo solo alle mie condizioni; tutto quello che mi colpisce, mi ferisce, arriverà filtrato dalle barriere che con il tempo ho costruito duramente, molecola per molecola, con le delusioni e le paure che questo mondo mi ha dato. È sicura la mia bolla, e tutte le emozioni rimangono lì sospese a fluttuare, indecise sul come e quando travolgermi. Non è ancora perfetta, i filtri non sono abbastanza spessi per trattenere tutti i mali esterni, ma io lo sono abbastanza per permettere che quello che ho dentro a volte esploda e rimbalzi sulla superficie, ritorcendomisi contro.

Dentro la bolla

È confortante, perché nessuno qui dentro può non capirmi, non amarmi, non vedermi o non sentirmi, qui dentro solo io mi posso giudicare. Allo stesso tempo è terribilmente spaventosa, perché più ci rimango chiusa più le pareti diventano così solide e opache da distorcere la mia visione del mondo fuori, che sembra così scuro e lontano, spaventoso e impenetrabile, da farmi venire voglia di stare qui dentro pensando che, anche se riuscirò a frantumare le mie pareti, dovrò scontrarmi comunque contro quelle erette dagli altri.

Il pericolo più grande delle bolle è il non rendersi conto di quanto la nostra vita rimanga circoscritta lì dentro, con le stesse dinamiche e ideologie, e come quel piccolo spazio diventi la sola realtà che conosciamo, che comprendiamo, che ci sembra giusta, vedendo tutto quello che sta fuori come lontano, sbagliato. Senza il dialogo, la comunicazione, la consapevolezza dell’altro, si perde l’oggettività della realtà e di sé.

Non credo che sia possibile rimanere senza una bolla, senza quella base di credenze che ci contraddistingue, e non possiamo nemmeno pensare di allargare la nostra all’infinito, comprendendo tutti, perché sarebbe una forzatura. Quello che si può fare è provare a connettersi e ad interagire con le altre bolle, aprendo uno spiraglio di confronto, utilizzare il riflesso che proiettiamo su di loro per guardarci dentro con una nuova luce e, comprendendo gli altri, capire noi stessi.