Rifiutare il vaccino è negare la speranza

Illustrazione di Giulia Pez
Illustrazione di Giulia Pez

Di Stefania Spadoni

La letteratura in merito ai vaccini, scrive uno dei capitoli più affascinanti e curiosi della storia della medicina. Pieno di straordinarie scoperte ed esempi illuminati di solidarietà individuale e sociale. Le vaccinazioni hanno avuto un ruolo determinante nel ridurre la mortalità infantile, nell’aumentare l’aspettativa di vita e nel migliorare la salute umana, eppure ancora oggi c’è una parte della società che ne nega l’efficacia. Agire in questo modo, vuol dire negare la speranza.

Il 14 maggio 1796 viene vaccinato un bambino, James Phipps, con pus tolto dalla contadina Sara Nelms che era affetta da Cow-Pox. Al settimo giorno il ragazzo lamentò dolori all’ascella, al nono soffrì di brividi di freddo ed ebbe un leggero mal di testa. Per tutto il giorno fu visibilmente malato e passò una notte inquieta, ma il giorno seguente stava perfettamente bene. Edoardo Jenner aveva appena scoperto il vaccino contro il vaiolo. Speranza.

Un chimico, Louis Pasteur, scoprì che certe colture «vecchie», dimenticate in laboratorio, fornivano un virus fortemente attenuato ed efficace nell’indurre l’immunità contro il colera nei polli. Nel 1885 ottenne uno straordinario successo inoculando questa sostanza in alcuni pazienti morsi da cani rabbiosi, e la riuscita del suo vaccino lo rese famoso in tutto in modo.

Speranza.

Robert Koch vinse il Nobel nel 1905, per aver isolato il bacillo della tubercolosi. Tentò di produrre un vaccino, ma la sua «tubercolina» si rivelò inefficace, fu utilizzata con successo nella diagnostica della malattia. Grazie ai suoi studi Albert Calmette e Camille Guérin crearono il primo vaccino contro la tubercolosi.

Speranza.

L’attenuazione attraverso passaggi in un ospite «inabituale» fu realizzata per ottenere il primo vaccino contro la poliomielite. Jonas Salk lo sviluppò su un virus inattivato, dopo averlo sperimentato su se stesso e in seguito su diversi soggetti. Fu presentato al mondo, in modo trionfale, nel 1955.

Speranza.

Nel 2016 ho avuto modo di sperimentare, in età adulta, il potere della vaccinazione. Dopo un trapianto di midollo che aveva azzerato il mio sistema immunitario, ho calendarizzato una serie di vaccinazioni di base, come una neonata. Puntura dopo puntura, il mio corpo riacquisiva immunità e passo dopo passo, sarei tornata a una vita normale senza mascherina, senza paura del contagio, senza lo spettro dell’infezione, dell’ospedalizzazione, persino della morte. Dicembre 2019, viene isolato un nuovo coronavirus e la sua sequenza genetica viene pubblicata l’11 gennaio 2020, innescando una risposta internazionale per prepararsi a un’epidemia e accelerare lo sviluppo di un vaccino preventivo. Il virus aggredisce il mondo intero, ci chiude in casa lontano da tutti e da tutto. Moltissimi morti, tantissima paura. Decine di miliardi di dollari vengono investiti da aziende private e pubbliche, governi, organizzazioni sanitarie e gruppi di ricerca, per sviluppare vaccini e prepararsi a programmi di vaccinazione globale contro il Covid-19. In tempi record vengono immesse sul mercato le prime dosi e oggi fra polemiche e incertezze, la popolazione mondiale è in lista d’attesa per essere vaccinata.

Speranza.

Molti l’hanno già ricevuta, altri la stanno ancora aspettando, purtroppo tanti la rifiutano.