Come gli adolescenti vivono il sesso durante la pandemia.

Di Cinzia Farina

Dialoghiamo con la Dott.ssa Katia Vignoli, scrittrice e psicoterapeuta, su come gli adolescenti vivono l’amore e il sesso in periodo di pandemia. 

Agli adolescenti in questo periodo sono mancati incontri d’amore. Secondo lei Dott.ssa Vignoli, si potrebbe verificare in loro una «povertà futura» nella capacità di amare? 

«Non credo, nel mio osservatorio vedo succedere tante cose inaspettate in questo momento, riguardo a tanti pazienti adolescenti. I rapporti già avviati sono stati presi molto sul serio dalle famiglie. Hanno vissuto una “convivenza” a casa di un genitore o dell’altro. Questi rapporti hanno solo cambiato connotazione. In quelli invece, che dovevano conoscere i nuovi amori, ho rilevato comportamenti diversi. Alcuni ragazzi erano, all’inizio della pandemia, ligissimi alle norme, e più che una pazienza, erano entrati proprio in un altro ordine mentale. Ora comincio a sentirli stanchi, ma nei primi mesi erano molto aperti verso altri tipi di conoscenze: con le chat, le comunicazioni digitali, i social. Vivevano il periodo come una sorta di avventura mediatica a 360 gradi. Da terapeuta, ho visto avvicinarsi genitori e figli, non tanto su un piano affettivo, ma su quello della comprensione, come se lo stress che accomuna tutti avesse abbattuto una gerarchia di autorevolezza. Una complicità nata su una difficoltà di vivere generale, che necessita di ridisegnare le zone di piacere, diventate molto rarefatte rispetto al passato”.

La mancanza dei primi amori, minerà l’autostima così in divenire e bisognosa di nutrimento in quella delicata fase di formazione? 

«Sicuramente è una mancanza, L’aspetto emotivo, autonomo è stato “inghiottito” da un altro modo di vivere. Già prima del Coronavirus nell’adolescente di oggi intravvedevo un appiattimento rispetto alle generazioni passate. I ragazzi vivono in modo diverso il primo amore, sono già “accasati“, non riscontro molta passione. Vedo nascere più che delle passioni, degli attaccamenti. Avverto, parlando con loro, che la libertà sessuale, ma intesa soprattutto come voglia di scoprire l’altro, è contraddistinta da una luce erotica un po’ spenta. Non risentono molto questo relazionarsi “online“, perché lo facevano anche prima. La libertà che agognano non è tanto il poter sperimentare nuove sensazioni, sentono di più la mancanza dello stare tutti insieme per potersi divertire; anche il sesso è diventato un piacere di divertimento, non quello più nobile».

La mancanza dei primi contatti fisici, così importanti per lo sviluppo di una vita sessuale serena, potrà avere delle conseguenze?

«È soprattutto la mancanza di un’emotività legata alla sessualità, che è figlia un po’ di questo tempo. I ragazzi sono tutti amici, e quando chiedo a loro se sono innamorati, mi rispondono che è una parola troppo grande, preferiscono usare di più il “mi piace“. Alla fine di una storia a loro dispiace in primis il distacco dallo scenario delle abitudini. È una generazione molto connotata dall’attaccamento e il loro modo di amare è stato amplificato dal Covid».

Questi eventi non determineranno una società più arida nei sentimenti?

«In questo periodo così infausto, quello che sta accadendo ora, e che c’era un po’ anche prima della pandemia, è quello della “comodità”, ognuno chiuso a casa propria, che porterà probabilmente, o maturerà, un senso dell’amore molto poco erotico».

L’anima gemella, così sognata in quell’età, potrà ripresentarsi, anche se i ragazzi in questa pandemia avranno sviluppato una «vista diversa»? 

«La pandemia non ha fatto altro che rafforzare un modo un po’ spento, che adesso si è legittimato anche dalle restrizioni. Mi auguro che questo eccesso, questa saturazione di comodità nata oggi dalla necessità di stare chiusi in casa, porti a un’accensione diversa dei sentimenti, delle emozioni. Gli adolescenti non sono affamati di emozioni, sono un po’ seduti, dopo due mesi che stanno insieme sembrano “accasati” come in un matrimonio un po’ stanco. Parlano e si raccontano tanto, come se nutrissero di più l’aspetto amicale che quello erotico».

La trasposizione virtuale dei rapporti, nei giovani quali effetti avrà?

«La pandemia all’inizio ha appoggiato l’immobilismo che in questa fascia d’età c’era già, erano spesso sui social, vivevano il rapporto con la fidanzata già ad oltranza sul telefonino. Spero che finito questo momento ci sia una risposta opposta, come a volte succede quando capita qualcosa di epocale. Io comincio a intravedere dei cambi, negli studi, nel dare il meglio in ambito scolastico, nel decidere magari di andare a vivere fuori città per riappropriarsi di un’aria più sana, ma queste migliorie non hanno come perno l’amore, la passione, i sentimenti verso l’altro. Con il Covid si è potenziato ancora di più tutto questo raccontarsi attraverso le immagini. Gli adolescenti danno molta importanza all’immagine. Mi auguro che questo cambi, ma il Covid ha certamente sedimentato degli atteggiamenti che già erano presenti. La trasposizione virtuale dei rapporti già esisteva».