Climate Clock, quanto ci rimane per cambiare rotta

Di Giulia Porrino

6 anni, 334 giorni, 20 ore e 36 minuti. Segna così, al momento in cui sto scrivendo, il Climate Clock, un enorme orologio digitale comparso lo scorso settembre a Manhattan, frutto del lavoro degli artisti Gan Golan e Andrew Boyd. Invece di indicare l’ora, però, calcola quanto tempo resta all’umanità per agire prima che la crisi climatica globale diventi irreversibile.

Il Cimate Clock

L’installazione, basata sui dati scientifici più recenti forniti dalle Nazioni Unite, indica come – salvo inversioni di tendenze – tra circa sette anni, nelle condizioni di inquinamento da anidride carbonica attuali, la temperatura media della Terra aumenterà di oltre 1,5-2 gradi centigradi, soglia massima fissata nel 2015 con gli Accordi di Parigi sul clima.

Controllo l’orologio, sono già passati altri dieci minuti. L’anno appena trascorso è stato certificato il più caldo mai registrato a livello mondiale, a pari merito con il 2016. Il 2020 ha fatto infatti registrare 1,25 gradi centigradi in più rispetto al periodo preindustriale. Non ho dubbi: se state leggendo questo articolo, avrete vicino a voi un cellulare o un computer. Andate su Internet, aprite una scheda, cercate «calcolo impronta ecologica» e rispondete alle domande, l’intero procedimento non vi toglierà più di due minuti.

La media mondiale è di un pianeta e mezzo, tanto che l’Overshoot Day nel 2020 (il giorno in cui la quantità di risorse consumate nell’anno in corso supera quelle che la Terra può rigenerare in un anno) è arrivato il 22 agosto, l’ottavo mese dell’anno. Nel 1971, primo anno in cui gli scienziati sono riusciti a calcolarlo, questo giorno era il 21 dicembre. Continuando con questi consumi, nel 2030 serviranno 2 pianeti; inutile ricordarne che ne abbiamo uno solo. Si è arrivati a un punto in cui i piccoli sforzi personali non sono più sufficienti. Serve un intervento deciso nel metodo di produzione di energia, cibo e materie prime.

La Green Economy

Sono trascorsi altri 10 minuti. Accanto al nostro conto alla rovescia gli artisti hanno voluto lasciare aperta una speranza. Un secondo numero, in verde, mostra la percentuale di energia pulita utilizzata attualmente nel mondo. La nostra salvezza. Un numero, attualmente al 28%, che deve raggiungere il 100% prima che il tempo a disposizione finisca. Dai più piccoli – che spesso sul tema hanno tanto da insegnare – agli adulti, la situazione non può e non deve passare inosservata.

Che senso ha, in un periodo di crisi, occuparsi del nostro pianeta? Oltre il valore ecologico, la green economy conviene, è occasione di ricerca e innovazione, rende più efficiente la produzione e il consumo, tagliando i costi ed eliminando gli sprechi, e soprattutto crea posti di lavoro: stando alle ultime stime, il settore in Europa vale circa 2,3 miliardi di euro all’anno di fatturato, con oltre 18 milioni di occupati nel settore. In questo contesto, l’Italia si colloca al terzo posto in termini assoluti, dopo Germania e Francia, con un fatturato di quasi 328 miliardi di euro nel 2017 (circa il 10% del valore totale della produzione nazionale) e un totale di 2 milioni di occupati (il 7,7% sul totale dell’economia del nostro Paese). Dal punto di vista economico può essere quindi un trampolino capace di far ripartire l’Europa, rilanciandone la competitività internazionale.

La situazione del nostro Pianeta è critica, ma fare la propria parte per migliorarla non è mai stato così conveniente. In gioco non ci sono solo accordi internazionali, ma qualcosa di più importante: il nostro futuro.

6 anni, 334 giorni, 20 ore e 00 minuti.