Per l’ambiente tutti dobbiamo fare la nostra parte.

Di Eleonora Prinelli

Prima che la pandemia sconvolgesse interamente le nostre vite, la crisi climatica e la sua più accesa antagonista, Greta Thunberg, erano all’apice della notorietà. Tra interventi alle Nazioni Unite e incontri con importanti capi di Stato, il «Fenomeno Greta» non stava davvero perdendo un colpo. Tra l’altro, chi volesse ripercorrere tutte le tappe del suo giovane attivismo, può farlo con il film documentario a lei dedicato su Prime Video, I am Greta.

La moria di pipistrelli in America

Non l’ha fermata neanche la pandemia: ha continuato imperterrita a scioperare da casa ogni venerdì, assieme ai ragazzi di «Fridays For Future», affinché il mondo non si dimenticasse del cambiamento climatico. Dopo tutto, la pandemia altro non è stata che una conseguenza indiretta dello sfruttamento scellerato che il nostro pianeta subisce da parte dell’uomo. Quello sfruttamento che costringe la specie umana e quella animale a condividere sempre più gli stessi spazi, con le naturali conseguenze che questo comporta. Come il salto di specie da parte di virus e batteri, circostanza su cui ormai siamo abbastanza ferrati. Tuttavia, questo fenomeno può avvenire anche nel senso opposto. Nell’ultima decade, in Nord America, si è verificata una terribile moria di pipistrelli (sì, proprio i principali indiziati per il Sars-Cov2) a causa di una malattia contagiosa portata, guarda caso, dall’

uomo. Si chiama Sindrome del naso bianco ed è causata da un fungo patogeno, arrivato con ogni probabilità dall’Europa (potete leggere l’articolo approfondito di David Quammen, del The New York Times, riportato su Internazionale n. 1393).

Intanto sul fronte climatico continuano ad arrivare cattive notizie. Ad esempio, mentre in Italia si sono verificate abbondanti nevicate quest’inverno, la NASA ci avverte che livello di neve sul monte Fuji in Giappone, oggi si trova ai minimi storici.

Le nuove riforme di Biden

Viene da chiedersi, come sempre, cosa possiamo fare noi stessi per rallentare questo inesorabile processo. Possiamo cambiare le nostre abitudini, essere più attenti ai consumi, ridurre gli sprechi e usare meno plastica. I più intrepidi tra noi possono persino abituarsi all’idea di mangiare cibi alternativi, come carne sintetica e alghe, allo scopo di ridurre le emissioni causate dalla produzione alimentare. Ma tutti questi accorgimenti non sono risolutivi se al contempo non si fa fronte all’inquinamento provocato da enormi imprese multinazionali, o dall’uso massivo dei combustibili fossili. Ciò che noi davvero possiamo (e dobbiamo) fare, è pretendere che i nostri governi mettano subito l’ambiente al centro dei propri programmi, assieme alla lotta al Covid19. È quello che tutti auspicavano facesse Joe Biden non appena si fosse insediato alla Casa Bianca, il 20 gennaio. E grazie al cielo l’ha fatto, suscitando un sospiro di sollievo in buona parte della comunità internazionale. Tuttavia, ora ci vorrà del tempo per recuperare i danni provocati dall’amministrazione che lo ha preceduto. Qui entra in gioco il ruolo fondamentale dell’opinione pubblica: mantenere viva la lotta al cambiamento climatico. Forse, così, potremo impedire che «nuovi Trump» e negazionisti vari prendano il sopravvento di un Paese tanto controverso, quanto cruciale, come gli Stati Uniti d’America.