Le fiabe del Bullone: Quel Pupazzo Di Neve

Hand drawn snowman in a snowy day

Di Vittoria Di Pilato

Cinque anni fa in una bottega artigiana di orologi, in un paesino sul mare, se ne stava un signore anziano. Un tipo piuttosto riservato e introverso, ma molto gentile e disponibile con i clienti e l’esterno, con una grande creatività e competenza, doti  che esprimeva soprattutto nel suo lavoro, ambito in cui riconosceva di sentirsi realmente se stesso e a suo agio nel mondo.

Era la notte prima della Vigilia di Natale, l’indomani avrebbe festeggiato anche il suo 60esimo compleanno. Non so se per farsi veramente un regalo, o più per il suo spiccato senso del risparmio e anti-spreco, decise di realizzare uno strumento con tutti gli scarti degli orologi che aveva in laboratorio.

In realtà, non sapeva precisamente cosa volesse creare, ma era spinto dall’idea che spesso le cose migliori nascono, non dal nuovo, ma dal mettere insieme, semplicemente aggiustandoli e riordinandoli, pezzi già esistenti. Così si mise all’opera e iniziò a lavorarci dal pomeriggio, non accorgendosi che la sera era arrivata e con lei, anche la stanchezza delle giornate passate. Infatti, proprio quando stava per finire, si addormentò sopra. Più che un orologio, quell’oggetto sembrava una bussola. Iniziò a sognare…

Era mattina e il solitario navigatore si svegliò di soprassalto, disturbato dal rumore della tempesta che si stava scatenando sulla sua imbarcazione. Salì a prua e vide che molta acqua era ormai entrata. Si mise subito a cercare di buttarla fuori, ma appena sembrava che ci fosse riuscito, questa cresceva da un’altra parte. Iniziò a farsi prendere dalla paura di affondare, dall’agitazione e dallo sconforto di non farcela da solo.

Accecato da queste sensazioni, non si era neppure accorto che poco più in là da dove si trovava, il cielo era molto più chiaro. In preda al panico e disorientato, riuscì però a sentire il rumore di qualcosa che si agitava nell’acqua entrata sulla barca.

Plof, plof, «Mi sente Signore?», disse con voce squillante quel pesce martello. «Io non posso aiutarla perché sono solo un pesce, però, se mi libera, posso accompagnarla e seguirla verso il sereno». Incredulo per ciò che sentiva e vedeva, l’anziano signore riuscì solo a pronunciare: «Certo che sì». A un certo punto il pesce, con il suo martello, iniziò a scavare nelle sue branchie come se fossero capienti tasche. Tirò fuori tanti attrezzi e bulloni, continuando a ripetere: «Ma dove l’ho messo?». «Eccolo qui!», sembrava l’ennesimo bullone, invece, era un po’ diverso dagli altri: assomigliava più a una bussola. «Questo è anche un dono che le lascio in segno della mia gratitudine: l’aiuterà a orientarsi in questa immensità o, per lo meno, a trovare diverse direzioni».

Ancora senza parole, il navigatore non esitò a liberarlo e, una volta in mare, il pesce lo aiutò subito ad alzare l’ancora. La barca iniziò a muoversi e a prendere velocità. Da quel momento in poi, i due diventarono inseparabili e scoprirono insieme posti meravigliosi, navigando per rotte alternative e superando onde tortuose.

La mattina arrivò anche nella bottega di orologi. L’artigiano venne svegliato dal tonfo della sua creazione che rotolava sul pavimento un po’ trasandato. Ancora stupefatto dall’assurdità del suo sogno, raccolse l’oggetto e disse a voce alta: «Che sciocco, stavo per rompere il mio bullone». Sorrise per quel suo modo spontaneo di chiamare la bussola.

Mentre la sollevava da terra, bussarono alla porta. Era il figlio di un suo caro cliente, con il suo papà.

«Tanti auguri di Buon Natale e di Buon compleanno», dissero in coro i due arrivati. Subito quel bimbo arzillo gli porse un sacchettino con all’interno un pesciolino: «Lo abbiamo preso per lei. È un piccolo pensiero per la sua gentilezza».