Le fiabe del Bullone: Grandville, Una Città Normale

Illustrazione di Giancarlo Calligaris
Illustrazione di Giancarlo Calligaris

Di Giada De Marchi

C’era una volta, una città normale con persone normali che facevano cose normali.

Nulla che fosse strano o fuori dal comune accadeva a Grandville. In realtà per quanto fosse sempre tutto normale, quella veniva definita da tutti la città perfetta! Chissà perché la gente pensa che la monotonia sia qualcosa di positivo… La storia che vi sto per raccontare però, è destinata a modificare l’equilibrio di Grandville e dei suoi abitanti.

Iniziò tutto quando i novelli sposi Michael e Rose decisero di comprare casa proprio a Grandville. Optarono per una villetta a due piani con un bellissimo giardino dove il loro cane corso Tequila, avrebbe potuto scorrazzare e rotolarsi nell’erba fresca.

I primi mesi, ovviamente, era tutto molto normale, solito lavoro, solito cibo. Un giorno però, Rose si svegliò incredibilmente spossata e con molta nausea e questo, credetemi, non era normale! Dopo una settimana di continui risvegli poco piacevoli, la fanciulla decise di andare da un medico che le diede la notizia più bella: era incinta!

La prima cosa che Rose fece fu andare a comprare una scatola arcobaleno per metterci dentro un completino da neonato di ciniglia verde, pronta a consegnarlo al marito.

Furono nove mesi pieni di gioia per la nuova famiglia.

Una sera Rose si svegliò dopo aver fatto un sogno piuttosto strano, non era chiaro cosa fosse: da una luce molto forte usciva una figura quasi impercettibile che donava delle ali al suo bambino, che ancora doveva nascere. Di colpo si rese conto che le lenzuola erano bagnate, nel panico guardò l’orologio: erano le 03:03 e appena si rese conto di cosa stava accadendo, scosse il marito, che appena sentì le parole «sta nascendo», prese la borsa con tutto il necessario, pronto per partire.

Dopo varie ore di contrazioni e battute infelici fatte da John, finalmente Rose iniziò a spingere, una, due, tre volte fino a quando il pianto del bebè non riecheggiò nella stanza.

Era una bellissima bambina: Luna, così la chiamarono.

Passarono otto mesi assolutamente normali.

Sapete come sono i bambini i primi mesi, hanno diverse fasi che vanno dal «mi metto tutto in bocca» al «piango disperatamente anche se non succede nulla». Ecco, diciamo che per Luna sarebbe presto arrivata una fase che nessun bambino nel mondo aveva mai sperimentato.

Stava arrivando proprio quel momento che tutti i genitori aspettano, telefonino in mano. Ecco che la bambina si alzò in piedi, Rose commossa la chiamò, Luna mise il primo piedino davanti a sé e prese il volo. 

Letteralmente. 

Da un momento all’altro si ritrovarono a guardare la loro piccolina fluttuare per il salotto, persino Tequila era confuso.

Presa dal panico la mamma l’attirò a sé abbracciandola forte. 

Un grosso abbraccio, e poi, una lacrima.

Iniziarono a chiedersi come fosse possibile e come avrebbero potuto gestire questa cosa.

I mesi seguenti furono duri, già è difficile star dietro a un bambino piccolo, figuriamoci se vola! 

I genitori però, non volevano che la bimba non avesse una vita normale! 

Così iniziarono a trovare vari modi per nascondere la peculiarità di Luna.

Il primo giorno di materna inserirono dei pesi nelle suole delle scarpette, «non te le devi mai togliere!», le ripetevano mamma e papà ogni giorno prima di accompagnarla.

I primi tre anni furono molto tranquilli, per quanto possa essere tranquillo vivere con un bambino volante! 

Un giorno, al parchetto, mentre giocava con gli amici, Luna decise che le scarpette non potevano sporcarsi di fango, erano troppo belle! Così approfittando di un momento di distrazione del papà, se le tolse e iniziò a volare, spostata dal vento come una foglia leggera che cade da un albero.

Il tempo si fermò per John, tutti stavano guardando sua figlia volare! 

Dopo essere salito su una panchina John riuscì ad aggrapparsi alla piccola e a portarla via.

Una volta a casa fu tutto molto confuso, i genitori litigarono furiosamente. Cosa sarebbe successo ora? 

Presero da parte Luna e le dissero che non avrebbe mai più volato, era troppo pericoloso!

Poi bussarono alla porta, dalla finestra si vedeva un’enorme folla.

John dovette aprire e la persona che gli si presentò davanti era nientemeno che il sindaco di Grandville!

«In questa città così normale non pensavo sarebbe mai potuta succedere una cosa simile!».

John, sbiancò e iniziò a sudare, ma prima che potesse aprire bocca, la signorina Mayer, della villa accanto, scansando il sindaco porse una teglia di lasagne appena fatte:

«Queste sono per tutti voi, per accogliere la bimba volante!».

Tutti i presenti nella folla avevano un dono da dare alla famiglia.

Il sindaco strinse la mano ai genitori e se ne andò.

Così anche le persone che vivevano da anni nella normalità furono pronte ad accettare Luna, la bimba che vola.

Si dice che ancora oggi a Grandville, il padre la porti in giro facendola volare con una corda legata alla vita, come se fosse un bellissimo palloncino.