Le Fiabe Del Bullone: Una Favola A Motore

Illustrazione di Giancarlo Calligaris
Illustrazione di Giancarlo Calligaris

Di Michele Fagnani

C’era una volta un ragazzino di nome Lewis, che sognava un giorno di poter diventare un pilota di Formula 1.

Lewis faceva parte di una famiglia molto modesta, di origini caraibiche, formata da mamma, papà e fratello. La scintilla per le corse scattò in lui all’età di 4 anni, quando suo papà gli regalò una macchina telecomandata: fu subito amore a prima vista. Anche il padre era convinto che il figlio fosse portato per le corse, ma era risaputo che questa passione non era come il calcio o il rugby, qui servivano molti più soldi e tempo da dedicarci, che il padre riuscì, tuttavia, a mettere insieme con quattro lavori diversi, passando le notti in garage a sistemare go-kart e infine indebitandosi. Questa situazione poteva essere vista come una cosa da pazzi, riguardando una famiglia di pochi soldi; infatti venivano presi in giro e considerati come delle macchiette, ma insieme al padre Lewis aveva portato avanti la battaglia, in pista sempre. Era un ragazzino che frequentava la scuola come tutti, lui però si sentiva inferiore ed escluso per il colore della sua pelle. In più soffriva di dislessia e questo non era un punto a suo favore. Si sentiva non accettato per quello che era, e fin da allora cominciò a portare avanti la sua personale battaglia contro il bullismo e il razzismo, piaghe mai estirpate dalla società. A soli 12 anni venne messo sotto contratto dalla McLaren, scuderia di Formula 1, con la quale avrebbe debuttato nel 2007: cominciò ad avverarsi il sogno di questo ragazzino timido ma di grandi ambizioni. Iniziò qui la grande scalata che lo avrebbe portato a essere non solo un pilota di Formula 1, ma addirittura il migliore della sua era. Lewis che adorava i suoi miti, come il grande Ayrton Senna e poi il campione tedesco Michael Schumacher, non si sarebbe mai aspettato di diventare leggenda lui stesso. Ma tassello dopo tassello, mise in fila una serie di successi impressionanti, sotto il segno della costanza: non a caso venne chiamato «the hammer», ossia il martello, tanto che arrivò a vincere sette titoli mondiali eguagliando Schumacher e facendo il record assoluto di gran premi vinti e di pole position conquistate. Lewis alzò trofei in ogni parte del mondo, osannato da tutti gli amanti del motorsport.

E il lato più bello della favola non è il Lewis pilota, ma è l’uomo.

Lewis non si è mai dimenticato, anche quando è diventato un grande campione, di quanto come uomo ha dovuto sempre lottare per i suoi diritti.

La popolarità non l’ha utilizzata per vanto, ma come strumento efficace per sensibilizzare su tematiche essenziali, come la lotta contro ogni forma di razzismo e l’importanza della tutela dell’ambiente, prestando la propria immagine per arrivare a una platea più ampia possibile.

Correre ha rappresentato la realizzazione di un sogno condiviso con il padre e un esempio per tanti ragazzini che imparano che con il lavoro e la dedizione si può farcela ad emergere nella vita, anche quando il sogno sembra impossibile da coronare.

Dopo l’ultima vittoria in Turchia, che ha sancito il suo settimo alloro mondiale, Lewis ha pronunciato queste parole: «Ragazzi credete in voi e nei vostri sogni, non mollate mai»… E visse per sempre campione e leggenda.