Le Fiabe Del Bullone: Il Gabbiano Frank

Illustrazione di Giancarlo Calligaris
Illustrazione di Giancarlo Calligaris

Di Emanuele Bignardi

Il gabbiano Frank sorvolava il mare tempestoso e inquieto. Erano ormai giorni che non vedeva la terraferma e iniziava a preoccuparsi. Da quando si era messo in viaggio, circa due settimane prima, l’unico paesaggio che aveva visto era stata una distesa d’acqua infinita: grandi onde solcavano la superficie, increspando un mare scuro, del colore del piombo. Non aveva incontrato anima viva durante il suo percorso e la cosa lo turbava; mentre sbatteva le ali, continuava a pensare alla solitudine di quel paesaggio.

Frank è un gabbiano come gli altri, con le ali grigie e il becco giallo; ha una predilezione per le sardine, che pesca volando sul pelo dell’acqua, con un gesto molto elegante. Prima che il clima impazzisse e le acque sommergessero la terraferma, Frank viveva in una cittadina portuale insieme al suo stormo, la sua famiglia. Ripensandoci, ebbe un lieve sussulto, mentre volava verso l’ignoto. Avrebbe voluto stare con loro, ma molti non erano riusciti a sopravvivere e a fuggire dalla catastrofe; ora si sentiva solo e un po’ sperduto, ma sapeva anche che l’unica cosa che poteva fare era continuare a sbattere le ali, nella speranza di incontrare una terra che non fosse ancora stata sommersa dai mari.

Dopo molti giorni di viaggio, Frank sentiva ogni parte del suo piccolo corpo molto stanca e non vedeva l’ora di arrivare da qualche parte. Una mattina, verso l’alba, vide in lontananza qualcosa, in mezzo alla foschia che aleggiava sull’acqua. Più si avvicinava e più questo qualcosa prendeva la forma di una costa, gli alberi lentamente si definivano, si intravedeva una spiaggia lambita dalle onde. Con le poche forze rimaste Frank continuò a volare sbattendo forte le ali, per raggiungere quella che avrebbe potuto chiamare la sua nuova casa. Alla fine, giusto sulla spiaggia, stramazzò al suolo e scivolò immediatamente in un sonno profondo, provato dal lungo viaggio e dalle fatiche.

Quando riaprì gli occhi, Frank si accorse di non essere solo. Inizialmente, credette di sognare, ma poi la sua coscienza divenne più lucida e si rese conto che effettivamente c’era qualcuno insieme a lui sulla spiaggia. Riconobbe le zampe palmate, il colore della livrea, i becchi gialli: altri gabbiani! Felice di questa scoperta, sbatté un poco le ali, in segno di saluto, perché non sapeva se parlassero la sua lingua. Con suo dispiacere, però, gli altri gabbiani rimasero muti e immobili, senza nessun segno di benvenuto, senza alcun tentativo di connessione.

Un po’ in ansia, Frank li guardò, cercando un contatto. All’improvviso, uno che sembrava il capo prese la parola e con voce sprezzante chiese: «Chi sei tu? Cosa vuoi da noi?». Frank rispose che la sua terra era andata perduta, sommersa dalle acque degli oceani e che era in cerca di un posto dove ricominciare la propria vita; raccontò del suo stormo, degli altri gabbiani morti nella catastrofe climatica. Il capo lo ascoltò e, guardandolo fisso negli occhi, gli sbraitò in faccia: «Vattene! Non sei dei nostri! Perché sei venuto qui, cosa hai intenzione di fare?». Frank era stupido, sperava che lo avrebbero accolto come un fratello, visto che era bisognoso e che per giunta apparteneva alla stessa loro specie. Ma forse si sbagliava e fu molto doloroso constatare quanto la paura dell’altro potesse essere potente.

Provò nuovamente a raccontare la propria storia, spiegando che aveva bisogno di una nuova casa, pregò in tutti i modi di poter restare, ma la decisione era presa e unanime: doveva andarsene. Era triste, si sentiva rifiutato, gli sembrava che tutto ormai fosse perduto. Non c’era spazio per la trattativa, non vedeva nemmeno uno spiraglio. Così, fu costretto a lasciare quella che aveva sperato potesse diventare la sua nuova casa. Spiccò il volo e, sbattendo le ali, si allontanò, sparendo velocemente nella foschia del mattino.