L’ Editoriale Del Direttore. Smettere Di Fingere È Possibile?

Di Giancarlo Perego

L’idea di impostare questo numero del Bullone sulla domanda «E se smettessimo di fingere?», è nata dalla lettura di un piccolo libro di Jonathan Franzen, uno scrittore-giornalista che ha pubblicato La Ventisettesima Città, Forte Movimento, Le Correzioni, e scrive sul New Yorker e su Harper’s. Franzen parte da questa considerazione: ammettiamo che non possiamo più fermare la catastrofe climatica…

I ragazzi del Bullone hanno allargato il tema. Non solo clima, ma anche lavoro, relazioni, cultura, malattia. E se smettessimo di fingere, sarebbe migliore la nostra società? Abbiamo cercato attraverso gli articoli dei B.Livers di parlare con il cuore, senza togliere speranze. Perché siamo in ritardo su molte cose, sul clima in modo particolare. Quindi non si dicono mai come stanno le cose per non togliere la speranza. «Vista la gravità della situazione, il problema della speranza è decisivo e un’autentica speranza necessità di sincerità e amore», dice Franzen. La speranza è un investimento che conviene compiere con gli occhi bene aperti.

Fingere Tra Speranza E Amore

E l’amore che cosa c’entra? Senza amore non c’è speranza che valga la pena di coltivare. Noi del Bullone abbiamo acceso i riflettori sulla finzione sociale e personale. Abbiamo chiamato in  causa Fernando Savater, uno degli scrittori più prolifici e importanti di Spagna, l’artista Marina Abramović, il medico di Lampedusa, Pietro Bartolo. Leggete le interviste, c’è da capire e da imparare.

Lo scrittore Savater ci dice che le bugie sono inconfutabili e che addirittura se smettessimo di fingere, salterebbe la convivenza civile. Marina Abramović è stata più dura. L’artista, che vive negli USA, ha parlato di paura, dolore, disagio e malattia. «Con voi ragazzi, voglio parlare di cancro…». Senza giri di parole, non ha voluto fingere. Sapeva con chi stava parlando e ha aperto il tema della malattia e del dolore con forza. Come Franzen. L’ambientalista ha scritto: «se avete meno di sessant’anni, avrete buone possibilità di assistere alla totale destabilizzazione della vita sulla Terra – carestie su vasta scala, incendi apocalittici, implosione di intere economie, immani inondazioni, centinaia di milioni di rifugiati in fuga da regioni rese inabitabili dal caldo estremo o dalla siccità permanente. Se avete meno di trent’anni, vi assisterete quasi sicuramente».

Basta, basta fingere.