Il Ruolo Delle Fondazioni Nella Sanità Pubblica

Di Edoardo Hensemberger

«Un secolo di storia che parte dagli istituti clinici di perfezionamento che avevano sede dove oggi sorge la clinica Mangiagalli. Nel gennaio del 1924 nasce l’Associazione Commissione Visitatrici per la Maternità, per volontà del professor Luigi Mangiagalli con Ada Bolchini Dell’Acqua e altre generose signore milanesi che sentivano di voler restituire parte della propria fortuna, occupandosi delle ragazze madri in difficoltà, donando loro accoglienza e affetto. Nel 2012 l’associazione diventa una Fondazione Onlus e ancora oggi è un supporto fondamentale alla sanità pubblica, ampliando il suo operato con la ristrutturazione di interi reparti ospedalieri, con la creazione di “Casa Costanza”, una casa in cui le giovani madri possono soggiornare nei giorni difficili che seguono la prematura nascita del proprio figlio e con la donazione di strumenti quali tablet, per i pazienti. A fianco dell’associazione nasce nel 1946 il libretto verde, con l’obiettivo di tenere in contatto tutti i donatori che prima della guerra avevano sostenuto l’associazione; un’agenda di generosità che non ha mai perso un’edizione, una risorsa importantissima per il sostegno e la sopravvivenza della fondazione».

Il Ruolo Della Fondazione Visitatrici per la Maternità Ada Bolchini dell’Acqua ONLUS

Partendo da questo racconto di Francesco Poschi Meuron, presidente della Fondazione Visitatrici per la Maternità Ada Bolchini dellAcqua ONLUS, abbiamo intervistato tre medici, per sapere quanto questa associazione, e più in generale tutto il terzo settore siano fondamentali oggi per il sistema sanitario nazionale.

In Italia la sanità pubblica è alla base della cultura del nostro Paese, quanto sono importanti le fondazioni che la supportano?

Dr. Gianantonio Manzoni, Direttore Urologia Pediatrica, Ospedale Maggiore Policlinico:

«Gli aiuti privati sono indispensabili per poter andare avanti. Non riesco a immaginare una sanità pubblica che possa camminare e sostenersi in maniera autonoma basandosi solo su quello che lo Stato può dare».

Dr. Ernesto Leva, Direttore Chirurgia Pediatrica, Ospedale Maggiore Policlinico:

«La sanità italiana è fantastica, ma il sistema sanitario da solo non basta e il ruolo delle associazioni è fondamentale: la sanità offre la “casa”, le associazioni sono fondamentali per renderla confortevole e bella e far sì che la malattia sia il meno pesante e lunga possibile. Credo che la sinergia tra il terzo settore e il sistema sanitario sia la carta vincente per qualsiasi azione si voglia intraprendere. Il ruolo delle associazioni è quello di aiutarci nelle situazioni di estrema fragilità, è qui che possono fare una grossa differenza». 

Dr. Paolo Brambilla, Direttore Psichiatria, Ospedale Maggiore Policlinico:

«La mia esperienza diretta con la fondazione presieduta da Francesco, è stata la più importante in cui sono stato coinvolto, ci ha permesso di finanziare una psicologa dedicata e supportare le madri fragili. Le fondazioni sono un supporto indispensabile per garantire una tutela maggiore e migliore ai pazienti».

Gli Interventi delle Fodazioni Sulla Sanità

Com’è stato l’incontro con la Fondazione Visitatrici per la Maternità Ada Bolchini dellAcqua ONLUS?

GM: «Conoscevo Francesco e grazie al suo entusiasmo nel fare del bene, si è stretta un’amicizia. Gli interventi che ha fatto con la Fondazione sono stati rivoluzionari. Come la bellissima trasformazione artistica e umanizzante del quarto piano del padiglione Alfieri. Genitori e bambini che vi entrano oggi, hanno un impatto di meraviglia che distoglie l’attenzione dall’ospedale. La Fondazione è sempre stata molto presente nell’aiuto alle famiglie di bambini che arrivavano dai Paesi dell’Est, e nella donazione di apparecchi medicali all’avanguardia. In Italia ci sono tantissime malattie genetiche rare, e molte volte queste hanno bisogno oltre che alle cure tradizionali anche di un supporto psicologico, ed è qui – dove il sistema sanitario non può arrivare -, che la Fondazione di Francesco è stata in grado di darci una grossa mano avviando, tra le altre cose, un’attività di counseling».

EL: «Con Francesco e la sua Fondazione abbiamo fatto tanti progetti. Per me è fondamentale sapere che se ho bisogno di qualcosa in più, rispetto a quello che ho a disposizione per migliorare la qualità delle cure che offriamo, posso contare sulla Fondazione Visitatrici».

Il Sistema Sanitario Oggi

Il Sistema Sanitario Nazionale è stato messo in difficoltà dal periodo che stiamo ancora vivendo. Quanto ha influito la malagestione degli anni passati? Di che cosa avreste bisogno per avere un ospedale il più vicino possibile a quello che immaginate?

EL: «In queste situazioni piangersi addosso non serve. La pandemia sta insegnando tante cose: a noi medici, che prima eravamo troppo focalizzati su noi stessi, a guardare il quadro completo; ai politici che negli anni hanno fatto scelte totalmente sbagliate, a capire che il sistema dovrà essere rifondato. Da parte mia ogni giorno cerco di difendere il diritto a curare i pazienti. Purtroppo la pandemia ci sta facendo vivere una situazione in cui tutto ciò che non è Covid viene messo in secondo piano. Credo che il nostro ruolo in questo momento sia proprio quello di difendere anche tutti gli altri malati. Finirà che torneremo a essere medici, a concentrarci un po’ di più sulla medicina e un po’ meno sulla parte gestionale che ci viene imposta, senza pensare agli interessi e alle convenienze politiche. Il paziente che noi vediamo oggi, è la ragione per cui abbiamo passato anni sui libri di studio, e dobbiamo riportarlo a essere il centro».

GM: «Questa pandemia ha fatto esplodere in modo drammatico errori che sono il frutto di anni di mancata programmazione e di attenzione ai problemi sul territorio. Lo tsunami di marzo e aprile ha colto tutti impreparati, compresa una regione come la Lombardia che ha sempre avuto una sanità pubblica di eccellenza; e nei mesi successivi non sono state sufficientemente recepite le carenze evidenziate, e adesso ci troviamo a pagare nuovamente gli stessi errori. Noi che lavoriamo in ambito pediatrico, abbiamo una parte dei bambini a cui non possiamo dare quello di cui hanno bisogno, e dobbiamo battagliare quotidianamente per avere degli spazi e continuare a garantire un’attività chirurgica che vada oltre alle inevitabili urgenze. Ci ritroviamo fermi con le mani legate, ed è frustrante non poter garantire ciò che dovrebbe essere garantito; questo è quello che più ci manca in questo momento».

PB: «L’esperienza della psichiatria è relativamente diversa, noi siamo rimasti sempre aperti. Abbiamo visto la prima fase della pandemia in un’ottica di riorganizzazione, senza essere in prima linea, ma dovendo comunque difendere i nostri pazienti, tra i più fragili, con la consapevolezza di non poter cessare l’assistenza. In questa seconda fase dobbiamo stare attenti alle difficoltà di tutti i nostri pazienti che sono entrati in contatto con il virus. In questo periodo complesso ho imparato, o meglio mi sono ricordato, che la medicina è un’applicazione artistica della scienza, e alla fine di tutti i libri di studio, deve applicarsi “ad personam” rispetto al malato che ci si trova davanti e in un contesto che è in continuo cambiamento. È una scienza applicata che passa attraverso l’uomo, ed è l’espressione artistica del medico con il paziente, e il rapporto umano è fondamentale. Mi sono anche reso conto che l’uomo tende a non ricordare le cose, le epidemie non sono un’eccezione».

EL: «Per chiudere, ci tengo a sottolineare che tutto quello che noi facciamo è possibile grazie a un team di persone, da soli non faremmo niente. È grazie alle persone con cui collaboriamo, dai colleghi medici agli infermieri al personale sanitario, se riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi».