Milano 2030, Ci Sarà La Campagna Che Irromperà In Città

Nella Milano del 2030 ci sarà la campagna che irromperà nella città; immagino i giardini condominiali e le case private con l’orto.

Illustrazione in evidenza di Giorgia Atzeni

Di Andrée Ruth Shammah 

Se «le città non sono altro che la forma del tempo», come diceva Calvino, è in certi piccoli segni costantemente sotto i nostri occhi, che è possibile vedere il passato di Milano. Lo ritrovo ogni giorno nelle antiche strade, piazze, edifici e in ogni lettera, freccia e simbolo incisi sulle sue mura. Lo sento in quell’atmosfera che si percepisce per le strade, nonostante le vetrine moderne dei negozi e i grattacieli. Il presente di Milano invece, è nella gente che va veloce tra biciclette, motorini auto e negozi in serie.  Ma il suo futuro?  A cercarlo in qualcosa di fisico, dove lo si potrebbe trovare?  

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Il Futuro Della Città

Qualche giorno fa mi ha detto un amico, guardando i bambini di tante nazionalità diverse, arabi, cinesi, sudamericani, cingalesi, uscire di corsa dalla scuola elementare Tito Speri con gli zaini in spalla, «questo posto è il futuro», ognuno di questi bambini sarà il futuro medico, giornalista, delinquente, attore…

«Il futuro», ha detto, «è un posto fisico non solo un verbo».  

Guardandoli, anch’io sento che sono loro, quei bambini, le lettere, le frecce, i simboli, il segno tangibile del futuro e riesco quasi a immaginarli e a intravederli in un domani in una Milano che però, ad oggi, ha i contorni confusi. Forse faccio fatica ad avere una visione, perché stando chiusi in casa ogni immagine non è concreta, diventa più astratta. O forse il problema è che la Milano del 2030 sarà anche lontana solo di dieci anni, ma saranno dieci anni molto particolari.

Illustrazione di Giorgia Atzeni
Illustrazione di Giorgia Atzeni

Milano 2030 Con La Campagna In Città

Se mi fosse stato chiesto nel 2010 di immaginare come sarebbe stata la mia città nel 2020, avrei risposto senza incertezza che sarebbe cambiata progressivamente, in maniera lineare, come siamo abituati a immaginare lo scorrere del tempo, un retaggio culturale che, con la pandemia, è stato definitivamente messo in crisi. Immaginare la Milano del 2030 perciò, non è facile, sono solo dieci anni, sì, ma ci saranno stati 2 lockdown. Ci sarà stato uno stop e (ne sono sicura) ci sarà stata un’esplosione di fisicità, come nessuno può immaginare, di cui Milano sarà stata proprio l’epicentro. Quando si uscirà dall’emergenza Covid, tutto il mondo subirà una spinta, una liberazione appunto, ci sarà un’esplosione che poi rapidamente si esaurirà (come accade per tutte le esplosioni), ma si sedimenterà nel tessuto sociale e urbano milanese.

Quella che riesco a vedere, superato lo stop, passata l’esplosione, sarà una città bellissima, riapriremo i Navigli! Lenti… in contrasto con la velocità, con il movimento di certe aree con i grattacieli e gli elicotteri in partenza dai tetti per arrivare, in fretta, ovunque, perché i milanesi, sono e saranno abituati a essere veloci, a essere in movimento. Ci sarà la campagna che irromperà nella città; immagino i giardini condominiali e le case private con l’orto, come a Bangkok, molto verde, i giardini pensili, visioni rurali dentro la city e un uso molto più comune delle biciclette per spostarsi.  Da una parte i navigli, le biciclette, il verde;  dall’altra  i grattaceli e gli elicotteri in volo. La campagna e la lentezza, insieme alla velocità della city, in un contrasto che è già, ma sarà ancora di più la peculiarità della Milano 2030.

Una Città A Misura Delle Donne

Questa Milano del futuro sarà una città a misura delle donne, visto che ormai molte analisi riconoscono che questo migliorerebbe la qualità della vita di tutti. Avrà finalmente dato alle vie un po’ di nomi di donne illustri (ce ne sono, oh sì, ce ne sono). In quanto città d’acqua, grembo materno con una Maria che brilla nel cielo, ritroverà la sua anima femminile e realizzerà quella bella possibilità lanciata dalla sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, di avere tutto ciò che serve a 15 minuti di distanza: scuola/ufficio/spesa/teatro. Teatro, sì…  I teatri ci saranno, ma saranno pochi, e ci sarà forse un’enorme platea del web in tutta Italia e all’estero (perche no?) che cliccherà alla ricerca della piattaforma più vicina alla sua sensibilità, per trovare uno spettacolo da vedere seduto in poltrona, o magari mentre fa qualcos’altro.

Il futuro è una trasformazione già in atto, e io provo a starci dentro e a dare il mio contributo. Ed è soprattutto ai giovani che penso… a loro e a quei bambini che adesso escono di corsa dalle scuole elementari, facendoci sognare quello che saranno e nel 2030 lo diventeranno.  Sono sicura che se noi che nel 2030 avremo una certa età, avremo saputo (come cerco di fare ogni giorno) dare spazio ai giovani, allora questa città avrà una nuova vita, ma sta a noi creare delle condizioni perché i giovani maturino e maturi il loro amore per la città, perché sappiano amarla come l’abbiamo amata noi. Se noi sapremo farci da parte e metterli nelle condizioni di poter creare un legame, saranno loro la città del futuro, perché le città sono fatte dalle persone e le persone bisogna lasciarle esprimere.