«Io Vittima Di Bullismo Ho Scelto Di Non Odiare»

Io sono stata vittima di bullismo, ma non odio. Vivere con rabbia, rancore e odio vuol dire lasciare qualcosa di irrisolto con noi stessi

Di Giada De Marchi

Il percorso che ognuno di noi compie nella vita è spesso tortuoso e pieno di situazioni che ci fanno maledire chiunque abbia messo questi ostacoli davanti a noi.
Io sono convinta che nulla viene nel nostro cammino soltanto per farci del male, ma anche per darci una possibilità di crescita ed essere persone migliori.
Per tutta la mia infanzia e adolescenza ho incontrato molte situazioni dolorose per non dire strazianti, sono stata molte volte presa di mira per il mio aspetto fisico, per il fatto che io preferivo stare a casa piuttosto che andare al parco, insomma, ero la ragazzina «grassa e strana».

Il Bullismo Alle Elementari

Il primo ricordo che ho della prima elementare è il primo episodio di bullismo che ho subito; tutti leggevano un libro intorno a un tavolino abbastanza piccolo, io ovviamente vedendo gli altri bambini così incuriositi, mi sono fiondata verso di loro.
Come sono arrivata tutti hanno iniziato a ridere, in particolare un bambino mi spinse proprio per terra urlandomi contro che non ci stavo perché ero «troppo cicciona».

Da quel giorno iniziai a rendermi conto di quanta crudeltà i miei compagni avessero nei miei confronti.
Ogni settimana, ogni mese, ogni anno le cose continuavano a peggiorare, gli insulti diventavano più elaborati, loro più furbi e sapevano esattamente dove colpire.
Iniziai piano piano ad avere sempre più comportamenti disfunzionali contro me stessa, soprattutto a livello di alimentazione: non mangiavo davanti a nessuno, non mangiavo all’intervallo se non sotto al tavolo, nascosta da tutti e durante questi minuti di ricreazione, rimanevo in classe.

Gli insulti non si fermarono mai, un giorno un ragazzo di un’altra classe mi spinse giù dalle scale per vedere se «rimbalzavo».
Sono stati anni difficilissimi, fino alla terza superiore ho sperimentato ogni insulto, ogni sputo, ogni pugno o calcio, sulla mia pelle.

Io Sono Stata Bullizzata, Ma Non Odio.

E questo mi ha lentamente resa come una carie, i miei pensieri diventavano sempre più bui e marci e mi mangiavano da dentro.
Ho provato per tanto tempo varie possibili soluzioni a questi gesti di odio nei miei confronti: ho iniziato a rispondere con gentilezza, sorridendo, rimandavo indietro l’offesa, ma non sapevo che così mi stavo esponendo troppo.
Allora ho iniziato a fare quello che di più sbagliato si può fare in queste situazioni: lasciare che la rabbia si impossessasse del mio corpo. Urlavo, tiravo calci agli oggetti, mi facevo del male e piangevo istericamente. La violenza faceva parte di me ormai, e io non sapevo più gestirla.

È proprio lì che ho iniziato a capire che l’odio non serviva a nulla, che era quello stesso odio a mangiarmi dentro. Io personalmente non ho mai più parlato con queste persone dopo la fine della scuola, ma dentro di me li ho perdonati uno per uno.
Vivere con rabbia, rancore e odio vuol dire lasciare qualcosa di irrisolto con noi stessi, un puzzle che non finiremo mai se non riusciamo a perdonare e perdonarci. Io sono stata bullizzata, ma non odio. Non odio chi per strada mi insulta, non odio più me stessa per essere quella che sono.