Intervista a Luca Barilla

Intervista a Luca Barilla, Vice Presidente dell’azienda alimentare Barilla, si racconta al Bullone e ci insegna cosa vuole dire essere imprenditore

Di Edoardo Pini

Ho un limpido ricordo di una domenica pomeriggio di circa 15 anni fa. Prendevo a calci il pallone all’oratorio del paese e pensavo a cosa avrei voluto fare da grande: il pilota di caccia da combattimento, l’ingegnere alla Ferrari, il pilota di motocross, o forse l’imprenditore. Oggi non volo a velocità supersoniche, non metto mano alla F1 di Vettel e non salto con la moto. La verità vuole che non sia nemmeno un imprenditore, anche se in quest’ultima carriera ripongo ancora speranza. Ecco perché poter interagire con Luca Barilla è per me un privilegio e un’occasione rara. «Ti va se ci diamo del tu?», mi chiede Luca. Fa strano dare del tu al Vicepresidente di Barilla, ma gli prometto che mi sforzerò.

Covid E Impresa

Come ha cambiato il Covid il modo di fare impresa?

«Il virus ha obbligato tutti quanti a cambiare modo di pensare e interpretare i mercati. Barilla ha dovuto trasformarsi, anche se siamo stati tra i privilegiati perché tutto il mondo ha bisogno di alimentarsi quotidianamente. Nonostante questo, abbiamo comunque dovuto superare molti ostacoli».

Quali sono stati i maggiori cambiamenti che avete dovuto portare in Barilla?

«I maggiori cambiamenti riguardano il nostro atteggiamento nei confronti delle persone sia interne che esterne all’azienda. Abbiamo sempre valorizzato l’aspetto umano, ma oggi abbiamo acquisito ulteriore sensibilità in quanto il virus ci ha fatto pensare a quanto contino molti valori della vita, prima da tutti trascurati».

Quanto Conta Il Brand

Quanto conta il Brand per un’azienda alimentare?

«Il Brand racconta una storia. Noi siamo forti in questo perché abbiamo una tradizione che dura da 143 anni, è il valore più importante che abbiamo ed è l’unica cosa che definisce esattamente chi siamo. È quel fattore che tante persone considerano quando devono scegliere un nostro prodotto. La nostra storia è scolpita nella pietra e non è comprabile».

Nel nuovo packaging non c’è più il claim Dove c’è Barilla c’è casa. Come mai questa scelta?

«Quando abbiamo scelto questo packaging abbiamo pensato fosse il momento giusto per voltare pagina e presentarci al pubblico in una veste nuova. Però ti confesso che è stato un errore, perché quel motto fa parte del nostro DNA: rappresentiamo il cibo e con esso il momento più bello della giornata con la famiglia riunita attorno al tavolo. Penso ritorneremo sui nostri passi».

Barilla ha all’orizzonte un nuovo colpo d’ala come quello che è stato Mulino Bianco decenni fa?

«No, non abbiamo all’orizzonte un altro progetto come quello».

Come Si Selezione Un Ambassador

In che modo selezionate i vostri Ambassador?

«Li abbiamo sempre scelti noi fratelli fin dai primi anni 80. Cerchiamo di individuare le persone che possono avere caratteri e stili di vita coerenti con Barilla. Ci siamo quasi sempre rivolti al mondo dello sport perché avvicina molto la gente. Ad esempio, parlando di Dove c’è Barilla c’è casaRoger Federer impersonifica molto questa filosofia di vita. È un uomo di sport di altissimo livello morale». 

Ho letto che al vostro primo incontro a un certo momento Federer sia dovuto scappare per non perdere la prenotazione del campo…

«Sì! Mi disse che in Svizzera funziona così…».

Abbiamo saputo tramite Bill (fondatore di Fondazione Near, nda) che tieni molto alla coerenza tra etica aziendale ed etica famigliare. Come definiresti l’etica aziendale e come questa si unisce all’etica personale?

«Quello che avviene in azienda tutti i giorni è fortemente legato a un imprinting della famiglia dato a noi fratelli da nostro papà che ci ha lasciato tanti insegnamenti di tipo etico. Ci ha insegnato che l’azienda non ci appartiene. È un’entità meravigliosa che ha lo scopo di creare benessere e ricchezza per le persone che ci lavorano, così come per la comunità in cui opera. Oggi ci sono, ieri non esistevo e domani non ci sarò. L’azienda invece proseguirà. La nostra missione è quella di lasciarla a chi verrà dopo di noi in una situazione ancora migliore, in quanto è strumento di salute per migliaia e magari milioni di persone». 

Tre Fratelli, Un’Azienda

Come fate, tra fratelli, a far sì che l’interesse personale non prevalga nei confronti dell’interesse aziendale?

«Anche in questo caso l’influenza di nostro padre è stata fortissima. Fin da piccoli ci raccontava che nella vita è molto importante cercare di andare d’accordo perché l’unione fa la forza, mentre la disgregazione porta solo a grandi debolezze. Diceva che tutti siamo pieni di difetti e se ci dovessimo prendere per quelli, saremmo da buttare. Dobbiamo raggiungere la maturità che ci consente di guardare nel prossimo i grandi pregi che ha. Questo è quello che facciamo con i nostri fratelli sia nella vita privata che in ambito lavorativo, ed un po’ ciò che faccio con mia moglie: è una gran donna che come me ha dei difetti. Abbiamo imparato a gestire questo rapporto valorizzando i lati positivi di ognuno di noi».

Mi viene da dire che tuo padre sia stato un leader. Ci puoi dare qualche consiglio per diventare leader nella vita?

«Io credo che leader si nasca in quanto la leadership è strettamente collegata alla personalità. Io non mi considero leader, come non mi considero un capo. Non sono un trascinatore di folle o uno che crea particolari entusiasmi. Una persona qualificata mi ha detto che “la personalità uno l’ha dentro dalla nascita, mentre il carattere si modifica con il passare degli anni”. Mio papà è stato un uomo che esprimeva la leadership in modo dolce, non era mai impositivo o arrogante. Gli piaceva stare dalla parte delle persone e non sopra di esse».

Da imprenditore credo sia per te normale praticare il multitasking. Diversi studi hanno dimostrato che personaggi come Einstein o Darwin praticassero una sorta di slow-multitasking, cioè passassero mesi a coprire lo scibile di un argomento, per poi cambiarlo e fare di conseguenza. Riesci a ritagliarti dei momenti per studiare argomenti che esulano dalle tue mansioni lavorative?

«Ho la fortuna/sfortuna di dormire poco. Mi alzo molto presto per fare attività fisica, con due scopi. Il primo è quello di farmi vivere una vita difficile dal punto di vista fisico, come centinaia di milioni di persone sono obbligate a vivere. Io, non costretto, mi costringo a farlo per sentirmi un po’ più vicino a loro. Il secondo motivo è che approfitto di quell’ora per pensare ai temi che più mi stanno a cuore: il benessere spirituale della mia famiglia e il lavoro. Mi vengono in mente i pensieri più profondi. I progetti migliori infatti, li ho sempre ideati al mattino molto presto».

Il Curriculum

Quanto (non) conta il Curriculum Vitae?

«Molto poco. Mi piace parlare con le persone e guardare alla loro storia intesa come storia di vita più che storia in termini di studi. Non mi fido del curriculum, preferisco gli aspetti umani».

Se tu avessi trent’anni e un’idea in tasca, quale sarebbe il primo step che faresti per portarla sul mercato?

«Farei piccoli passi. Cercherei agganci attraverso figure chiave che possano a loro volta aiutarmi ad avere nuovi contatti al fine di raggiungere le persone desiderate. È successo a me con Roger: è ricchissimo, impegnatissimo, richiestissimo e non ha certo bisogno di Barilla. Passo dopo passo, sono arrivato a lui e quando me lo sono trovato di fronte è stato incredibile».

Ci sono altre esperienze che ti hanno segnato?

«La fiducia di mio papà che fin da quando avevo 18 anni mi affidava compiti che richiedevano grande senso di responsabilità. Ricevendo la sua fiducia mi sono sentito enormemente gratificato».

Come Si Progetta La Pasta

Per ultimo ti chiedo: come si progetta un formato di pasta?

«I formati di pasta vengono generalmente suggeriti dal marketing che percepisce le esigenze delle persone e interagisce con i tecnici per valutarne la fattibilità produttiva. L’anno scorso abbiamo fatto un salto di qualità chiedendo a Walter De Silva (ex Chef Design Officer del gruppo Volkswagen, nda) di darci una mano nella ricerca di formati innovativi. È una persona di una raffinatezza di pensiero e di un gusto straordinari e ci sta aiutando nel processo di ideazione». 

Pagherei per essere presente al momento creativo!

«Virus permettendo, quando vuoi vienici a trovare, così che possa farti assistere a uno di questi incontri. Lo dico formalmente Edoardo, tanto ormai siamo amici, vero?».

Luca Barilla è mio amico. Quanto è imprevedibile la vita. A molto presto, amico Luca.