VIBRAM, LA FABBRICA DELLE SUOLE ULTRA SICURE

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Di Oriana Gullone

Vibram è un’azienda italiana con sede ad Albizzate, che produce suole di gomma per calzature. L’azienda e il suo nome nascono da Vitale Bramani (Vitale, Bram-ani), fondatore e nonno di Marco, attualmente alla direzione. Vitale negli anni Trenta è attivo nel campo dell’alpinismo e guida alpina. Le scarpe da montagna dell’epoca erano in cuoio con chiodi di ferro sulle suole. Dopo aver assistito nel 1935 a un terribile incidente sulle Alpi Occidentali, Vitale inizia a pensare allo sviluppo di suole che permettano di scalare e camminare in montagna in completa sicurezza. Grazie alla sua conoscenza con Leopoldo Pirelli, nasce la prima scarpa da montagna con suola in gomma vulcanizzata, come quella dei pneumatici, che ancora oggi è conosciuta come «carro armato», caratterizzata dai chiodini a tre punte. Nasce così nel 1937 Vibram, l’impresa che visitiamo in un luminoso pomeriggio di marzo. L’accoglienza di Sara Bardelli, responsabile delle risorse umane, è sorridente e amichevole. Ci racconta brevemente la storia e la struttura dell’azienda. La sede principale, sia di produzione che di ideazione, è quella di Albizzate, dove ci troviamo, ma altre filiali sono dislocate letteralmente in giro per il mondo: uffici, centri di ricerca, store ufficiali si trovano negli Stati Uniti, in Brasile, in Cina e in Giappone. Iniziamo la visita accompagnati dal responsabile alla sicurezza. I blocchi bianchi, che arrivano direttamente dai Paesi tropicali dove cresce l’albero della gomma, sono il punto di partenza. Sembrano grosse e morbide caramelle di zucchero. Vengono miscelate in una grossa impastatrice con polimeri e coloranti, che danno loro consistenze e colorazioni diverse. Dall’impastatrice, che lavora ad altissime temperature, escono sfoglie di pasta colorata e di nuovo il paragone gastronomico è inevitabile. Solo l’odore forte di gomma bruciata frena l’acquolina, ingannata da quelle gigantesche sfoglie color caramello, liquirizia e cioccolato. Nel passaggio successivo diventeranno dei «salsicciotti» che, inseriti negli stampi e «cotti» (ovvero vulcanizzati), saranno suole da incollare ancora calde, alla tomaia. Scopriamo in questa fase che l’ottagono giallo, simbolo della Vibram, ha una ricetta segreta per composizione e colorazione, per evitare così ogni possibilità di contraffazione. Notiamo che nei vari stadi di lavorazione gli scarti sono molti. E l’anima ecologica dei B.Livers viene rincuorata: finché non viene vulcanizzata, la gomma è riciclabile al 100% e ogni più piccolo scarto è riutilizzato nel ciclo di produzione. Vediamo un’apparecchiatura, esatta copia di quella industriale, ma molto più piccola, utilizzata per i quantitativi minori, all’interno della quale spesso finiscono gli scarti della produzione più grande. Concluso il giro in fabbrica entriamo nella test room. É Nicola Faccinetto, della squadra di Ricerca e Sviluppo, a raccontarci cosa succede nella «stanza dei giochi». Oltre alla parete da arrampicata in fondo al locale, alcune rampe simulano fondi stradali diversi per testare in diretta la differenza di presa e attrito tra le suole «normali» di alcuni volontari B.LIVE che si prestano all’esperimento, e quelle firmate Vibram che, scopriamo, non perdono aderenza nemmeno su un piano inclinato bagnato o su una lastra di ghiaccio. I test interni rappresentano comunque un primo passo. L’azienda infatti ha anche circa 200 tester esterni che mettono sotto stress le suole in situazioni veramente estreme, prima di immettere definitivamente il prodotto sul mercato. Il progetto della test room interna è l’idea di un ingegnere bio-meccanico, professore di università di Nicola Faccinetto che, proprio grazie alla sua tesi di laurea, è entrato in squadra Vibram. Un esempio positivo decisamente in stile B.LIVE. Entriamo quindi nell’ufficio dei designer che progettano le suole a partire dal forma scarpe (un modello in legno o resina che simula la forma del piede), o direttamente dalla tomaia inviata dai clienti. Ed è qui che ci innamoriamo davvero. Incontriamo Masaya Hashimoto, designer giapponese, che ci spiega la filosofia che sta dietro alla suola delle «Furoshiki», uno degli ultimi modelli realizzati. Ispirate all’omonima tradizione giapponese, che con un semplice quadrato di stoffa impacchetta regali o cibo, il corpo delle scarpe avvolge perfettamente il piede e anche la suola si adatta alla sua forma. L’anima dietro alla suola ha rapito tutti, e nessuno ha resistito alla curiosità di provare le «scarpe avvolgenti». I designer Vibram stanno lavorando a modelli specifici per i ragazzi disabili, con grande cura anche per l’estetica, mai secondaria. Tutto ha lo scopo di prendersi cura delle singole differenze, di accoglierle anche nell’ottica di uno standard industriale che normalmente non lo farebbe. Ultimato il giro con una meritata merenda, la voglia di concludere qui il rapporto con i maghi della gomma, è poca. Un’altra avventura dei B.Livers che, forse, è solo all’inizio.

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