Sopravvivere al tumore e diventare portavoce di vita | Il Bullone

by

Di Yander Blanco Zuniga

Chi sono io? La mia identità è costituita da cinque pilastri essenziali: perseveranza, amore, sopravvivenza, ispirazione e servizio.

Sono un giovane di 22 anni, studente di medicina all’università della Costarica e con una madre sensibile ed incredibile, che mi ha guidato nel cammino della vita. Sì, lei è la prima persona che devo menzionare, perché mi ha detto con lo splendore negli occhi: «Sii perseverante!» e da quel momento, da 11 anni, lotto ogni giorno per vedere il miracolo in ogni piccolo gesto, poiché arrendersi è un argomento tabù nelle mie conversazioni.

Credo in tre assi fondamentali: l’amore, il karma e l’energia, ma soprattutto nel primo e fondamentale anello. L’amore è un motore che stimola un senso puro, duraturo e trasmissibile che, se si trasformerà in un’epidemia, costituirà il sogno per molti, me compreso.

Amo i miei, quelli che mi consegnano il loro abbraccio profondo e amo ciò che faccio.  Credo che l’amore abiti in ogni persona, si condivida con l’altro e cresca, non importa da dove viene o come si definisce.

Sono sopravvivenza. Una storia in cui un ragazzino di appena 11 anni ha dovuto lottare contro un terribile mostro dai grandi artigli, uno che ti strappa i capelli a forza e penetra dolorosamente nelle vene, uno che marcia silenzioso verso la guerra e si sparge per tutto il tuo corpo, uno che ti fa vomitare carne quando hai mangiato solo un pezzo di pane.

Sì, chi sono io? Sono un sopravvissuto dal cancro infantile (linfoma di Hodking).

Mi sentivo debole, abbandonato e senza risposte, quando mi ha preso di sorpresa la caduta dei capelli. Le mie piume dorate non mi volevano più!

Nonostante la perdita del piumaggio, i maestosi uccelli imparano dalle loro cadute, dalle cattive circostanze nei propri nidi e, senza preoccuparsi di quante volte sia arrivato il taglialegna a demolirli, sempre, sempre risorgono come la fenice.

Nella foto: Yander Blanco Zuniga

E lì sono le mie radici, coperte con il fango formato dalle piogge burrascose, radicate forti alle persone, con un tronco grosso che sa che lo aspettano molti anni di crescita. Sono corteccia, con cicatrici, con marchi di machete e sega. Sono imperfetto, avrò moltissimo concime da ricevere e così potrò imparare.

A volte sono cocciuto, un birbante direbbe mia nonna, mi distraggo facilmente tra il rumore della gente. Sono amante dell’arte, però un pessimo esecutore. Amo la danza contemporanea che ogni tanto pratico. Dopo il cancro sono diventato perseverante, nonostante la mia scarsa disciplina e ho imparato ad imparare.

Sono l’esempio che la malattia è stata solamente una sfida che mi ha reso resiliente.

La vita mi ha dato l’opportunità di non starmene quieto, ma di partecipare, insieme a mia madre, a molteplici laboratori di «sopravvissuto per il sopravvissuto», a congressi internazionali, incontri con maestri, madri e padri di bambini con malattie croniche e anche alla sensibilizzazione di medici e personale sanitario. Ho partecipato a camminate contro la violenza infantile e a campagne di prevenzione e diagnosi precoce del cancro allo scopo di offrire forza a chi ne ha più bisogno.

E tutto ciò si sintetizza nella mia meta finale per la quale continuo a lavorare. Una meta che ha molti compagni: testimonianze da offrire e insegnamenti da apprendere, così come un’incredibile forza per trasmettere un unico messaggio che si adorna di luce ogni volta che lo menziono: Il cancro non mi ha fermato! Di conseguenza, nella mia finalità sono ispirazione e servizio, i fattori che si trasformano a poco a poco in un sogno, dove mi vedo in un consultorio curando un paziente con una terribile malattia e dicendogli: «Se io ce l’ho fatta, anche tu ce la farai!».

Yader è diventato resiliente e ha capito che tutte le stelle possono essere raggiunte con perseveranza, amore, sopravvivenza, ispirazione e servizio.

Ho condiviso con voi come sono stato parte di questo gruppo scelto e, tra colpi e dolore, ho capito che le lotte ci rendono forti e, nonostante le avversità, si arriva sempre alla terraferma. Confido nella crescita e nell’apprendimento giorno per giorno perché in un futuro vicino io possa dimostrare al mondo che i momenti tristi e angoscianti non ci tagliano le ali.

You may also like

Leave a Comment

Your email address will not be published.