SIMULATION CENTER – Humanitas University Campus

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Di Fiamma Colette Invernizzi

Di dubbi non ce ne sono, all’Humanitas University Campus si respira aria di nuovo. Spazi impeccabilipuliti, luminosi, vetrati e contemporanei accolgono una delle più giovani realtà universitarie italiane, ingannando le menti dei visitatori che difficilmente si convincono di essere a Rozzano, periferia sud di Milano, e non a Miami o a Ginevra. L’ambiente è internazionale e viene vissuto oggi da 750 giovani, tra studenti, ricercatoridottorandi, ma a regime arriverà ad ospitarne fino a 1000, suddivisi nelle facoltà di Medicina e ChirurgiaInfermieristica e Fisioterapia. Ventimila metri quadri di campus si sviluppano tra laboratori, aree sportive, aule per le lezioni frontali e per lo studio individuale e presto – nell’estate 2018 – altri ottomila metri quadri saranno pronti ad ospitare 240 posti letto a disposizione di studenti e ricercatori. Il vero fiore all’occhiello, però, non sta (solo) nella sorprendente contemporaneità della struttura o dal suo disegno architettonico, bensì nel Simulation Center di ultimissima generazione. Mille metri quadri con quattro sale operatorie, tre regie multimediali, due ambulatori e una sala per le emergenze, sono perfettamente ricreati all’interno dell’università e permettono agli specialisti e agli studenti di testare le loro capacità d’intervento su manichini tecnologicamente molto avanzati. Al, nome di battesimo di uno degli umanoidi di cellulosa sdraiato sul lettino della sala operatoria, respira con regolarità, ha il cuore che batte, le palpebre che ritmicamente si chiudono e le pupille che si regolano a seconda dell’impulso luminoso cui sono sottoposte.

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Insomma, sembra un vero essere umano. «Dannazione», commenta serio Alessandro, tra sé e sé, «quel manichino sembra davvero reale. Potrei quasi essere io». In media stat virtus, dicevano gli antichi latini, ed è un motto che funziona anche per il Simulation Center. Il manichino è sì realistico da sembrare quasi vero, ma non lo è abbastanza perché si possa confondere un’esercitazione didattica di alto livello, con un paziente in carne e ossa. Ma come funziona di preciso, Al?

Dalla sala regia, nascosta da un vetro specchiante, la voce di un ex-studente spiega che attraverso un programma informatico si possono riprodurre sul manichino gli effetti di numerose e differenti situazioni medico-cliniche, in modo tale che gli specialisti si abituino a intervenire in maniera rapida ed efficace. Learning by doing, imparare  facendo, insomma.

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Il dubbio, però si insinua: se Al non soffre e se Al  non muore – o meglio, potrebbe morire infinite volte – non è che in que sto modo si rischia di disumanizzare il paziente più di quanto stia già succedendo?

La risposta è un no secco e viene da due studenti che stanno frequentando gli ultimi anni di Medicina e di tempo nel Simulation Center ne passano molto. «Ci insegnano a prenderci cura del manichino come se fosse un essere umano», afferma uno dei due con passione, «se durante l’esercitazione ci comportiamo con sufficienza nei suoi  confronti, veniamo severamente rimproverati. Al ci permette di fare esperienza, di renderci più sicuri su come intervenire in caso di improvvisa necessità, ma non ci fa mai dimenticare che in ospedale la prima cosa che conta è l’essere umano». Non è sempre facile trovare insieme eccellenza, innovazione e umanità, ma l’Humanitas University Campus sembra essere riuscito ad ottenere il giusto equilibrio tra questi elementi, in vista di un futuro all’avanguardia, al passo con le eccellenze europee e mondiali esistenti.

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