Simone Tempia. Un po’ Sir, un po’ Lloyd alla ricerca dei doni

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Di Carolina Consonni

111.000 likes su facebook, due libri, uno più amato dell’altro, e sempre piazzati ottimamente nelle classifiche. Presentazioni con la coda per entrare, dialoghi che vengono letteralmente sommersi di likes e commenti, come enormi doni ogni mattina, entusiasmo enorme e a ragione!

Un po’ Sir e un po’ Lloyd, alla ricerca dei doni di ogni giorno. Avete capito in che viaggio ci stiamo «intrufolando», vero?

Simone Tempia, nato nel biellese nel 1983 e cresciuto con l’unico desiderio di fare lo scrittore. Pubblica nel 2016 Vita con Lloyd.

Il suo ultimo strepitoso libro, In viaggio con Lloyd, edito da Lizard, ci guida a pensare… Fareste mai a meno di un amico che sa sempre dire la cosa giusta al momento giusto? Certo che no. È per questo che quando il Destino ci dà un appuntamento, tutti vorremmo portarci dietro un maggiordomo come Lloyd: immaginario, ma di rara concretezza, capace con una sola battuta di fugare i dubbi che assillano il suo Sir. 

Ma che fare se il Destino ci convoca all’improvviso e non abbiamo il tempo di invitare il nostro Lloyd? Poco male, suggerisce Simone Tempia in questo romanzo: un maggiordomo immaginario può parlare attraverso lettere, telegrammi, telefonate e messaggi nella bottiglia.

Perché se è vero che alcuni viaggi vanno fatti da soli, è altrettanto vero che non si può partire senza mettere in valigia l’indispensabile. E per Sir e i suoi tanti lettori, le parole di Lloyd sono un bagaglio di cui non si può fare a meno.

*“Non si preoccupi, Sir. Per allora il regalo l’avrà già ricevuto”

“E quale sarebbe, Lloyd?”

“Il coraggio di desiderare, Sir”*

Cosa significa desiderare? Per quali desideri ci vuole coraggio? Qual è un tuo desiderio coraggioso?

«Desiderare per me significa credere prima di tutto in se stessi. Nelle proprie potenzialità. Chi non desidera è perché non ha il coraggio di affrontare i propri limiti. O di superarli. La grandezza di un uomo si vede da quanto ha il coraggio di desiderare, sconfiggendo la paura delle delusioni». 

*“Lloyd, aiutami a tenere stretto ciò che conta…”*

Come fai ogni mattina ad avere un dialogo pronto che dia ad ognuno modo di dire «sembra fatto per me»? A chi pensi quando li devi scrivere? Ti è mai capitato il blocco dello scrittore?

«Il blocco dello scrittore mai. Periodi di riflessione, sempre. Su come faccio, non lo so. E spero di non saperlo mai».

Nei commenti si trovano mille mondi, c’è chi semplicemente ringrazia, chi in una reazione inserisce il suo stupore, chi si spertica di lodi, chi si riconosce, chi si espone raccontando, chi cerca un nuovo punto per partire e nuova forza nelle tue parole… 

«Le persone che popolano questa mia Vita con Lloyd sono il grande, enorme, eccellente successo della pagina. Attenzione, non “hanno fatto il successo” ma “sono il successo”».

*quando nasciamo la vita ci regala sostanzialmente una cosa: un pezzo di terreno su cui erigere la nostra personalità grazie al materiale edile che ci viene fornito dall’esperienza.*

(In viaggio con Lloyd, promemoria)

Le tue frasi sono sempre più diffuse sulle bacheche (reali nei reparti e digitali sui social) di chi frequenta un ospedale per affrontare una patologia grave o cronica. E questo ti fa trovare un po’ di casa anche dove di solito non ci si sente a proprio agio e sereni, come ti fa sentire questa cosa? Te lo aspettavi? Che cosa vorresti dire a queste persone?

«Mi fa sentire semplicemente presente. E onorato di esserlo. Anche se solo con le mie parole. Non so cosa potrei dire a queste persone, forse finirei per inanellare la solita, retorica, frusta sequenza di ringraziamenti. Il che sarebbe svilente. Credo che la cosa migliore che potrei dire sarebbe “come va?”, aggiungendo, “mi interessa davvero saperlo”. E rimarrei in ascolto. Attento». 

*«Sir, la vedo turbato»

«Ho involontariamente aperto una porta sul passato, Lloyd. E dietro vi ho trovato un vecchio dolore»

«Una vera fortuna,Sir»

«Una fortuna, Lloyd?»

«Certo, Sir. A volte aprire alcune porte è l’unico modo per chiudere certi discorsi»

«Estremamente chiaro, Lloyd»

«Buona giornata, Sir.»*

(Vita con Lloyd)

Spesso la parte più difficile di fronte a un ostacolo non è affrontarlo: se non hai scelta e non puoi tirarti indietro l’unica strada è quella di andare dritti verso una tappa successiva. Ma dopo, quando potresti tornare alla normalità, ma quella normalità ti sembra stretta e sottile… Lloyd, come si allarga un corridoio poco flessibile?

«Glielo chiedo e poi te lo dico».

Hai detto spesso che il primo dialogo lo hai scritto diventando Sir, e Lloyd. Sono entrambi dentro di te? Da dove nascono un Sir o un Lloyd? Ognuno di noi può trovare dentro di sé la forza per rispondere con coraggio, saggezza, calore e ironia ogni giorno?

«Lloyd non sono io, fortunatamente. È qualcosa di “altro”, un collettore di voci sagge che fanno parte della mia storia personale. È il motivo per cui quando mi chiedono di parlare “per lui” non riesco mai a rispondere con la sua voce. Anche perché se no avrei davvero un problema grave e dissociativo».

Se potessi chiedere che ti venisse fatta una domanda, di cosa ti piacerebbe parlare? 

«Sai che non ne ho davvero la più pallida idea?».

*«Lloyd, noto una migliore disposizione d’animo»

«Mi sono permesso di dare maggiore spazio alla serenità, Sir»

«Il cuore di una persona può contenere molti sentimenti, Lloyd»

«Ma la sua testa non può ospitare tutti i pensieri da cui nascono, Sir»

«E se non c’è spazio per tutto…»

«Perché conservare quel che ci fa stare peggio, Sir?»

«È tempo di fare pulizia, Lloyd»

«Lo è davvero, Sir»* 

Lloyd ha detto che «la delusione non è un digestivo, ma un aperitivo». Come si inseriscono nel menù di ogni giorno paura, dolore e speranza?

«La paura è l’appetito, la speranza è la portata principale. Il dolore è il dessert. Se si vuole c’è, ma non va per forza preso».

Abbiamo spesso parlato di differenze, cicatrici, risate e critiche, coraggio, ignoranza e sguardi, per chi ha un «p» in più sulla testa o per una mascherina. Lloyd porterebbe un berretto colorato? Cosa direbbe a un Sir che si deve proteggere con una mascherina?

«Lloyd è immaginario e porta tutto ciò che una persona ha in testa. E poi è un maggiordomo e come tutti i buoni maggiordomi non dice, risponde».

Ti abbiamo visto spessissimo con una tua bambola alter-ego: da dove arriva? È un portafortunascacciapaura? Sir ne ha uno? Quale?

«Le bamboline sono una creazione di un’artigiana romana che si chiama Roberta Botticella e ha un’azienda che si chiama Cromanticamente. Ce n’è una per Sir, una per Lloyd e una per la testa che li contiene. Ovviamente».

I B.Livers hanno tre parole che li descrivono e che vogliono rendere ogni giorno più proprie: Essere Credere Vivere. Le tue quali sono?

«Desiderare. Curiosare. Agire».

Solo una ultima rottura, promesso. Possiamo chiederti cosa direbbero i tuoi personaggi a chi legge il Bullone?

«“Ma questo Il Bullone, Lloyd, è una rivista di meccanica?”,

“A suo modo sì, Sir”,

“Cioè, Lloyd?”,

“Aiuta ad aggiustare le volontà di ferro, Sir”,

“Grazie, Lloyd”,

“Prego, Sir”».

Immagine in evidenza.  Foto: Stefano Moscardini

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