SFIGURATO DALL’ACIDO: INTERVISTA A KHADIM

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Di Ada Andrea Baldovin

«La vie est un combat et pour gagner, vous devez être gagnants» (la vita è una battaglia e per vincerla bisogna essere vincitori), queste sono le parole di un uomo, di un esempio di come forza e compassione riescano a vincere contro la rabbia.

Una storia forte quella di Khadim, di quelle che penetrano nelle ossa. Una storia che ci rammenta  come la vita possa cambiare completamente in una frazione di secondo.

Una normale giornata di lavoro, una normale compravendita finita male per la gelosia di un uomo.

Qualche giorno prima Khadim aveva venduto un profumo a una donna che glielo avrebbe pagato nei giorni seguenti a causa dei suoi problemi economici. Nulla di insolito.

La donna in questione però ha dei gravi problemi con il marito e tenta in tutti i modi di starne lontana per paura.

L’unico «errore» di Khadim è stato quello di trovarsi nel momento sbagliato nel luogo sbagliato. L’acido era in serbo per la donna: il marito la stava aspettando fuori casa e mentre lei ha finto di non esserci per lui, non ha fatto lo stesso per dare i soldi che doveva a Khadim, il quale si è ritrovato ad affrontare l’ira di un marito ferito nell’orgoglio. In quel momento si trovava da solo nella sua macchina, e in quello stesso momento il suo volto è entrato in contatto con l’acido.

Milano 28 dicembre 2014, Pietro Barbini viene sfigurato dalla cosiddetta «coppia dell’acido», Martina Levato e Alexander Boettcher,  per cancellare così le tracce delle relazioni sessuali del passato di lei e poterglisi offrire «punita e ripulita dalle sue debolezze». Fu una notizia di rilevanza nazionale.

Dopo aver ricevuto il primo soccorso in Senegal, Khadim riesce ad arrivare in Italia grazie all’ associazione ALMaUST e viene «adottato» dal cuore grande di Elisabetta Jankovic. Le ustioni sono molto gravi e al suo arrivo in Italia, il ragazzo senegalese aveva perso ogni tratto di identità, ma nonostante tutto ci ripete più volte di essere fortunato perché riesce a raccontarci quello che gli è accaduto, mentre altri non hanno potuto farlo. Vuole essere un portatore di buone speranze, vuole dimostrare che nella vita le cose brutte accadono, ma che si può reagire ad esse, perché rimanere arrabbiati non serve a niente. Khadim intanto è in cura all’ospedale Niguarda dove a breve si opererà nuovamente a un occhio e al naso.

Il volto è la nostra parte più rappresentativa, è il nostro biglietto da visita quando ci presentiamo, è la nostra identità. Non ci si sofferma mai a pensarlo, e quando un volto non ce l’hai più è inimmaginabile quello che si prova.

Nonostante tutto Khadim sorride, ed è un sorriso sincero, limpido. E’ felice di essere vivo.

Pietro e Khadim si sono incontrati in ospedale qualche mese addietro, l’uno conosce la storia dell’altro ed entrambi sanno che cosa voglia dire questo. Il loro non è stato un incontro particolare, niente lacrime o pietismi, solo due ragazzi giovani che non si capivano reciprocamente a causa della barriera linguistica: «Io non parlo italiano, lui non parlava francese. Non ci siamo detti molto!»

La vita è misteriosa, può cambiare in un istante: questo può far paura, ma seguendo questi esempi, bisogna saperla vedere sempre dalla giusta prospettiva.

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