Quanto la morte è un tabù di cui non avere paura | Il Bullone

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«Il diritto a non essere soli nella nascita e nella morte»

Di Emanuela Niada

Incontriamo coi B.Livers don Paolo Alliata, della Parrocchia di Santa Maria dell’Incoronata, a Milano, per parlare della morte:

«Affrontare questo tema fa bene, di solito lo si approccia male, così come il sesso. O non se ne parla per nulla. In realtà è l’unica certezza per ognuno di noi. Se si rimuove, è come cacciare una palla sott’acqua: salterà fuori con gran forza. Oppure si rimane a mollo con questa consapevolezza, affinché possa nutrirci. L’esperienza della morte di mia madre mi ha cambiato il modo di stare al mondo. Di origine inglese, aveva sposato un italiano molto pragmatico, sempre in viaggio per lavoro, mentre lei aveva trascorso le sue giornate sempre a casa o nel giardino che curava con amore. Avevamo pochi mezzi per cui si era ingegnata a fare in casa il pane, lo yogurt, le marmellate, le salse, i maglioni. Dopo una vita piena e dinamica dedicata a noi 6 figli e una malattia durata 30 anni, che aveva imparato ad accettare, con tutti i limiti che le aveva imposto, mia mamma era pronta ad andarsene. È un modo di consegnarsi, non di togliersi la vita. Ho avuto la fortuna di seguire i miei genitori, in due morti belle, naturali. Un dolore al posto giusto. Mentre mi chiedo il perché di quegli strappi così traumatici in bambini e adolescenti. L’ho assistita insieme a mia sorella che crede nella reincarnazione e le ha dato serenità durante l’agonia in cui era cosciente e soffriva, aiutandola a gestire le crisi di angoscia brevi e distanziate. Esistono organizzazioni, tipo “Vidas”, che seguono le persone nel fine vita per non lasciarle sole e capisco sempre meglio l’intento di Madre Teresa che girava le strade di Calcutta per raccogliere i moribondi, perché potessero morire bene. Ognuno dovrebbe avere il diritto di non essere solo nella nascita e nella morte. La mamma nel suo dormiveglia dei giorni di agonia a un certo punto si è sollevata sul letto e ha detto: “Cosa ci fa quel brutto cane nero sul mio bel prato verde?” Ho pensato che il cane fosse simbolo di quel misto di rabbia, dolore, rancore, angoscia che ogni tanto la coglieva. Era una donna non risolta, a volte aggressiva, anche con se stessa, pur essendo di grande interiorità. Nel Vangelo di Luca, Cristo nell’orto degli ulivi suda sangue e viene confortato da un angelo. In croce, viene esortato dalla folla a scendere per dimostrare di essere veramente figlio di Dio e salvarsi. Anch’Egli ebbe attimi di sconforto. Tutti ci confrontiamo col fondo di noi stessi. È importante quindi nutrirsi di immagini di valore. La mamma da bambino mi raccontava la parabola in cui Gesù cammina sulle acque. Anche Pietro gli chiede di farlo e ci riesce finché lo guarda fisso, ma quando smette cade in acqua. La mamma mi esortava a guardare fisso Gesù, con fiducia. Ognuno di noi dovrebbe fare riserve di immagini, miti, favole, romanzi, poesie, film, musica. Servono meno parole, ma più sane da far circolare. È importante prepararsi. Non dovremmo separare la morte dalla vita, la gioia dal dolore. Di fatto le persone scomparse non ci sono più, puoi solo sognarle, ricordare le loro preziose lezioni di vita. La memoria ha radici profonde. Adesso rievoco le mani di mia madre che reggono una candela accesa che mi conforta nei momenti di difficoltà. Durante l’agonia la mamma fissò un punto tra la parete e il soffitto, chiamava sua madre. Si dice che le persone care ci vengano a prendere nel trapasso. Era pronta. Qualsiasi terapia sarebbe stata una sofferenza inutile. Noi crediamo alla vita dopo la morte e siamo rimasti uniti intorno a lei, che si è spenta nel suo letto. L’esperienza è stata molto arricchente sul piano spirituale». 

Interviene un ragazzo B.LIVE: «Per me è difficile pensare alla morte, soprattutto alla propria. In persone giovani è crudele, toglie senso alla vita». Un’altra ribatte: «Ho sempre considerato il suicidio una forma egoistica. E poi io l’ho messo in atto in forma lenta. Da quando sono “morta”, vivo a 360°. Sono rinata». 

Don Paolo cita il film Dio esiste e vive a Bruxelles, in cui, per liberare l’umanità dalla tirannide di Dio, viene inviato a ognuno un sms con la data della propria morte. Il risultato è la fine delle guerre e un repentino cambio di vita per chi è scontento di ciò che fa. Secondo Don Paolo: «La prospettiva della fine dà spinta alla vita, le dà valore. Coltivando la fiducia, il senso dell’umorismo e la bellezza, ci si impegna a godere a fondo e a condividere il presente. Nel film Vi presento Joe Black la Morte si incarna per comprendere la vita terrena, tipo: soldi, sesso, amore, cibo. È un passaggio trasformativo che ha a che fare con l’Amore. Come nel grande annuncio cristiano, l’amore è più serio, più forte, più radicale della fine dell’esistenza. La nascita è un trauma per il bimbo, che era in simbiosi con la madre, nutrito e protetto. Il distacco è violento: luce, rumore, freddo e la voce che sentiva all’interno ora proviene da fuori. Madre e figlio devono imparare a creare una nuova relazione, per poter crescere e svilupparsi in autonomia. Tutto ciò che si trasforma, perdura. Le coppie che hanno relazioni rigide non durano. L’amore ci spinge a comunicare. Nel romanzo e relativo film Viaggio in Inghilterra di Richard Attenborough, in cui uno scrittore scapolo convinto si innamora di una donna sposata. Inizialmente è difensore del concetto di dolore nel Cristianesimo come forma di elevazione, ma quando soffrirà per la morte dell’amata, sarà disperato. Descrivendo la sua rabbia e sofferenza nel Diario di un dolore, e analizzando il suo sentimento, inizia a percepire sollievo. Si convince quindi che la danza continui, ancora insieme ma separati, su piani diversi. La relazione d’amore deve modificarsi e la condivisione è il modo di vivere al meglio i momenti difficili».

Un’altra B.Liver di 30 anni è stata più ai funerali che ai matrimoni: «Ho smesso di credere, di andare in chiesa. Ho visto i miei amici soffrire, mi chiedo perché non si abbia il diritto di decidere per se stessi liberamente, come succede con l’aborto». Don Paolo chiede: «La vita è solo biologia? Chi pensa di porre fine alla propria esistenza deve poter avere un dialogo con chi può sostenerlo nella difficoltà, per relativizzare la propria situazione. L’ascolto, la vicinanza possono confortare e magari far cambiare idea». Un B.Liver dice che è fondamentale valutare caso per caso con consapevolezza e amore, mettendo al centro la persona.

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