Quanto internet è amico? | Il Bullone

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Illustrazione in evidenza di Giada De Marchi

Di Giada De Marchi

Ricordo perfettamente il momento in cui realizzai di avere qualcosa che non andava.  Mi chiamarono per una seconda radiografia, mai successo. Non riuscivo a respirare, tossivo ad ogni spiffero d’aria che entrava dal mio naso.  Che cosa potevo mai avere? Le mie dita iniziarono a digitare furiosamente cercando su Google «malattie polmoni», «fatica a respirare», e altre frasi simili.  Inutile dirvi che trovai risultati agghiaccianti, potevo avere di tutto. Dopo giorni di navigazione su siti sperduti e Yahoo, la dottoressa mi comunicò la diagnosi: Linfoma di Hodgkin. E chi l’aveva mai sentito nominare? Non sapevo neanche come si facesse la chemioterapia, figuriamoci conoscere un nome così complicato. E quindi?

E quindi internet, mio fedele amico, mi diede più preoccupazioni di tutti i medici messi insieme. E dunque la rete è davvero un mezzo utile in questi casi?  Non saprei dare una risposta, sicuramente quello che ho capito è che non potremo mai trovarci la soluzione alle nostre malattie, ma piuttosto ottenere delle diagnosi campate per aria.  Nonostante questo, è stato proprio internet stesso a salvarmi dalle grinfie della solitudine.

Non avevo nessuno, eppure con un click trovai un intero gruppo di ragazzi malati come me, ragazzi che potevamo capirmi senza dovere usare troppe parole, consapevoli del freddo in gola che provi quando quel liquido gelido ti entra nelle vene.  Ed è così che nacquero le prime amicizie online, chi abitava vicino a me e chi invece stava a 500 chilometri di distanza.  Per quanti lontani fossimo, eravamo legati tutti da un filo che non era la malattia, ma la voglia di combattere per vivere. Alcuni amici ora sono sulle nuvole, altri combattono tuttora, altri ancora sono guariti.  Quindi io direi che il rapporto fra tecnologia e malattia è un po’ di «odi et amo», un tira e molla continuo, un cercare freneticamente risposte nella disperazione, ma anche un mezzo di comunicazione, è chiedere aiuto a chi una mano può dartela per davvero.

Ora sto combattendo un’altra battaglia e in questo devo dire che la tecnologia mi ha aiutata a mandare messaggi di aiuto, ad affrontare me stessa e a darmi coraggio esponendomi, perché una volta su internet, nulla più va via, come il ricordo che spero di lasciare di me.  Non meno importante è la parte di YouTube: io, una ragazzina di 14 anni che seguiva il cosiddetto «tubo» da quando ne aveva 10, ringrazierò infinitamente sempre tutti coloro che ho seguito in quel periodo e che tanto mi hanno tenuto compagnia.

Perché per me gli YouTubers sono sempre stati una finestra sul il mondo, grazie alle «agevolazioni» della malattia ho potuto abbracciare coloro che da uno schermo mi rallegravano la giornata, ho potuto conoscerli e soprattutto capire il lavoro dello youtuber, quanto sia difficile creare contenuti sempre nuovi, registrare e montare, tutto questo per noi, il loro pubblico. Mi ricordo tutte le ore della chemio passate a ridere grazie a queste persone che mi hanno accompagnato, a loro insaputa, durante un viaggio lungo e doloroso.  Ora che sono in cura per i miei disturbi dell’umore, le cose sono un po’ cambiate, sono cresciuta, ho fatto i 18 anni, ma comunque YouTube rimane uno dei miei punti di riferimento, se ho bisogno di ridere, informarmi, oppure semplicemente di fare un giro nei miei ricordi, mi basta digitare qualche parola e vengo subito catapultata in un mondo infinito.  Ecco cos’è internet, proprio questo: un mondo infinito tutto da scoprire con i suoi pro e contro; spero vivamente che un giorno potremmo tutti usufruirne nel modo più corretto.

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