PROFESSOR CARNELLI: “LA MIA DE MARCHI? CURE E UMANITA’ “

by

Di Giulia Venosta

«I bambini sono al centro, attorno a loro devono ruotare personale sanitario, famiglia e volontari» Sono queste le parole del Prof. Vittorio Carnelli, importante pediatra ematoncologo e presidente dell’associazione ABIO, che dal 1978 si occupa di far divertire i bambini ricoverati nei reparti di pediatria degli ospedali italiani, contribuendo a migliorare e umanizzare la vita ospedaliera. Durante l’intervista nella sua casa milanese, ci ha raccontato la sua storia di medico, la sua visione del volontariato, aspetto sempre presente nella sua vita professionale e personale, fino alla creazione della Fondazione G. e D. De Marchi Onlus e dell’Associazione ABIO. Il Professor Carnelli è un punto di riferimento nella storia della medicina oncologica in ambito pediatrico e ci ricorda come negli anni Sessanta l’esperienza e i mezzi per curare malattie come la leucemia, talassemia, emofilia erano pochi; spesso la diagnosi era empirica. Con il tempo si è andati incontro a nuove ricerche, a nuove cure fino ad ottenere metodi sempre più efficaci che permettono un’alta percentuale di guarigione. Non solo le cure, ma anche l’approccio del medico nei confronti del paziente è cambiato nel tempo. Le tecnologie da una parte hanno migliorato i protocolli di cura e la possibilità diagnostica, dall’altra però hanno causato un distacco del personale sanitario; una volta si considerava il paziente come persona e non come la sua malattia, esisteva un rapporto stretto di complicità ed empatia vera dove il medico combatteva e soffriva con il malato.

Secondo me questo è vero anche se in parte la capacità di immedesimarsi, di instaurare un rapporto con il malato varia da medico a medico, dal carattere, dalla capacità di entrare in sintonia con gli altri e dalla sensibilità. Durante la mia esperienza di malattia i medici e le infermiere che ho incontrato sono stati straordinari, con una sensibilità e dolcezza spesso magica. Non mi sono mai sentita abbandonata, sapevo che loro combattevano con me e per me. Questa esperienza mi ha segnato al punto che dopo la guarigione mi sono ripromessa che da grande avrei fatto qualcosa di utile per gli altri, per restituire tutto il bene che mi era stato donato. Così mi sono iscritta al corso di Laurea in Infermieristica. Ho scelto questa strada perché, al di là delle competenze, l’infermiere è il professionista che instaura un rapporto diretto con il paziente e con la sua famiglia. Un rapporto speciale, basato su fiducia, empatia e rispetto. Quello di cui ci parla anche il Prof. Carnelli. Penso anche che chi ha vissuto sulla propria pelle la malattia possa capire fino in fondo chi soffre. Al termine dell’intervista gli chiediamo quale è stato il suo più grande insegnamento: «La determinazione, il coraggio dei bambini e il loro attaccamento alla vita», ci risponde. Penso che questo sia molto importante. Anche io ho dovuto combattere, ho visto tanta sofferenza, ai tempi, per essere solo una bambina, però ho ricevuto anche tanto amore e tanti sorrisi. Davanti a certi percorsi sei costretto a lottare e a tirare fuori il meglio di te, così ho fatto anche io. La malattia mi ha dato la possibilità di fermarmi, di guardarmi dentro, di riflettere sulle cose importanti della vita e di apprezzarla sempre con i suoi alti e bassi; ma soprattutto di trovare dentro di me una grande forza, la giusta determinazione per affrontare gli ostacoli e tanto coraggio: tutte cose che non avrei mai pensato di possedere. E questo lo devo a medici come il Prof. Carnelli, che hanno dedicato tutta la loro vita per noi ragazzi che siamo stati più sfortunati, ma che da questa sfortuna ne siamo usciti più forti.

You may also like

Leave a Comment

Your email address will not be published.