Pisa Orologeria e la sfida al tempo | Il Bullone

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L’orologio non serve solo a leggere l’ora

Di Giulia Russo

Cinque meno dieci. Spengo il computer, chiudo la porta dell’ufficio alle mie spalle, prendo lo zaino controllando di non aver dimenticato nulla, ma con il pensiero alla corsa che mi aspetta per il pullman. Ho sette minuti. Lo zaino sobbalza sulla schiena, cerco di non inciampare rendendomi conto che è una vita che corro. Ma non ho tempo, arriva il pullman e non devo perdere il treno per Milano. Sette meno un quarto, stazione Centrale. Dopo qualche fermata di metropolitana raggiungo il gruppo dei B.liver. Sono puntuale per un appuntamento speciale nel quadrilatero della moda, in Via Verri, da Pisa Orologeria. Quando si aprono le porte di vetro della boutique, davanti ai nostri occhi lo spettacolo è a dir poco luminoso! Vetrine illuminate e luccichii ovunque. Siamo gli unici ospiti. Ad accoglierci cordiale e con un sorriso coinvolgente, è Chiara Fiorentino Pisa, insieme ad Antonio Bergo, da oltre 27 anni professionista dell’orologeria, e ai collaboratori che hanno organizzato per noi un viaggio nel tempo. Raggiungiamo il piano dove si trova il laboratorio, cuore dell’orologeria e luogo di incontro, confronto e scoperta di un oggetto così piccolo e prezioso come l’orologio.  

Antonio Bergo spiega i segreti del mestiere.

«Vi sembrerà strano, ragazzi, ma l’orologio non serve solo per leggere l’ora», affermazione che, dopo le mie perenni e quotidiane corse, mi fa pensare. «L’orologio è frutto di una ricerca e di una capacità umana», esordisce Antonio Bergo, che ci spiega come un collezionista non sia affascinato dalla macchina perfetta che l’orologio rappresenta, ma dai tentativi fatti dall’uomo per avvicinarsi il più possibile alla perfezione. Meccanicamente raggiungibile solo con orologi da laboratorio in cui i parametri (temperatura e umidità) devono rimanere costanti, altrimenti si parla di orologio atomico, perfetto, sebbene non abbia meccanica. 

L’orologio è fascino, bellezza, unicità, studio, artigianalità, meccanismo, storia ed è questo che chiunque indossi al polso un orologio, dovrebbe considerare.

Veniamo quindi guidati in un breve excursus sulla storia dell’orologeria meccanica dai suoi esordi con lo svegliatore monastico del 1250, alla differenza tra orologi da interni e orologi da torre, che dall’alto dei campanili offrivano la possibilità di vedere il trascorrere delle ore e scandivano il ritmo di vita delle comunità. Il campanile di Sant’Eustorgio, per esempio, è la prima testimonianza di orologio pubblico a Milano, grazie a un documento di riparazione datato 1309. La storia prosegue passando per gli orologi da taschino e infine da polso.  

Chiara Fiorentino Pisa, che accoglie sorridente i B.Livers

Un’evoluzione che si riflette anche nei materiali di produzione (il ferro in Germania, l’ottone in Francia) e nella stessa meccanica, grazie all’introduzione di elementi che ne facilitano il funzionamento. Tra le curiosità raccontate, quella del moto del lampadario nel Duomo di Pisa, che portò Galileo Galilei e il matematico, astronomo e fisico Christiaan Huygens a definire il movimento isocrono di oscillazione del pendolo. Si trattò di una vera rivoluzione, poiché lo scarto di errore quotidiano si abbassò drasticamente da mezzora al giorno, a soli pochi secondi. Arriviamo alla definizione dell’orologeria moderna tramite altrettante piccole ma significative invenzioni tecniche verificatesi nel corso del 1700-1800. 

La lezione di Antonio Bergo viene integrata dall’intervento di Andrea Liparota, tra i pochissimi tecnici orologiai diventato professionista dopo due anni di corso presso il CAPAC Politecnico del Commercio e del Turismo di Milano, in una classe di 16 studenti e tanto lavoro. Seduto al tavolo del laboratorio, con il suo camice bianco, i guanti e strumenti piccolissimi, inizia a smontare un orologio con precisione quasi chirurgica. Ci mostra lo scappamento, il meccanismo che «fa scappare il tempo», poi le ruote e il movimento finalizzato alla regolazione della forza che dà moto agli ingranaggi, facendo in modo che essa non si disperda (i movimenti possono variare da 18.000 a 72.000 all’ora in base alla tipologia di orologio). 

un «artigiano del tempo» all’opera nel laboratorio
dell’Orologeria Pisa

Ho capito una cosa: a catturare l’attenzione delle persone e dei clienti è la capacità di trasmettere queste storie e spiegare cosa avviene all’interno dei diversi orologi. Eravamo tutti a bocca aperta, rapiti da quello che ascoltavamo e vedevamo. Chiara Fiorentino Pisa ci racconta con soddisfazione e con passione il suo lavoro e il suo impegno nel portare avanti una storia così bella come quella della sua famiglia e la sua ricerca continua di marchi e orologi importanti per la sua clientela. È la forza di un team come quello dell’orologeria Pisa, a coinvolgere. «Il cliente non è un estraneo per noi, ma una persona curiosa che vuole conoscere e capire, quasi un amico che non si vede da tempo», dice Antonio Bergo. Chi viene da noi, se sufficientemente curioso, esce dal negozio con al polso una storia da poter raccontare e con cui affascinare gli amici a una cena. 

Così, alla fine della giornata, ripensando alle mie corse e alle innumerevoli volte in cui ho guardato l’orologio, l’ingresso in questa «casa del tempo» ha per un momento fermato il moto frenetico delle mie lancette, facendomi vedere il tempo da un altro punto di vista: meccanico, ma sicuramente più ricco di storia. Così, rimettendomi lo zaino in spalla alla volta del mio treno, sento solo le parole “l’orologio non serve solo a leggere l’ora” e sorrido. 

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