Nichetti: a Milano puoi trovare tutto !

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Di Giada De Marchi

Intensa e motivazionale: sono queste le parole che definiscono l’intervista fatta da noi giornalisti del Bullone, al regista Maurizio Nichetti, che con la sua vivacità e la sua saggezza ha risposto alle nostre domande, regalandoci anche piccole «pillole di vita» che ho molto apprezzato e delle quali farò tesoro.

Nei suoi racconti ho percepito una gran voglia di vivere e di sperimentare. Di portare avanti la sua passione per i film muti nonostante l’introduzione del sonoro e di cercare continuamente strade nuove per esprimersi. Devo dire che mi sono sentita molto motivata da questo modo di pensare, in quanto io stessa sono una persona a cui piace cambiare.

Una cosa, però, mi ha colpito un po’ più delle altre: è l’amore che Nichetti ha per Milano, un amore che condivido assolutamente con lui.

Per Maurizio Nichetti Milano vuol dire iperattività, una città dove si possono incontrare icone dell’alta moda, ma anche associazioni di beneficenza o ONLUS varie; Milano è una città che non smette mai di dormire, una città che ti dà tutto quello di cui hai bisogno. I film di Nichetti sono sempre stati girati nello stesso quartiere di Milano, il regista cita precisamente la casa all’inizio di Corso Buenos Aires, con quel balcone che – come ci racconta – dà quasi l’idea di essere sospesi nel vuoto.

Gli abbiamo chiesto se pensa che la Milano di oggi sia molto cambiata rispetto a quella che lui ha vissuto negli anni Settanta e Ottanta, e ci ha risposto di essere estremamente compiaciuto del fatto che Milano si evolve sempre di più.

Tutte queste frasi lusinghiere mi hanno fatto pensare a quanto anch’io ami la mia bellissima città.

Di Milano amo tante cose: dalle più grandi strutture, ai dettagli, ai più piccoli gesti della gente.

Amo il Duomo, ma amo anche osservare il movimento della metropoli e gli  imprenditori, sempre seri e ben vestiti, che corrono ovunque, con il loro fidatissimo auricolare bluetooth all’orecchio.

In metro non capisco le persone che sono sempre incollate al telefono, é così pieno di bellissime diversità: dalla nonna che porta in giro i suoi nipotini, al ragazzo dal look particolarmente stravagante o innovativo, piuttosto che le amiche riunite per andare al pub.

Oggi ho visto questa bellissima scena, che secondo me rappresenta molto la Milano che noi amiamo: sui sedili una mamma con suo figlio che avrà avuto sette anni, e di fianco un ragazzo forse trentenne.

La madre del bambino inizia delicatamente a piegare un volantino in modo tale da creare un aereoplanino. Il trentenne, vestito da ufficio giacca-cravatta, stacca gli occhi – impegnati fino a qualche secondo prima a controllare mail di lavoro e statistiche varie – per osservare la scena e subito spunta sul suo viso provato e stanco, un sorriso e nei suoi occhi una luce, magari scaturiti da un ricordo d’infanzia, o forse solo dal semplice gesto di tenerezza di una madre.

Ed é questo che significa Milano per me.

Una madre che insegna con amore, un bambino che sta imparando e un imprenditore che stacca la mente e l’attenzione dal faticoso lavoro, per viaggiare, anche per pochi secondi, nei ricordi e nella sua passata innocenza.

Sono certa che anche Maurizio Nichetti avrebbe amato questa scena di vita ordinaria milanese e voglio ringraziarlo infinitamente per averci accolti e per aver condiviso con noi un bellissimo momento di scambi di idee, di scoperte e tante lezioni di vita.

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