Milano così perché no?

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Progettando un grande Parco Urbano Centrale, invece che la continuazione della griglia di isolati ad alta densità che già copriva gran parte dell’isola di Manhattan, New York nel 1860 si è imposta come una gemma nell’immaginario urbano del mondo, garantendo un futuro di radicale bellezza e qualità della vita per i cittadini. Lo stesso è successo a Vienna, con la realizzazione nel 1865 di un grande sistema di viali alberati, spazi verdi ed edifici pubblici. Un secolo più tardi, a Barcellona e San Francisco, il ripensamento dell’intero fronte mare e un sistema di pontili accessibili a tutti, al posto dei precedenti moli commerciali, hanno aperto nuove spazi e potenzialità per la rete del turismo, per la cultura e per il tempo libero.  È uno scenario simile quello che immagino per la Milano del futuro.

La città ha oggi la straordinaria opportunità di reinventarsi, proprio perché esistono ancora profonde ferite nel tessuto urbano. Penso ad esempio all’area Expo o a Bovisa o ai sette scali merci dismessi che costituiscono degli immensi vuoti, ma allo stesso tempo offrono la possibilità di sviluppare un sistema continuo di spazi, legati al tracciato ferroviario, da riutilizzare per offrire alla città e ai suoi abitanti un nuovo rapporto con la natura.

A questo proposito abbiamo di recente sviluppato il progetto «Un Fiume Verde per Milano» in risposta alla consultazione di idee sul futuro degli scali ferroviari, promossa da FS Sistemi Urbani. Non si tratta solo di riconvertire a verde una fascia binari, nonostante ci siano esperienze di questo tipo in tutto il mondo, da New York a Sydney, estremamente valide ed interessanti.

Si tratta in questo caso di realizzare un sistema continuo di parchi, boschi, oasi, orti e giardini per lo sport e per la sosta: un vero e proprio «Fiume Verde» che attraversi ad anello il corpo urbano di Milano, a metà tra le espansioni di fine ‘800, i Corpi santi e le prime periferie del ‘900. Si tratta di costruire, sul perimetro dei Parchi/Anse del Fiume Verde, bordi urbani ad alta densità, per ospitare le funzioni e le attività che oggi mancano a Milano: residenze e servizi per i giovani e gli studenti, che sono la linfa vitale per il futuro della città, spazi di lavoro e artigianato, servizi culturali e di assistenza al cittadino, oltre che edilizia sociale e di mercato.

Si tratta, quindi, di progettare una Milano capitale della Biodiversità e della creatività diffusa: una città più verde, con una forte riduzione del traffico e delle polveri sottili e aperta ai giovani di tutto il mondo. Insisto molto sulla questione dei giovani in quanto, come professore al Politecnico, ho avuto modo di conoscere centinaia di ragazzi italiani e stranieri che si trovavano a Milano per motivi di studio, costretti a cambiare Paese dopo la laurea per la mancanza di adeguate prospettive di vita e di lavoro.

La Milano del futuro dovrà essere una città inclusiva, in cui i giovani lavoratori, gli studenti e le giovani coppie di ogni nazionalità possano trovare politiche socio-economiche favorevoli e spazi pubblici di alta qualità per crescere e vivere.

Su questi temi ho avuto occasione di confrontarmi anche con i ragazzi che, con un gruppo di cittadini e imprenditori, ho coinvolto nell’evento «MI030». L’idea è stata quella di parlare direttamente con chi vivrà la Milano del futuro, ossia i giovani dai 15 ai 25 anni, e costruire insieme un manifesto della città del 2030, in base alle loro esigenze, alle loro richieste e ai loro sogni. Il risultato è stato estremamente interessante, perché i ragazzi di questa età sono i meno ascoltati dalle istituzioni, eppure hanno tantissime idee.

Purtroppo spesso sono disillusi e preoccupati per il futuro, ma comunque appassionati. Tra le proposte più interessanti, è emersa l’idea di una città senza auto private, uno scenario di grande attualità viste le numerose esperienze di car sharing in tutto il mondo. Ad esempio a Vienna è stato di recente realizzato un intero quartiere residenziale in cui gli abitanti hanno firmato un contratto di «non possesso» dell’auto privata; anche a Milano la mobilità condivisa è già una realtà importante che vede coinvolti diversi attori, dalle case automobilistiche ai supermercati che incentivano il car sharing per la spesa. Ma sicuramente si può fare ancora molto di più. Oltre alle questioni legate all’architettura e all’urbanistica della città, come l’aumento di spazi per il tempo libero, i giovani si sono dimostrati soprattutto interessati e aperti ai temi sociali, proponendo una Milano del 2030 in cui non si prevede il genere sessuale sui documenti, in cui le famiglie possono anche essere costituite da gruppi di amici e dove esistono piattaforme online su cui i cittadini possono denunciare quello che non funziona.

Una città in cui la dimensione sociale ha un ruolo predominante anche negli aspetti gestionali e nei processi decisionali. Partendo da questa voglia di appropriarsi degli spazi della città e partecipare alla loro evoluzione, nel progetto del Fiume Verde abbiamo proposto di coinvolgere i nuovi Municipi nella scelta delle nuove destinazioni d’uso, offrendo loro l’occasione per realizzare nuovi servizi e nuovi spazi pubblici e aree pedonali, oltre che per valorizzare i molti «Centri di Quartiere» di Milano: a Quarto Oggiaro, come nel quartiere Molise- Calvairate, a Lorenteggio come in via Stadera, a Niguarda come in piazza Corvetto. Quella che immagino è una Milano che instaura importanti sinergie anche tra le sue aree periferiche.

Una città profondamente interconnessa al suo interno e aperta a tutto il mondo. Una Milano pronta ad affrontare le grandi sfide del pianeta, prima tra tutte quella del cambiamento climatico. Una Bio-Milano, che accolga le mille forme della natura e delle specie viventi, in un paesaggio straordinario ed inedito per le altre città.

Una Milano che coniughi lo sviluppo urbano con la qualità dell’aria, la tutela della biodiversità e la qualità del vivere. Una piccola straordinaria metropoli, innovativa e generosa, che si propone al mondo come modello di una nuova urbanità.

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