Milano 2030. Milano punta sulla salute Curare, studiare e fare ricerca | Il Bullone

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Illustrazione in evidenza di Luigi Segre

Di Elena Bottinelli

Mancano ancora 10 anni, sembra lontana la Milano del 2030, ma immagino una città sempre più globale e internazionale, green e a misura d’uomo, ma che non perde di vista la sua vocazione innovativa e tecnologica. La città in realtà ha già iniziato un processo di cambiamento profondo che è sotto gli occhi di tutti e che sta trasformando anche le più tradizionali abitudini dei suoi abitanti.

Penso ad esempio, alla viabilità e ai mezzi di spostamento così cambiati negli anni, alla rete del trasporto pubblico, che continua a estendersi, oppure al recupero di aree dismesse e dimenticate che hanno dato nuova linfa a interi quartieri spesso periferici, trasferendo attività culturali e di aggregazione; all’arrivo della più avanzata rete mobile, 5G, che si estende in città e nell’hinterland. Infine penso al nuovo skyline della città. Quando alziamo lo sguardo vediamo una Milano nuova, che si evolve sotto i nostri occhi alla velocità della luce, con una decisa spinta all’architettura verticale che sta profondamente cambiando il cosiddetto urban habitat. Un primo forte impulso alla trasformazione è giunto sicuramente dalla straordinaria occasione di Expo, l’Esposizione Internazionale del 2015. Un esempio concreto che già oggi rappresenta al meglio le opportunità che la Milano del futuro sarà in grado di offrire, è il nuovo polo che si sta consolidando proprio nell’area che ha ospitato Expo, oggi Mind – Milano Innovation District – un’area da 1 milione di metri quadrati, dove sta mettendo radici «un ecosistema dell’innovazione, un catalizzatore di opportunità per la crescita socio-economica non solo di Milano, ma dell’intero Paese».

Primo ad arrivare in Mind è stato il cantiere del nuovo Ospedale Galeazzi, uno dei 18 ospedali del Gruppo San Donato, istituto di cura e di ricerca scientifica per le patologie muscolo-scheletriche, primo ospedale ortopedico della Lombardia e tra i primi in Italia per la chirurgia spinale più complessa, centro di riferimento nell’applicazione della Medicina rigenerativa per i tessuti e le articolazioni danneggiati o usurati. Il nuovo Galeazzi rappresenta l’ospedale polispecialistico del futuro. La sanità del futuro ha bisogno di grandi strutture, da almeno 500 posti letto, dove si possa curare, studiare e fare ricerca, dove far coesistere tutte le principali specialità medico-chirurgiche e dove il paziente sia realmente al centro del percorso per il recupero della salute, nel rispetto della propria individualità.

Nella ricerca continua di cure sempre più efficaci, l’ospedale diventa anche una straordinaria centrale operativa dove si acquisiscono e si elaborano migliaia di dati, anche grazie all’uso sempre più diffuso dell’intelligenza artificiale. L’ospedale rimarrà il luogo deputato per eccellenza al mantenimento del benessere complessivo, ma – in linea con le nuove aspettative di salute e con un notevole incremento di anziani e grandi anziani, spesso affetti da patologie croniche e quindi bisognosi di controlli frequenti -, si sta modificando il suo ruolo.

Elena Angela Maria Bottinelli è nata a Milano il 30 luglio 1966 e si è
laureata in Ingegneria elettronica nel 1991 al Politecnico di Milano. Dal
‘91 al ‘99 si è occupata in Smith and Nephew, multinazionale leader
nel settore dei dispositivi medici in sanità, del Marketing della linea
ortopedica con particolare interesse alle protesi ortopediche. Dal ‘99 al
2000 si è occupata in Zimmer, prima azienda mondiale nel settore dei
dispositivi per l’ortopedia, del Marketing delle varie linee di prodotto.
Oggi è ad del San Raffaele e dell’Istituto Ortopedico Galeazzi di cui è
stata direttore generale.

La degenza media sarà infatti sempre più breve, lasciando il posto a sistemi di monitoraggio quali la telemedicina e i dispositivi Wearable, ovvero indossati, che consentono di monitorare i pazienti a distanza, mentre svolgono le loro attività quotidiane. In breve, meno ospedalizzazione ma maggiore presenza sul territorio, più prevenzione, anche attraverso sedi satellite, quali ad esempio, le Smart Clinic, ideate dal Gruppo San Donato, poliambulatori aperti all’interno dei grandi centri commerciali, che mettono a disposizione di tutti il know how del primo gruppo ospedaliero italiano, offrendo un servizio di qualità, con tecnologia all’avanguardia che si adatta in modo flessibile alle esigenze di salute e benessere: niente prenotazione e orari prolungati. E sempre dall’ospedale nascono progetti di prevenzione per un’alimentazione sostenibile, come il progetto EAT della GSD Foundation, che ha portato prima nelle scuole e poi sul territorio, l’educazione alimentare anche sotto forma di distributori della salute, ovvero «vending machine» che propongono snack sani e a chilometro zero. Una sfida concreta all’ambiente obesogeno che ci circonda.

Oltre al Galeazzi, a scommettere su Mind quale luogo ideale per la propria crescita, grazie soprattutto alla contaminazione del sapere, sono state per ora altre due istituzioni di grande prestigio: lo Human Technopole, l’istituto di ricerca per le Scienze della Vita, e l’Università degli Studi di Milano, con i suoi dipartimenti scientifici. Ma Mind sta attirando anche le imprese, le start up e il terzo settore, che insieme daranno vita a un hub dell’innovazione di livello internazionale, valorizzato straordinariamente dalla concentrazione delle migliori competenze disponibili. Mind offrirà l’opportunità di cogliere i vantaggi competitivi dati dalla presenza di ricercatori, clinici, bioingegneri e scienziati che condivideranno, in uno scambio di conoscenze continuo, studi e sperimentazioni, utilizzando le più moderne tecnologie. Un luogo forse unico nel suo genere, in grado di attrarre capitali e cervelli anche dall’estero.

Accanto alla parte più produttiva, Mind includerà anche un nuovo quartiere di Milano: una vera e propria «città nella città», rivolta al futuro con una visione che coniuga l’aspetto scientifico, accademico e di cura dell’ambiente, a una nuova modalità di vivere la città. Ma questo è solo un tassello del grande progetto che può portare Milano a diventare una vera capitale europea, un punto di riferimento internazionale per l’innovazione e lo sviluppo, in particolare nell’ambito delle Scienze della Vita.

E proprio il settore delle Scienze della Vita è destinato a diventare sempre più decisivo: negli Stati Uniti rappresenta il 20% dell’economia e vale il 30-40% della ricerca, un settore che tra l’altro, ha una notevole ricaduta sul sociale perché porterà benefici alla qualità della vita di ognuno di noi. Un ambito altamente strategico, in cui si integrano ricerca scientifica, tecnologia e sviluppo industriale, un importante motore di crescita e benessere, che può contribuire in maniera significativa allo sviluppo e al posizionamento internazionale del made in Italy, con Milano capofila del Paese.

Illustrazione di Luigi Segre

Partiamo dalla considerazione che qui si trovano i più importanti IRCCS (Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) italiani, pubblici e privati, che fanno ricerca ad altissimo livello. Questa concentrazione di IRCCS nell’area milanese costituisce una massa critica che può far decollare un distretto di ricerca biomedica di rilevanza mondiale, grazie anche all’interazione con le università che è fondamentale, perché in tutto il mondo la ricerca medica e quella tecnologica stanno convergendo proprio grazie a questa interazione. E poi c’è l’industria, soprattutto quella farmaceutica che svolge un ruolo importante perché produce, ma sostiene anche la ricerca, interagendo virtuosamente con gli altri player.

Qualche spunto concreto: all’interno di un IRCCS milanese, il San Raffaele, alcuni anni fa è avvenuta la prima somministrazione della terapia genica che ha rivoluzionato la cura di gravissime patologie genetiche e sempre Milano detiene il primato per aver applicato con successo l’immunoterapia nella lotta ai tumori.

Per raggiungere obiettivi così straordinari, sono necessari da un lato un altissimo livello di expertise multidisciplinare, e dall’altro un importante patrimonio scientifico, perché «Non c’è cura senza ricerca», slogan che utilizziamo al San Raffaele per le nostre campagne di fund raising, perché la ricerca porta conoscenza che a sua volta consente l’applicazione di nuove terapie.

Anche in questo ambito Milano può essere uno dei luoghi più competitivi a livello globale, perché qui ci sono i migliori istituti di ricerca italiani e la nostra produttività scientifica per ricercatore e per euro investito è la più alta in Europa, il doppio di quella tedesca. Soffriamo però di una consuetudine tutta italiana: i nostri ricercatori, bravissimi nel garantirsi finanziamenti anche internazionali, spesso si recano all’estero per completare le loro ricerche. Un fenomeno questo, arginabile solo da scelte politiche lungimiranti e da amministratori che applichino regole semplici e chiare. Ricerca scientifica integrata, attività clinica, uso dei big data e implementazione della digitalizzazione sono i presupposti necessari con i quali Milano potrà diventare un hub della medicina del futuro e in generale delle Scienze della Vita, in grado di creare, ma anche di esportare, innovazione di altissimo valore.

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