Malattia e fede Tanti dubbi, ma col rosario in mano

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Di Alessandra Parrino

Entrare in reparto per ricevere la terapia non è mai facile, quando poi conosci gli eff etti collaterali che i medicinali provocheranno su di te, è ancora più difficile sedersi su quella poltrona per  le ore che servono. Ognuno di noi affronta questi momenti a modo suo: chi riesce a dormire, chi continua ad essere arrabbiato, chi parla a raffica, nessun modo è sbagliato per aff ronta re la paura. Io avevo il mio: portavo con me un piccolo rosario di corda tutto colorato e quando la paura era troppa, semplicemente mettevo una mano in tasca e lo stringevo. Fede e malattia sono due cose che si scontrano, perché se preghiamo Dio per rendere bella la nostra vita, allora come mai può travolgerci tanto dolore? Come se Dio si divertisse a mettere sul nostro cammino un po’ di ostacoli qua e là…

Certo è facile dire questo, è facile rispondere «se Dio vuole», o scaricare sulla fede le nostre diffi coltà e non affrontarle. Ma all’interno di un ragionamento riguardo a questo senso, manca un dettaglio che tiene in piedi tutto il cristianesimo e non solo: l’Amore di Dio, quello con la «A» maiuscola. Così, proprio perché noi siamo uomini,possiamo arrivare ad amare solo fino a completare questa parola, senza poter ingrandire la prima lettera. Io ho avuto la fortuna di avere accanto, lungo il mio percorso di malattia, persone che mi hanno fatto comprendere come la mia fede non fosse una via di fuga, ma la vera spada che mi permetteva di squarciare le tenebre e affrontarle.

Pazientemente Don Massimiliano ha saputo spiegarmi che Dio non vuole altro che la nostra gioia, nonostante questo, se esiste il bene, esiste anche il male e delle volte ci colpisce senza darci una spiegazione. Così la fede permette di aff rontare il dolore che ci  attraversa lasciando solo vuoto, riempiendo quel vuoto di un amore senza confine. Se ci fermiamo a pensare un attimo…Ogni volta che scegliamo di andare in chiesa troviamo un uomo sulla croce, uno che ha sofferto per amore del Padre, un fi glio che si è fatto uomo nel la gioia e nel dolore, per salvarci. È un amore che salva. Ogni volta che entriamo in chiesa troviamo il dono più grande che un padre possa fare: il sacrificio di suo fi glio per proteggere tutti gli altri e questi altri siamo noi. Chiodi e ferite inflitte anche per sal vare me e te.

Crediamo in un Dio che ci ha già perdonati con questo atto estremo, eppure non sappiamo perdonarci tra noi, perdonare noi stessi, le nostre debolezze. Siamo uomini, carne e ossa, che si animano di vita e nel vivere erriamo e soff riamo, e questo è un fattore intrinseco che ci portiamo sotto pelle in questa nostra fragile umanità, in quella «a» che non riesce a diventare maiuscola.

Io posso aff ermare con certezza che il  dolore esiste, ma non può e non deve fermarci dal vivere a pieno la vita che ci è stata data, perché unica e insostituibile. E quando aff rontiamo gli ostacoli con radici salde nella fede, troveremo sempre la forza di guardare oltre, di reggere il gioco e tirare fuori la nostra carta vincente per riavere in cambio la vita.

Avere fede non è da sfi gati, non fa di te un bersaglio, al contrario, permette di avere uno sguardo diverso, di compiere un passo alla volta le scalate, anche andando piano, ma senza fermarsi mai. Avere fede aiuta a sentir meno il peso che ci viene chiesto di affrontare e ci salva dall’abisso dove a volte ci cacciamo. Credo che ognuno di noi affronti il dolore a suo modo senza sentirsi in errore, perché siamo noi i padroni della nostra vita. Ma quando si sceglie di trovare conforto nella fede, la nostra vita acquisisce un altro sapore, la tavolozza dei nostri colori si riempie di nuove sfumature che ci permettono di colorare il nostro percorso.

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