LORENZO FRAGOLA: “E’ STUPIDO CHI PENSA CHE NON SERVA IL DOLORE”

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Di Paola Gurumendi

Il fantastico Lorenzo Fragola ci ha dedicato un po’ del suo tempo prima del Live a Fronte del Palco rispondendo con pazienza e attenzione ad alcune delle nostre domande.

Il 26 aprile compirai 21 anni, come ha influito la maturità nella tua vita che comunque è arrivata quando eri molto giovane?

«Ho lasciato Bologna per trasferirmi a Milano cambiando totalmente la mia vita. Sono cambiate le cose che faccio, per esempio adesso apprezzo molto di più la casa, godermi le piccole cose, tipo guardare un  film sprofondato nel divano. Quando fai i concerti trovi tanta gente ed è sconvolgente ogni volta tanto che in certi momenti avresti solo bisogno di tranquillità».

Come e quando è nata la tua passione per la musica?

«L’ho avuta sempre, fin da piccolo. Mi piaceva sentire suonare il piano, mi rilassavo. Poi a un certo punto ho provato a suonarlo anch’io, ma non ero molto bravo. Purtroppo non mi piaceva studiare, volevo essere un po’ più libero. Ho sempre cantato, ma ogni volta che lo fai sei un po’ nudo e io avevo paura delle persone. A un certo punto ho deciso di affrontarla questa paura».

C’è qualche artista al quale ti ispiri di più?

«Sono tantissimi, amo ascoltare molte cose e generi diversi. Forse è un bene perché ogni volta che mi sento a mio agio decido di cambiare. Quello che so fare, lo so fare, invece quello che non so fare mi piace di più perché diventa una sfida. Più sbagli, più impari perché solo sbagliando puoi crescere».

Che cosa ti ha dato la forza di ritornare ai provini di X-Factor dopo essere stato eliminato?

«Per prima cosa non è il fatto di essere stato eliminato, ma non mi era piaciuto il modo in cui mi sono posto, un po’ troppo timoroso, ecco non mi ero piaciuto io. E sono tornato per me stesso, così ti rendi conto, ti guardi da fuori un po’ critico e cominci a sistemare quello che non va. Volevo dimostrare a me stesso che potevo fare meglio».

Quanto contano nella vita il talento e la fortuna?

«Cinquanta e cinquanta. Non conta tanto la fortuna, ma le occasioni che hai. Perché niente andrà come pensi, sono le occasioni che fanno la differenza».

Qual è la cosa che ti emoziona di più durante un concerto?

«L’entrata sul palco ogni volta ti regala quella “botta” che è il vedere così tante persone che sono lì per te e per la tua musica. Poi sentire che cantano a squarciagola una tua canzone che tu magari pensavi che non piacesse e invece certi aspettano solo quella. Quindi è una bella sensazione perché vuol dire che una persona ti segue, ti stimola, ti dà affetto al cento per cento, perché vuole conoscere te, la tua storia, il tuo mondo, il perché  di ogni parola scritta».

Come è stato salire sul palco di Sanremo?

«Quel palco ha qualcosa di strano: la prima volta che lo vedi ti sembra gigantesco, ma quando ci sei sopra, tutto diventa più piccolo e cominci a pensare a quanti cantanti sono passati da lì. Come al solito la prima sera non becchi una nota».

Scegli tu come fare i video e come ti ispiri?

«Io scrivo le storie, e quasi tutte sono andate a buon fine. Nei miei video vorrei far capire che se ci riprovi sei in vantaggio. Che è meglio provare e fallire, piuttosto che non provarci affatto».

Prossima data che ti emoziona?

«Piazza Duomo a Milano l’otto e nove giugno, non vedo l’ora.»

Quali sono le tue tre parole?

«Sincerità: in questo mondo e in quello della musica e in generale nell’arte. Essere ciò che non sei non ti aiuta. Le persone, prima di amare le canzoni, amano le storie vere. Quando ti apri e dici qualcosa di sincero l’apprezzano nel bene e nel male.

Libertà:non è mai facile essere creativi. Darsi troppe costrizioni, essere troppo negli schemi non ti aiuta mai a tirare fuori cose che abbiano valore.

Amore: per ciò che si fa. Quando uno canta è molto esposto e viene un po’ meno la privacy. Hai anche un lavoro che ti fa stare bene economicamente e questa cosa ti sposta l’attenzione, ma quando hai amore solo per la musica è quella che ti interessa, è quella a cui dai valore e allora ti aiuta in generale».

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