L’ISOLA DI PLASTICA

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Immagine in evidenza di: www.lifegate.it

Tra il Nord America e l’Asia, si trova un’isola piuttosto particolare perché non è formata da rocce, pianure, boschi, ma solo e soltanto da rifiuti, plastica in particolare. Si tratta del “Pacific Trash Vortex” (PTV), la cui estensione è stata stimata tra i 700.000 e i 10 milioni di Km2. Sebbene sia stata scoperta nel 1988, le misurazioni per calcolare la sua grandezza sono da poco terminate: è incredibile che questa enorme “isola” sia costituita da circa 21 mila tonnellate di rifiuti plastici, di diverse dimensioni e provenienza… Ma vediamo nel dettaglio che cos’è la PTV e cosa comporta la sua esistenza. Formatasi chissà quando, è composta soprattutto da plastica, accumulatasi nella zona Nord del Pacifico a causa di una serie di correnti oceaniche che hanno “accumulato” rifiuti provenienti da mezzo Pianeta. Il problema fondamentale è che la plastica non è biodegradabile, cioè nessun microrganismo è in grado di “mangiarla” o “digerirla”. La fotodegradazione è l’unico modo con cui la plastica si degrada, scomponendosi in pezzetti sempre più piccoli, fino ad arrivare ai polimeri, catene di materiale plastico di piccolissime dimensioni. A questo punto la così detta “microplastica” viene ingerita dagli organismi marini (tartarughe, pesci etc.), che la scambiano per plancton, il loro principale alimento. In questo modo, la plastica entra nella catena alimentare e arriva, quindi, anche all’uomo.

Al di là dello shock iniziale per la notizia della sua esistenza, la Pacific Trash Vortex mi fa sorgere alcune domande: da dove viene tutta questa spazzatura? Come mai nessuno sembra curarsi di questo “abominio ambientale”? Le risposte sono piuttosto “scomode”, visto che non possiamo imputare l’esistenza del PTV ad altri se non all’uomo. Il dilemma non è soltanto ecologico. È anche culturale. Infatti, la PTV è il prodotto della nostra “religione del consumismo” e del poco rispetto che si ha per Madre Natura. Negli ultimi anni, fortunatamente, l’attenzione al riciclo della plastica e degli altri materiali è aumentata. Forse qualcuno inizia a capire che le risorse a nostra disposizione non sono illimitate e se vogliamo sopravvivere dobbiamo riciclare, cioè dare nuova vita ai prodotti che non usiamo più. Questo è fondamentale quando si parla di plastica, cioè di un materiale molto resistente, che non può essere degradato “naturalmente”. È interessante capire come i rifiuti plastici vengano trattati per trasformarsi di nuovo in “materia prima”. Dopo una prima separazione in base al tipo di materiale plastico, i rifiuti sono lavati e triturati. A questo punto, possono essere impiegati per la produzione di nuovi oggetti. Un’interessante “vetrina” di quello che si può fare con la plastica riciclata è disponibile sul sito del Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli imballaggi in Plastica (COREPLA – www.corepla.it). Ormai, grazie anche alle nuove tecnologie e ad una costante ricerca, è possibile riciclare quasi la totalità dei rifiuti plastici. È però compito di ciascuno di noi la corretta separazione dei materiali, in base alla loro origine. Bisogna quindi leggere le etichette! Ecco alcuni esempi:

  • PE (polietilene): usato per la produzione di sacchetti, cassette, nastri adesivi, bottiglie, sacchi per la spazzatura, tubi, giocattoli, etc.
  • PP (polipropilene): utilizzato per la produzione di oggetti per l’arredamento, contenitori per alimenti, flaconi per detersivi e prodotti per l’igiene personale, moquettes, mobili da giardino, etc.
  • PVC (cloruro di polivinile): impiegato per la produzione di vaschette per le uova, tubazioni e pellicole isolanti tanto che lo si trova anche tra i muri di casa, nelle porte, nelle finestre o nelle piastrelle e, addirittura, nelle vesti di carte di credito
  • PET (polietilentereftalato): utilizzato soprattutto per le bottiglie di bibite e di acqua minerale, ma anche per la produzione di fibre sintetiche
  • PS (polistirene o meglio noto come polistirolo): usato per produrre vaschette per alimenti, posate, piatti, tappi, etc.

È importante ricordare che la plastica impiega migliaia di anni per degradarsi in Natura e che quindi non solo possiamo, ma dobbiamo riciclare. Solo così potremo evitare disastri come il Pacific Trash Vortex, che purtroppo è solo la punta di un iceberg. Di plastica.

Speriamo che anche questo articolo vi abbia spinto a riflettere e pensare,

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2 Comments
  1. Carolina 2 anni ago
    Reply

    Molto interessante !

  2. Eugenio 2 anni ago
    Reply

    Problema enorme e dimenticato; chi si assume l’onere di riciclare 21 Mila tonnellate di plastica?
    Chi controlla che non se ne accumulino altre 21 mila?

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