L’INCONTRO CON GUIDO MEDA

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Di Luca Malaspina

«E Rossi c’è, Rossi c’è!» Voi starete di sicuro pensando che questa frase sia una dedica per Valentino Rossi dopo una vittoria. E invece no! Guido Meda, noto telecronista del mondiale di MotoGP prima a Mediaset, poi a Sky, pronuncia(va) questa frase – durante il weekend di un Gran Premio del Brasile vinto da Valentino – in onore di Gabriele Rossi, il ginecologo che ha aiutato la moglie di Guido a partorire la figlia Ludovica. Ascoltando le risposte di Guido alle nostre domande, mi ha molto colpito il fatto che lui «vorrebbe vivere staccato da terra»; ci ha raccontato che ha provato di tutto per sentire questa sensazione, per esempio prendendo il brevetto di pilota d’aereo. All’inizio della nostra conversazione, ci ha parlato della velocità come «qualcosa di molto pericoloso, ma contemporaneamente anche una delle sensazioni più belle che un uomo possa provare! Tanto è vero che in moto bisogna stare molto attenti ad andare veloci perché si rischia di morire o di farsi molto male». Alla domanda se in questi ultimi anni i giornali del settore diano troppa importanza ad unico sport, Guido risponde: «purtroppo sono il commentatore di uno sport minore ed è quasi normale che i quotidiani dedichino poche pagine al motociclismo, all’automobilismo, etc… però ci stiamo impegnando a far sì che anche gli altri sport, in questo caso il motociclismo, abbiano un’importanza di primo livello, come il calcio». Poi, parlando un po’ di prestazioni sportive della MotoGP, abbiamo discusso sullo «strano» gesto di Romano Fenati nei confronti di Stefano Manzi. In pratica, è accaduto che durante il Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini, Romano in rettilineo, a circa 210 km all’ora, ha schiacciato la pinza del freno di Stefano per un contatto precedente. Guido ci ha detto che «è stato un gesto folle, ma tutto il mondo dei social ha praticamente accusato Romano Fenati facendolo passare da buon pilota a omicida. Infatti oggi, noi giornalisti siamo in difficoltà nel dare le notizie in modo serio, perché ormai tutti possiamo leggerle in tempo reale grazie a Internet e ai social network, giudicando frettolosamente l’accaduto e commentandolo, a volte, in maniera errata o, in alcune circostanze, offendendo gravemente la persona che ha compiuto il fatto. Abbiamo anche discusso la decisione presa dalla direzione di gara che ha dato solamente 2 giornate di squalifica a Romano: tutti eravamo molto sorpresi perché si riteneva questo provvedimento troppo lieve nei confronti di tutti i piloti e appassionati. Comunque poi Romano Fenati è stato appiedato qualche giorno dopo dal team, che aveva paura di perdere gli sponsor e gli introiti del caso, per la decisione di tenere un pilota di questo tipo al suo interno».

In questi anni di commento delle gare di MotoGP, Guido Meda ha anche vissuto dei momenti tragici che nessun cronista vorrebbe mai raccontare: le cadute mortali. Ce ne sono state tante nel corso della storia, ma quella di Marco Simoncelli del 2011 sul circuito di Sepang, in Malesia, rimarrà per sempre nella testa degli appassionati, e non, di motociclismo. Quella di Simoncelli, me la ricordo ancora adesso: è stata una caduta davvero strana, con la moto che scivola, attaccata al pilota, rimanendo in traiettoria con le altre, ma diventando una scivolata «mortale». Guido commentava quella gara e ci ha raccontato: «in quel momento mi immaginavo di parlare solo con la madre di Simoncelli, di tranquillizzarla e dire che era tutto ok, perché ritenevo che fosse più importante dare aggiornamenti sulle condizioni di Marco, che seguire l’andamento della corsa».

Un’altra cosa che mi ha molto stupito, e che sembra sorprendente, è il fatto che Guido Meda non si senta completamente realizzato nella vita: il suo sogno nel cassetto era fare il medico; ma alla fine si è dichiarato soddisfatto di questo bellissimo lavoro che coinvolge la sua grande passione per lo sport. Con i suoi mitici cavalli di battaglia, cerca di appassionare e divertire le persone, anche quando non vincono il suo pilota o scuderia preferiti e deve fare i complimenti all’avversario. 

Per Guido Meda il momento più bello della carriera giornalistica è stato portare in Italia il famoso programma inglese di automobilismo «Top Gear» (e come non capirlo!); purtroppo è riuscito per una sola stagione a condurre il mitico show a causa di molteplici motivi. Alla domanda: «come si fa a diventare un telecronista sportivo?» ha risposto, in maniera molto sincera, dichiarando che «è molto difficile, devi passare da un imbuto sottilissimo per ambire alla carriera da telecronista, e se senti che è questo il tuo lavoro ideale, devi fare ogni tentativo per realizzare il tuo sogno, ma al tempo stesso, devi coltivare tutte le altre opportunità che la vita ti concede». Infine, come tradizione di noi B.Livers, abbiamo chiesto a Guido le tre parole che lo caratterizzano e ha scelto: Istinto, Sorpresa e Semplicità, perché «per sorprendere le persone bisogna parlare in modo istintivo con parole semplici che si capiscono all’istante». 

In conclusione, ringrazio Guido per l’intervista perché ho realizzato uno dei desideri della mia vita e chiudo questo articolo a suo modo, sperando di sentirlo annunciare ancora per molto tempo: «Gas a martellooo… e ANDIAMOOO».

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