L’importanza di avere Maestri sul lavoro | Il Bullone

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Di Martina Dimastromatteo

«Largo ai giovani!». Da quando mi sono avvicinata al mondo del lavoro sento spesso questo genere di slogan. Ma è davvero solo un problema di cambio generazionale, quello che pesa sulla situazione lavorativa italiana?

«Quando ti laurei?». È iniziato con questa domanda, tre anni fa, un colloquio di lavoro. Il perché di quella richiesta me lo spiegarono senza peli sulla lingua: l’obiettivo era «semplicemente» quello di riuscire ad attivare uno stage curricolare. Vuoi mettere la comodità di non dover pagare uno stagista, che già di per sé è uno che un po’ «dà fastidio»?

Quando poi la laurea arriva e sei finalmente pronto a buttarti dal trampolino dentro il mare del lavoro, capisci che quello della retribuzione non è l’unico compromesso da accettare. Però sei giovane, con mille sogni nel cassetto e «con tutti i problemi che ci sono adesso…», che fai? Ti lamenti anche?

Non ho paura di spendermi. Ho alle spalle una famiglia che si è sempre rimboccata le maniche, insegnandomi a dare il 100% e a buttare giù i rospi. Sul lavoro, e non, credo che ogni cosa debba essere fatta al meglio. Però, all’inizio non è così semplice risolvere ogni inghippo. Quindi, cerchi di guardare chi ha più esperienza di te e di apprenderne i segreti.

Fortunatamente, stage e lavoro non sono mancati negli ultimi anni e posso dire di aver incontrato tanti Maestri. Persone ormai in là con l’età che, con caparbietà e passione, mi hanno spronata e incoraggiata. Certo, alcuni mi hanno anche messo in soggezione, ma col tempo ho capito che sono proprio questi ultimi a lasciarti di più.

Al contrario, ho incontrato tanta resistenza da parte di colleghi coetanei. Paradossalmente, proprio coloro che poco tempo prima si erano trovati nella mia situazione, hanno tentato di mettere degli ostacoli ulteriori sul mio cammino. Mi è capitato più volte, purtroppo, di respirare questo tipo di clima. Credo vi sia una vera e propria paura diffusa. Se sei giovane e ti viene affidato un altro giovane, la maggior parte delle volte, inizia una battaglia all’ultimo colpo. È questione di sopravvivenza: o io o tu.

Mi sono domandata più volte il perché di questa dinamica, ma ancora non riesco a darmi una risposta esaustiva e sensata. Ci sono pochi posti e quindi ci si sente minacciati da un nuovo arrivo? Certi contesti lavorativi incattiviscono? Nel mondo del lavoro esistono solo arrampicatori sociali? Le cose sarebbero sicuramente più scorrevoli, se tra giovani ci si facesse forza, in un mondo che è sempre meno facile da interpretare. Bisognerebbe venirsi incontro, invece di fare sgambetti e osservare compiaciuti le cadute altrui. Se non sono portato per il mio lavoro, qualcuno comunque lo capirà… ma se invece sono sulla strada giusta, lasciatemi camminare.

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