L’esperienza della morte | Il Bullone

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«Sì, ho vissuto l’attimo della morte. Si può rinascere. La vita è bellissima»

Di Francesca Filardi

Parlare di morte fa tanto paura, rappresenta un vero e proprio tabù. E se uno al contrario non ne avesse, come lo giudichereste? Solo il pensiero di quella degli altri, in particolare dei miei cari, personalmente mi crea una preoccupazione insormontabile che non coincide affatto con quello sulla mia, di morte. 

Ho sempre pensato che il suicidio fosse una forma estrema di egoismo

Ho sempre pensato che il suicidio fosse una forma estrema di egoismo, un’incapacità di reagire a qualche difficoltà della vita. Mi sono sempre chiesta, infatti, come possa una persona arrivare a voler porre fine alla propria vita non preoccupandosi di quello che lascia e alle conseguenze che potrebbe provocare. Eppure, nonostante ciò, si può dire che io abbia fatto lo stesso. In realtà, la mia è stata una forma di suicidio lenta e da un lato inconsapevole, che mi ha permesso, però, di vedere quasi come una sorta di spettatore esterno, lo spettacolo che era la mia stessa vita. 

Purtroppo, o per fortuna, infatti, ciò mi ha permesso di capire molte cose ma, soprattutto oggi, che sto imparando a voler lottare per sconfiggere la mia malattia, mi rendo conto di quanto sia importante vivere. Credo che le paure più grandi che una persona possa avere siano altre, nel mio caso sono io stessa a farmi paura. Mi crea molta più preoccupazione vedere una persona che si lascia andare, che preferisce non lottare – perché a volte è la strada più facile da seguire – piuttosto che trasformare tutte queste energie per costruirsi un equilibrio interiore, una vita migliore, che riflette nella realizzazione anche per gli altri. 

Credo che sia, dunque, importantissimo non perdere mai di vista i valori di cui siamo portatori, perché costituiscono la ricchezza che un giorno lasceremo ai nostri cari. Quando riesci ad avere la fortuna di sconfiggere la morte, non devi assolutamente permetterti e permettere agli altri di non gioire per quello che hai, che già ti sta intorno o che troverai. 

Ho già vissuto due volte

In 29 anni si può dire che io abbia vissuto già due volte. Questa rinascita mi ha permesso di vedere tutto da un altro punto di vista, che valorizza anche le cose più piccole e che me le fa vivere a mille, più di quanto già non lo facessi prima. Ho capito quanto è importante, di giorno in giorno, ringraziare per quello che si ha, perché siamo sempre tutti troppo concentrati a vedere quello che ancora ci manca, finendo per perderci ciò che di bello ha la vita. 

Un semplice grazie, un semplice sorriso, ma anche un semplice pianto e malumore vanno vissuti appieno, nella loro totalità, perché li stai vivendo tu in prima persona e rappresentano un regalo grandissimo che ti è stato dato. Non voglio essere ipocrita. I periodi brutti ci sono, e anche molti, ma andrebbero affrontati in un’ottica diversa, che serva per stare nel mondo a trecentosessanta gradi. 

Credere in un mondo migliore

Con questo non voglio sostenere che tutti «dovrebbero morire» almeno due volte, non lo augurerei mai a nessuno, al contrario, invito chiunque a vivere la vita al massimo delle proprie potenzialità. Sono convinta che la sensazione di vederti scorrere il tempo davanti, senza poter cambiare la situazione e sentirti impotente, ti aiuti a cogliere l’importanza di poter intervenire su ogni cosa e vivere ogni momento della vita nel pieno delle proprie forze. Il detto «vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo» è veritiero e serve anche per aiutarti a ridimensionare l’entità di ciò che ti accade, a farti apparire i problemi meno gravi, a farti scivolare via ciò che può essere ritenuto superfluo, o meglio, a cercare di attribuirgli un valore positivo, o a trasformarlo in qualcosa di costruttivo per la tua esistenza. 

La chiave di volta sta quindi, per tutti noi, nel credere in un mondo migliore, in cui il contatto con persone diverse serva per apprezzare di più ciò che solitamente diamo per scontato, come ad esempio, la salute e la libertà. La libertà è faticosa, ma anche solo essere liberi di provare e di sbagliare, aiuta a vivere. Ogni esperienza genera una conoscenza nuova che è la base per quella successiva.

Quasi come se, ogni giorno, dovessimo «prepararci alla morte» per aumentare l’intensità di ogni singolo istante e cercare di costruirci attorno un significato, un ricordo che rimanga. Le cose materiali hanno certamente un valore, ma i segni che lasci sono quelli che vanno al di là di questo e sono carichi di un senso che non ha tempo e non ha luogo. Assumono una vita propria e indipendente. Forse tutto ciò che costituisce quella che possiamo definire l’«anima», di cui tanto i filosofi hanno parlato che, al momento della morte, si scinde dal corpo, dalla materia. Forse è questo il «senso della vita». Ecco, solo così, a mio avviso, il domani diventa luminoso.

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