Le prime informazioni, distorte, dal web. Chi fa un buon sesso sa ascoltare e capire

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Di Arianna Zanoni 

Mi viene da sorridere quando nei film ambientati nel passato c’è la classica scena del gruppetto di ragazzi che sfoglia Playboy. Che strano pensare che un tempo ci fossero le riviste pornografiche. Riviste e qualche racconto del ragazzo più sveglio o di quello con i fratelli più grandi. Sicuramente un po’ di impaccio durante le prime volte nello scoprire che la tua ragazza non è esattamente come la «coniglietta del mese». Ammettiamolo, il primo approccio con la sessualità non è mai stato completamente facile per nessuno: né nel passato né nel presente. L’ansia da prestazione ci accompagna sempre. Ma ecco che arrivano i primi video pornografici, che offrono una fonte di eccitazione sicuramente più efficace di un giornaletto sgualcito. 

Alcuni studi affermano che il motivo sia che il cervello si assuefà all’eccitazione, e di conseguenza l’effetto che si ha trovandosi davanti una persona in carne ed ossa, sia molto smorzato, provocando meno appagamento nelle relazioni. Inoltre i ragazzi più timidi e impacciati preferiscono la sicurezza data dall’essere al di là di uno schermo, piuttosto che l’ansia di gestire una relazione sessuale a due e questo porta a spostare il «problema dei primi approcci» il più avanti possibile. Un altro problema riguarda tutte le «informazioni errate» che può trasmettere un porno: uomini dagli organi sessuali spaziali che vanno avanti per ore, donne che impazziscono ed emettono ululati di piacere già ai primi tre secondi di prestazione. Immagino un ragazzo, alla sua prima volta, che pensa che quello che ha visto sia la normalità e che se non farà così sarà additato come l’incapace. Una ragazza che penserà che alla fine, rispetto agli ululati, non è che sia stato un granché e che forse c’è qualcosa di sbagliato in lei. Alla fine i porno ci hanno educato molto alla prestazione, come se fosse quasi un lavoro o una dimostrazione di quanto siamo uomini/donne capaci, ma il sesso non deve essere una dimostrazione delle proprie capacità o delle proprie prodezze, quanto invece un momento di condivisione in cui si dà e riceve piacere, che sia sesso «leggero di una notte», o fatto tra due persone che provano un sentimento forte. 

Come in ogni cosa, nonostante sia abbastanza istintivo, si deve imparare: imparare a non sentirsi impacciati quando si è completamente nudi ed esposti, imparare quali sono i punti giusti del proprio corpo e, cosa più importante, imparare a leggere l’altra persona e a trarne delle informazioni su come si sta sentendo e cosa le fa piacere. Anche se rispetto al passato siamo molto più abituati a vedere immagini spinte o a parlare in maniera più diretta, l’educazione sessuale rimane sempre un argomento poco affrontato, sia in famiglia che a scuola o in società. Non intendo le battute tra compagni, ma l’educazione al rispetto e al piacere condiviso, visto senza peccato. Proprio per il fatto che è un argomento spinoso di cui si fa fatica a discutere con i genitori, o che viene preso più sul ridere dagli amici, il sapere si prende da internet, che è sempre più accessibile: non dico che una persona si metta a guardare un video porno per il gusto di imparare, però involontariamente ne ricava molte  informazioni. Inoltre, a scuola, nella famosa ora di educazione sessuale viene spiegato come non prendere malattie sessualmente trasmissibili e come mettere un preservativo alla banana, ma finisce lì. Anche l’utilizzo delle App di incontri e il fatto che si faccia sempre di più sesso occasionale, forse spinge un po’ nella direzione del «sesso da prestazione»: in alcuni casi sembra di avere di fronte un catalogo per scegliere con chi si farà sesso quella notte, ed è ovvio che in questi casi si è un po’ meno attenti al piacere dell’altra persona e più a se stessi e alle proprie capacità. Non è una regola generale, ma immagino che sia più probabile cercare la condivisione se si è emotivamente legati a una persona, o se almeno ci si è conosciuti per una sera e c’è stato del feeling. Cercando più informazioni riguardanti la pornografia e il suo impatto sulla società, mi sono stupita di una statistica fatta da Pornhub, secondo la quale la categoria più viste dalle donne è «lesbian», mentre negli uomini la categoria «gay» è solo al quinto posto. Ciò potrebbe essere dato dal fatto che ci sono più lesbiche che donne eterosessuali che guardano porno, ma ci sono altre statistiche che affermano che alle donne eterosessuali piace vedere il porno lesbico. Sono tanti i fattori da prendere in considerazione per analizzare questi dati, ma una possibile interpretazione è che abbiamo un modo diverso di vivere la sessualità: le donne tendono di più ad immedesimarsi, mentre l’uomo vuole vedere l’oggetto del suo desiderio; oppure le donne trovano il porno lesbico più «soft» e «meno volgare». In più, ovviamente, ognuno è un caso a parte e ha delle sfumature che bisogna saper cogliere per essere in grado di dare piacere. Insomma, una persona che fa del buon sesso è una persona in grado di ascoltare e capire, che vuole anche dare e non solo ricevere. Il sesso più bello è quando le paure di non essere all’altezza, l’imbarazzo, la voglia di risultare migliori di altri o l’autocompiacimento si annullano, perché hai solo voglia di condividere il momento con l’altra persona, cosa che sicuramente non si può imparare da un porno.

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