L’aria inquinata «soffoca» polmoni, cuore e cervello.

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Di Ivan Gassa

Lo smog fa male anche al cervello: i danni da inquinamento non si limitano solo ai polmoni, ma sono collegati alle malattie cardiovascolari, alle demenze e all’Alzheimer. Un numero sempre maggiore di studi indica che lo smog, che ogni anno in Italia uccide prematuramente più di 80mila persone, è deleterio anche per la funzionalità cerebrale. 

Ne hanno discusso i massimi esperti riuniti in questi giorni all’Umanitaria di Milano per il Seminario internazionale RespiraMi 3:air pollution and our Health, organizzato dalla Fondazione IRCCS Ca’ Granda e dalla Fondazione Internazionale Menarini. Parole forti e un dato che spaventa, ma siamo tutti sordi. L’autorevolezza dei medici viene accantonata, la politica non mette in agenda il problema ambientale. Ma un numero crescente di studi mostra che l’esposizione all’aria inquinata, fin dal periodo fetale, si associa a performance cerebrali peggiori e anche ad un maggior rischio di deficit cognitivi correlati all’età. L’aria inquinata «soffoca» i polmoni, ma pure il cervello.

  Un’ampia ricerca su circa 25.000 cinesi ha dimostrato che i livelli di esposizione all’inquinamento atmosferico sono correlati con le capacità di risolvere test matematici e di linguaggio: quanto più si è esposti allo smog, tanto più peggiorano le abilità cognitive necessarie, soprattutto negli uomini e in chi appartiene a fasce socioculturali svantaggiate. Tutto ciò è particolarmente evidente con alcuni inquinanti derivanti dal traffico veicolare, come ossidi di azoto e particolato fine. 

I meccanismi precisi attraverso cui lo smog può diventare tossico per il sistema nervoso centrale non sono noti, ma sembra che possano essere coinvolti un incremento dell’infiammazione delle cellule immunitarie presenti soprattutto nei bronchi e nei polmoni, che a loro volta innescano una reazione infiammatoria generalizzata e sistemica, nonché un’alterazione delle difese antiossidanti.

 I danni sono evidenti perfino se si è esposti allo smog durante il periodo fetale: una recente ricerca su oltre 700 bambini olandesi, seguiti dalla gestazione fino a dieci anni d’età, ha verificato che anche livelli di inquinamento inferiori alle soglie stabilite dall’Unione Europea, comportano alterazioni nello sviluppo del cervello dei bimbi. La corteccia cerebrale risulta più sottile in alcune aree e questo sarebbe correlato a una maggiore impulsività e quindi a un maggior rischio di problemi come il disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività. 

Altrettanto dimostrati sono i rischi per le donne in gravidanza: l’esposizione prolungata alle polveri sottili si associa a una riduzione del peso del neonato alla nascita che, in proporzione, respira volumi d’aria doppi rispetto all’adulto, ed elimina in modo meno efficiente le sostanze tossiche. 

«L’esposizione allo smog è dannosa sulle capacità cognitive, ma c’è un modo per proteggersi», interviene Pier Mannuccio Mannucci, co-presidente del Seminario e Professore Emerito di Medicina Interna, Università degli Studi di Milano, «Il verde delle piante purifica l’aria delle nostre città intrappolando le polveri sottili, con un effetto positivo non soltanto per la salute cardiorespiratoria, ma anche per il cervello. Uno studio spagnolo su 2600 bambini della scuola primaria ha dimostrato che gli spazi verdi nella scuola e nell’ambiente circostante aiutano l’apprendimento, portando a un miglioramento dello sviluppo cognitivo. Piante e alberi riducono l’inquinamento atmosferico e in parallelo, nell’arco di un anno, portano i ragazzini ad avere un miglioramento nelle capacità di memoria e di attenzione».

 Tutto ciò dimostra che se l’urbanizzazioneche oggi riguarda il 55% della popolazione mondiale e raggiungerà nel 2050 il 75%ha ridotto drammaticamente la qualità e la quantità delle aree verdi, è ormai necessaria un’inversione di rotta.

 Aumentare gli spazi verdi nelle città e soprattutto vicino alle scuole, sarebbe certamente il miglior mezzo per proteggere il «capitale mentale» della popolazione. Tuttavia, le piante vanno scelte con attenzione evitando quelle che possono avere effetti allergizzanti, che possono essere amplificati dall’inquinamento atmosferico, come ad esempio le graminacee. 

La capacità degli alberi di ripulire l’aria dipende soprattutto dalla specie. Bisogna pertanto prevedere la scelta di determinate piante nelle varie aree, in base alle sostanze inquinanti presenti in quelle zone. Negli ambienti chiusi è preferibile scegliere piante «anti-smog» come ficus benjamin ed edera, più efficaci contro benzene e ammoniaca che sono le sostanze inquinanti maggiormente presenti in scuole, case e uffici. 

Immagine in evidenza: MeteoWeb

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