«La Terra è malata, l’uomo rischia» L’allarme di Luca Mercalli ai giovani

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Di Martina Segantini

I giovani B.Livers sulle orme del loro percorso sulla sostenibilità, hanno partecipato alla lectio magistralis tenuta da Luca Mercalli, presidente della Società Metereologica Italiana, su «Il valore della responsabilità per un pianeta sostenibile», all’interno del festival di filosofia Filosofarti.

Quante volte durante la giornata sentiamo parlare di natura, ecologia e inquinamento, ma le persone che lottano fermamente per difendere il pianeta sono purtroppo ancora poche. Lo sviluppo sostenibile però è forse l’unico modo che abbiamo per non compromettere la possibilità delle generazioni future di perdurare nello sviluppo e di attingere alle riserve naturali, esauribili, anche se spesso ce ne dimentichiamo.

La sostenibilità ambientale è la base del conseguimento della sostenibilità economica: la seconda non può essere raggiunta a costo della prima (Khan, 1995). Bisogna quindi riconoscere la forte interdipendenza tra economia e ambiente. Il modo in cui viene gestita quest’ultima ha un  forte impatto sull’ambiente e la qualità ambientale influenza significativamente i risultati economici.

Risulta evidente quindi che danneggiare l’ambiente equivale a danneggiare l’economia. Il primo però a uscire sconfitto da questa «guerra», così definita da Luca Mercalli, non sarà né l’economia, né la natura, ma sarà l’uomo, assolutamente impotente di fronte a questi irrefrenabili cambiamenti, incapace anche solo di sopportare un aumento di temperatura superiore ai 2° entro il 2100.

«La malattia è già in atto», afferma lo studioso «bisogna agire», ma forse molti di noi non si sono neanche accorti di essere malati o, semplicemente, lo stile di vita al quale tutti noi ormai ci siamo perfettamente adattati non accetta la possibilità di dover fare dei sacrifici.

Questo errore antropocentrico fa si che il problema non venga vissuto come prioritario, ignorando completamente il fattore tempo. Infatti, anche se agissimo drasticamente, partiremmo con un ritardo di circa trent’anni.

Problemi che si sarebbero già potuti risolvere negli anni 80, hanno trovato i primi riscontri concreti solo vent’anni dopo.

Segni in realtà impercettibili, quasi invisibili, assenti anche sui grafici. Un’assenza sconfortante che fa sentire impotenti quanti ogni giorno lottano per diffondere queste informazioni, che cercano di aprire gli occhi ai «malati», restando inascoltati o, peggio, ignorati.

«Comunicare i cambiamenti climatici non è facile», scrive Mercalli in un suo articolo, ma credo che soprattutto non sia facile comunicare e trasmettere le proprie idee e i propri valori  a chi non vuole ascoltare, a chi non è disposto a mettersi in discussione e a fare anche solo un piccolo cambiamento per fare la differenza. É necessaria una nuova generazione di giovani, sensibili ai temi dell’ambiente e dello spreco, informati e consapevoli, ma soprattutto disposti al cambiamento.

Ognuno di noi dovrebbe ascoltare il tacito grido d’aiuto della natura e non rimanere indifferente. É assolutamente necessario che, come afferma il filosofo Jiddu Krishnamurti, «ciascuno cambi se stesso per cambiare il mondo»

Immagine in evidenza di Wired.it

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