LA STORIA DI MELISSA

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Di Melissa Bossi

Dal giorno in cui mi è stato diagnosticato il male, la mia vita è cambiata. Non voglio riassumere tutto quello che è successo.

La ragione per cui sto scrivendo è un’altra. È strano, ma adoro pensare che senza quest’esistenza nel mondo adesso non sarei la persona che sono e non rinnego nulla, ma soprattutto la cosa meravigliosa che la vita mi ha regalato è stata la leucemia. Penserete che sono pazza, ma è la verità! Lo penso realmente. Combatto ogni giorno con una malattia strana, che a volte ti fa sentire tre metri sopra il cielo e poi ti fa sentire tre metri sotto terra: non ti ci abitui mai. Quando hanno pronunciato quelle tre parole «Hai la leucemia», il mio mondo ha cominciato a tremare, mi sono sentita morire dentro e ho tentato di farlo, più di una volta. Credevo di essere in un film, perché queste cose si vedono lì, il più delle volte.

Ho pianto tanto, forse troppo. Ho cercato invano un aiuto da parte delle persone che reputavo amiche. La mia vita era diventata insensata, vuota.

Poi un giorno non so cosa sia successo, so solo che una mattina guardandomi allo specchio, ho provato un forte desiderio di spaccarlo, di farlo in mille pezzi ed è stato lì che ho capito che non dovevo romperlo, ma dovevo essere io a cambiare. Ed ecco che Melissa cambia. Melissa riesce ad affrontare otto cicli di chemioterapia, analisi, ricoveri, febbre da cavallo, notti insonni, vomiti… eppure a questa malattia devo molto, le sono grata. Perché è la cosa più bella che mi sia successa, senza di lei non avrei mai scoperto la parte migliore di me. La gente come me, come chi è malato della mia o di qualsiasi altra malattia, ha la fortuna di aver toccato l’abisso più profondo e sa quello che conta davvero, che cosa vale la pena vivere e provare. È vero, forse non bisogna mai andare troppo a fondo nelle cose, restare in superficie in modo che anche il resto del mondo ce ne sia grato, ma per noi è diverso. Ci sarà sempre qualcuno che non ci capirà, che avrà qualcosa di più, che crederà di farci del male ridendo di noi e delle nostre vite, solo apparentemente normali, ma abbiamo superato tanti dolori, chemioterapie estenuanti e niente ci può scalfire.

Durante il corso della malattia, ho trovato delle amiche, delle compagne di viaggio, delle sorelle, virtuali in un primo momento, ma presenti e pronte a tutto in nome dell’amicizia, poi. Persone che mi hanno resa migliore, che mi hanno aiutata a capire che bisogna andare avanti a testa alta senza cedere alla paura, che non bisogna mollare mai. Persone che hanno saputo trasformare questo anno insidioso e difficile in qualcosa da guardare con occhi diversi, con gli occhi di chi ha avuto comunque tanto amore da rendere questa vita degna di essere vissuta, anche con un cancro. Al day hospital ho conosciuto delle persone meravigliose che poi non ce l’hanno fatta. Con loro ho condiviso gioie, dolori e speranze. Con la mia testimonianza e con il mio impegno spero ogni giorno di poter essere d’aiuto a chi si affaccia a questa esperienza. La strada per sconfiggere il cancro è dura e i momenti di sconforto sono tanti. Nonostante la forza che ci guida e ci spinge, i momenti di crollo sono fisiologici, ma in questo percorso si possono anche incontrare persone capaci di donare così tanto amore da modificare per sempre la nostra essenza. L’approccio che ho avuto è stato quello di parlarne, anche con chi entravo in contatto per poco, perché magari il calvario che ho passato io poteva essere utile a qualcun altro, anche a livello pratico, di informazioni sanitarie. «Come ti sei accorta?» «Che strada hai fatto?». Perché poi alla fine quando hai una malattia può servire.

La mia esperienza non è stata brutta, leucemia a parte intendo. Ricordo solo un periodo veramente orribile, quando ero senza capelli. Ho un carattere menefreghista, quindi sarei uscita anche senza niente addosso, ma è la gente che ti compatisce a darti fastidio. Certo, sarei stata così anch’io: avrei pensato «Poveraccio quello, cosa sta passando». È un commento che ti viene spontaneo, ma quando lo vedi negli occhi delle persone non è il massimo. Avere una malattia a quest’età è orribile. Gli anni più belli, gli anni del divertimento, dei primi amori… Oggi però posso dire che sono guarita dentro. La Melissa che si è ammalata non esiste più. Ora so che la guarigione del corpo arriverà. Ora so che mi amo. E so che dovrò tribolare ancora un po’, che la strada è ancora in salita. E con questa serenità, questa forza che sento dentro, ora finalmente so perché mi sono ammalata e perché nell’anima sono già guarita. Se ci voleva tutto questo per sentirmi così bene dentro e per vedere la vita in questo modo, allora sono orgogliosa e felice che mi sia successo. Sono guarita nell’anima. E mi ritengo la persona più fortunata al mondo. Ora il mio corpo, nel tempo, saprà come ristabilirsi.

E poi ci sarà il mio «e poi».

Di questo sono assolutamente certa. Mi ritrovo con molte cicatrici, ma una in particolare è la mia cicatrice di guerra. La trovo bella, mi piace, arreda. E durante questo anno, non so se fosse per esorcizzarla, ma della leucemia ho sempre parlato molto, perché è arrivata nella mia vita e io volevo rendere la mia vita il più normale possibile. Così mi è venuta una gran voglia di combattere l’ignoranza che circonda questi argomenti. Quindi vi chiedo: uniamoci; nascondere la malattia non aiuta a contrastare questi atteggiamenti. Di tumore ci si ammala, si muore, ma anche tantissimi sopravvivono (e soprattutto ci convivono). Quindi, via le parrucche e l’ostracismo. Io mi chiamo Melissa e ho il cancro.

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