LA STORIA DI DEBORA

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Di Debora Moretti

Il mio viaggio, la mia avventura, la mia storia ebbe inizio nel 1990, 27 anni fa, quando avevo solo un anno. Fu allora che mi diagnosticarono un linfoma non Hodgkin, un tumore che prende origine nel sistema linfatico, cambiando così la mia vita e quella della mia famiglia per sempre. Non saprei dire che cosa provarono i miei genitori in quei momenti, se rabbia, risentimento, o solo paura. Di sicuro fu l’amore per me che li spinse ad andare avanti, donando loro la forza per superare questa sfida durissima a cui la vita ci ha sottoposto. Oggi guardiamo insieme al passato con commozione, fieri delle nostre scelte e del nostro coraggio nell’intraprenderle. Infatti dopo una lunga trafila di terapie presso l’Istituto dei Tumori di Milano e il trapianto di midollo al Gaslini di Genova con successive chemioterapie, mia madre ha deciso di sperimentare una nuova cura, stanca di vedermi soffrire e dei continui referti senza speranza. Abbiamo così iniziato un percorso tutti insieme attraverso la Bioenergia e trattamenti olistici che, dopo anni, hanno portato alla mia guarigione in modo naturale, meno invasivo e definitivo. Queste discipline nel tempo mi hanno reso più forte e consapevole della mia persona, ponendo una nuova luce sulle mie capacità e la mia determinazione nell’affrontare l’esistenza. Da quel momento infatti, abbiamo adottato un nuovo stile di vita che giova a tutta la famiglia e a chi ci sta intorno. Questo mio viaggio parla di sofferenza e di rinascita che non è una rinascita dalle proprie ceneri; è un percorso in cui convivi con la presenza della morte, ma la sconfiggi acquisendo la certezza di essere su questa terra con uno scopo preciso. Un detto recita «il fiore più bello è quello che nasce nelle avversità». Mi piace pensare di essere proprio quel fiore. Questa però è anche una storia d’amore. Amore per me stessa, per la mia famiglia e per la vita; ed è proprio l’amore che mi ha portato a costruire il mio futuro e le mia speranza giorno dopo giorno, fino a quando ho preso parte a una festa di San Valentino molto speciale. Niente vino, frasi smielate e romanticismo da copione, ma cuori, bulloni e ragazzi che da quel momento avrebbero fatto parte della mia vita in modo speciale. Anime simili a me con trascorsi vicini, che ero destinata a incontrare per condividere con loro dolore, esperienze, ma soprattutto, speranze. In una parola B.LIVE. Grazie a loro ho iniziato un processo di ritorno alla memoria di tutto ciò che ho vissuto tra ospedali, cure, diagnosi e momenti familiari difficili, fatti e sensazioni che fino a quel momento non ricordavo con molta chiarezza. Tutt’oggi tante cose sono ancora poco lucide e alcune scene nella mia mente sono sfuocate. Ritengo che per certi versi questa sia una cosa positiva: quello che non ricordi non ti danneggia o non ti rende triste. Ma da un altro punto di vista è come se una parte del mio passato, una parte di me, si fosse persa nel dolore di quei giorni. Quando sei malato da piccolo, molto viene filtrato dagli adulti e con il tempo rimuovi naturalmente gli avvenimenti più dolorosi. Frequentando ragazzi che avevano vissuto situazioni simili alle mie, ho capito che essere malati e sperimentare l’assenza della salute ti cambia dentro, ma sei tu a decidere se questo cambiamento sarà positivo o negativo. Con loro sto avendo anche l’opportunità di conoscere realtà particolari e interessanti alle quali da sola non avrei potuto affiancarmi. Vari eventi nell’arco dei mesi, ci hanno portato a condividere lavoro, divertimento e amicizia: un arricchimento umano meraviglioso e continuo al quale oggi farei fatica a rinunciare. La mia visione positiva della vita la devo in gran parte al mio «guardiano», mia madre Claudia, che con la sua forza e il suo carattere mi ha protetto e tutelato nei passaggi più duri di questa nostra avventura. Compagna di stanza e insegnante a tempo pieno, è sempre stata capace di parare gli urti prendendo decisioni difficili e rendendo un gioco quello che per lei é stato un incubo. Per anni, in vari ospedali tra esiti ed esami, è stata il mio punto fermo, il mio sorriso giornaliero, la parola di conforto, la speranza, ma anche e soprattutto la mia verità. Fin da piccola ho sempre voluto sapere, avere consapevolezza di quello che mi stava accadendo e lei mi ha trattato da grande dandomi la possibilità di comprendere. In questo modo ho potuto affrontare ogni ostacolo con fiducia e serenità; se sai qual è il nemico da combattere potrai adottare la strategia giusta. Per questo le sarò sempre grata. La mia vita comunque non sarebbe la stessa, o non sarebbe continuata proprio, senza mia sorella gemella, Marcella: un essere compatibile con me al 99%, clinicamente parlando. Quando avevamo solo 7 anni, mi ha fatto dono del suo midollo osseo. Questa forte esperienza ci ha unito ancora più di prima e ce la porteremo dentro per sempre. Anche a lei sarò eternamente grata e non potrei immaginare la mia vita senza. Nonostante la diversità di carattere e i frequenti scontri, ci siamo sempre l’una per l’altra e il nostro amore va oltre le incomprensioni e le difficoltà giornaliere. In questo percorso di presa di coscienza, loro e altre persone a me care, non hanno mai smesso di ricordarmi quanto io sia forte e speciale, e da qualche tempo a questa parte, ho iniziato a crederci anche io. Per essere la persona che sono oggi, devo ringraziare quello che ho vissuto, ma delle volte mi domando se sia successo tutto veramente, come se a soffrire fosse stata un’altra me. Non ricordare a volte mi fa rabbia, in quanto credo che non si debba dimenticare ma fare esperienza, soprattutto se quello di cui siamo protagonisti è doloroso; anche il parto ad esempio lo è, ma dà la vita! A volte penso di essere rimasta viva per una ragione precisa. Perché proprio io in mezzo a tanti casi, a tante storie? Che sia forse destinata a una «missione più alta»? Me lo domando spesso, ma senza troppa convinzione, forse. Siamo speciali fino a quando crediamo di esserlo, il resto conta poco. Ad ogni modo spero di lasciare un segno, di «toccare» qualcuno prima di concludere tutto e raccontare la mia storia può essere un inizio. In conclusione voglio dire quello che credo sia importante e che mi ha unito ai B.Livers: credere sempre che sia possibile, amare chi si è in modo sincero e vivere appieno la propria vita con passione, fiducia e consapevolezza. In questo, la famiglia è fondamentale e i sogni aiutano molto. Il cancro ti insegna che non esiste solo quello che puoi vedere e che può essere sbagliato lo strumento con il quale stai guardando la realtà. Ti insegna che ci sono persone, relazioni, tempi e cose più importanti di altre, basta saper dare loro il giusto valore.

 

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