LA STORIA DI ALESSIA | Il Bullone

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Se il mondo ti crolla addosso? Non ti resta che affrontarlo e cercare di rialzarti.

Di Alessia Piantanida

Alessia 14 anni: una ragazza felice spensierata, fiera della sua vita e pronta a cominciare il primo anno di liceo. Questa «ero» io. Avevo scelto Scienze Umane, indirizzo dove non conoscevo nessuno, perché tutti i miei amici avevano preso altre direzioni. Io però ero convinta della mia scelta, perché già all’età di 5 anni sognavo di diventare maestra della scuola dell’infanzia e ho deciso così di perseguire la mia idea. 

Iniziata la scuola, dopo pochi mesi (circa novembre), una mia compagna iniziò a vomitare quasi tutti i giorni, soprattutto quando facevamo motoria. All’inizio non ci facevo molto caso, ma con il tempo penso di essermi lasciata influenzare un po’ troppo. Premetto che io da piccola ho sempre avuto il terrore di vomitare e ogni volta che succedeva piangevo e volevo accanto la mia mamma. 

Così ho iniziato ad avere paura di mangiare troppo per paura di vomitare. Ho diminuito sempre di più le dosi e la qualità del cibo, ma soprattutto, ho iniziato ad avere tutti i giorni nausea e mal di stomaco (una nausea che tutti definivano e definiscono tutt’ora, psicologica). Ho iniziato a perdere peso e i disturbi si facevano sempre più frequenti, così i miei genitori decisero di portarmi da un gastroenterologo che provò diversi farmaci per cercare di trovare una soluzione al problema. 

Non trovando rimedio, sono stata indirizzata al centro per la cura dei disturbi del comportamento alimentare dell’ospedale Niguarda di Milano. Fatta la prima visita a maggio 2015, mi dissero che avevo una malnutrizione di grado severo, mi diedero una dieta da seguire e mi dissero che avrei dovuto fare delle visite mensili per controllare l’andamento del peso. Mi consigliarono anche di intraprendere un percorso psicologico. Fu in quel momento che iniziò tutto. 

Alessia con la sua amica Cristina

I primi mesi non andarono benissimo, ma con l’arrivo dell’estate sono riuscita un po’ a riprendermi. Questa però era tutta apparenza, perché con l’inizio della scuola, quindi con ansie e stress, il peso ha cominciato a ridiscendere. Passato un anno in psicoterapia, la stessa psicologa mi consigliò di cominciare un nuovo percorso: quello della psicoterapia breve strategica. Era l’anno della quarta liceo. 

Da qui, anzi da molto prima, iniziai a non voler frequentare quasi più nessuno perché il pensiero di dover stare lontana da casa, nel caso in cui fosse successa la catastrofe (vomitare), non mi rendeva tranquilla. Smisi di andare a dormire dalle amiche, dalla mia cara nonnina (e questo mi dispiace un sacco), ad uscire a mangiare, a mangiare dalle nonne e a privarmi dei piaceri più belli della vita, perché ormai il mio unico pensiero fisso era: «Alessia non mangiare troppo perché poi stai male e se non sei vicina alla mamma, sono guai». Le mie assenze a scuola si fecero molto frequenti, tanto che ho quasi rischiato di perdere l’anno. In questo periodo mio nonno, malato oncologico da parecchi anni, ha iniziato a peggiorare e vederlo stare male mi spezzava il cuore.

Le cose intanto non andavano per niente bene: il peso continuava a scendere e io a mangiare sempre meno. Passavo tutto il giorno in casa sul letto perché non avevo le forze per fare nulla e intanto continuavo a ripetermi: «Non mangiare, non mangiare che poi stai male». Il peso scese drasticamente e così il 25 luglio 2017 entrai in ospedale con un percorso di Day Hospital quotidiano. Fu una salvezza e per questo non smetterò mai di ringraziare la dottoressa Tarlarini. Al momento non l’ho presa molto bene perché avevo paura, ma sapevo che era la soluzione migliore perché così non potevo continuare. Mi misero il sondino e da lì incominciarono le vere e proprie cure. Mi ricordo che tutti i giorni piangevo perché non volevo rimanere lontana da mia mamma e anche perché il sondino mi creava un po’ di nausea (forse anche quella, psicologica). Tre giorni dopo che ero dentro, arrivò la brutta notizia: mio nonno era deceduto. Un inizio non proprio ottimo, direi. 

Per andare tutti i giorni al Niguarda ho dovuto lasciare anche la scuola e frequentarla proprio in ospedale.

 Il percorso terapeutico consisteva nel vedere tutti i giorni dietiste e medici che si sono rivelati per me un vero e proprio «tesoro». La dottoressa Manna mi ha aiutata davvero tantissimo! Mi capiva e mi faceva sentire capita, grazie ai suoi fantastici discorsi (davvero la ammiro molto per la sua competenza). Le sono davvero grata perché sono riuscita, pian piano, a riprendermi. 

18 dicembre 2017: ho tolto il sondino! Sì, l’ho tenuto per sei mesi di costante e duro lavoro. 

Verso marzo sono passata in fase 2 e devo dire che il cambio di medico e dietiste mi spaventava parecchio, ma con il tempo mi sono affezionata e soprattutto, fidata di loro.  

Ho iniziato anche a rivedere gli amici che grazie al cielo non mi hanno MAI abbandonata e sono sempre stati al mio fianco. E per questo li ringrazio infinitamente. Anche in ospedale ho conosciuto delle bellissime persone che, nonostante avessero un problema diverso, mi sono state vicine. 

Intanto i miei studi continuavano e sono riuscita anche a fare la maturità!

A luglio ho finalmente fatto la mia prima vacanza dopo tanto tempo! È stata una vera e propria gioia. 

Le cose però, sono un po’ peggiorate con l’inizio del nuovo anno e ho ricominciato a perdere peso: tuttora non l’ho recuperato. Ogni giorno penso al fatto che dopo sei anni sono davvero stufa di questa situazione e il problema più grave è che proprio non ho idea di come uscirne. So che la via d’uscita c’è, devo solo trovarla. Fortunatamente ho una nuova psicologa che mi sta aiutando tantissimo e che ogni tanto, quando ho questi momenti di sconforto, mi dice che ce la farò; sarà lunga ma ce la farò.

In tutto questo è nata in me una grandissima passione per lo shopping e chi mi conosce bene lo può certo capire! Lo shopping per me è una cosa terapeutica, mi rende davvero felice. Girare per i negozi, entrare nei camerini, fare le foto per poi postarle su Instagram. Certo, ho iniziato anche a raccontare un po’ la mia vita e le mie passioni anche sui social. E devo dire che questo, caratterialmente, mi ha sbloccata molto. Prima infatti ero una ragazza timida e chiusa in se stessa, ora sono proprio cambiata, in meglio ovviamente! 

Uno dei miei più grandi problemi è di sentire che non sono mai abbastanza, o che sono sempre di troppo, oppure di venire sempre dopo gli altri. Ma devo dire che entrando in un grandissimo gruppo di ragazzi e non solo, i B.Livers, sono riuscita a sentirmi più accettata, soprattutto da alcune ragazze: care Sofi, Ele e Marti qui entrate in gioco voi. Perché una cosa l’ho capita, grazie a una persona per me speciale (C.F.): io ho bisogno di un costante affetto, cosa che pochi riescono a darmi… certo, magari sono anch’io che non riesco a vederlo dove forse potrebbe esserci, ma questa è un’altra storia.  

Nella foto una sorridente Alessia tra i fiori

Il ringraziamento più grande va ai miei genitori e ai miei parenti che mi hanno sempre sostenuta e mai abbandonata. So benissimo che è difficile capire la mia strana paura (infatti molti di loro, inizialmente pensavano fosse solo una scusa per non mangiare e non aumentare di peso), ma per me l’importante è che ci siano e mi dimostrino la loro vicinanza. 

Ho poi deciso di provare ad affrontare un viaggio un po’ più impegnativo del weekend in una città europea. Parlando con la dottoressa, sono riuscita a mettere in atto e a realizzare uno dei miei viaggi da sogno che attendevo dalla terza media: andare alle Maldive!

Prenotato tutto a febbraio, sono proprio qui mentre sto scrivendo… esatto, in questo momento mi trovo a scrivere la mia esperienza e devo dire che per me non è stata facile l’idea di prendere un volo di nove ore e dovermi adattare a una cucina diversa da quella di casa. Ho cercato comunque di provare ad assaggiare qualcosa di nuovo, ma anche di attenermi ai miei piatti italiani, per quanto possibile. Devo ammettere che mi sento proprio bene qui, in questo paradiso, e anche i miei genitori mi vedono più felice e solare. E sinceramente anch’io mi sento così! Del resto, chi non starebbe bene in un paradiso come questo?

Insomma, adesso la mia vita è un po’ più a colori e non più solo in bianco e nero, anche se la strada sarà sicuramente ancora molto lunga, purtroppo. 

Concludo con una frase che mi sta molto a cuore, tanto che me la sono anche tatuata sul braccio per non dimenticare che non bisogna MAI mollare, ma solo combattere per raggiungere la felicità: NEVER GIVE UP.

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