LA LUNGA E DURA LOTTA CONTRO DI LUI. IL MIO DEMONE. LA DEPRESSIONE.

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E a quel punto capì che avevo toccato il fondo. Non avevo voglia di fare niente, non volevo uscire di casa, ma non volevo neanche stare lì. Volevo trovarmi in un luogo isolata da tutti, in cui nessuno potesse vedermi, parlarmi o ascoltarmi. Ogni scusa per andare in bagno e rinchiudermi, o mettermi sotto le coperte e piangere, era buona. Non ascoltavo quando la gente mi parlava, poche volte rispondevo quando mi chiedevano qualcosa. Non perché non volessi farlo. Semplicemente non li ascoltavo perché pensavo ad altre cose.

Ogni volta che qualcuno mi chiedeva “Come stai?”, “Passato bene il fine settimana?” o “che farai questo pomeriggio?” rispondevo “Si, bene” con un sorriso stampato in faccia. Non esisteva nulla di più falso di quel sorriso. Avevamo fatto amicizia ormai, mi aiutava in ogni situazione, era sempre al mio fianco. Era la mia maschera, il mio scudo, la mia barriera.

Non piangevo tutti i giorni, le lacrime ormai le avevo esaurite. A volte semplicemente mi sedevo e guardavo il vuoto. Pensavo molto. Tutto il tempo. Pensavo a cose brutte. Molto brutte. Pensavo a come sarebbe stato il mondo se io non fossi esistita. “Tipico” penserete voi. Ma quelli che non l’hanno mai provato non capiranno mai quanto possa essere brutto e quanto faccia male.

Ogni giorno mi domandavo ‘Perché?’, ‘Perché devo sopportare tutto questo?’, ‘Cosa ho fatto di male per soffrire così tanto?’. Nonostante provassi a rispondermi non trovavo mai la risposta.

E così mi svegliavo tutti i giorni facendo finta di niente, cercando di comportarmi normalmente e facendo finta di essere felice. Ridevo per tutto, anche se non c’era niente di divertente in ciò che si diceva o faceva. Da qualche parte ho letto che le persone che ridono tanto sono quelle che soffrono di più: lo fanno per nascondere il loro dolore. Non sono mai stata così d’accordo con una frase.

Dentro di me tutto era un caos, come se avessi un demone che non mi lasciava in pace. Cercavo di rinchiuderlo ogni giorno e di non farlo notare. E ci riuscivo anche, ma solo in certi momenti. Quando ero sola ne approfittava e usciva. Mi travolgeva con quei pensieri che non avrei voluto avere. In quei momenti quella rinchiusa ero io.

Avevo costruito una barriera intorno a me, non permettevo a nessuno di attraversarla e di sapere come mi sentivo. Pensavo che si sarebbero presi gioco di me, pensavo che mi avrebbero trattato male. Non volevo essere etichettata come ‘quella strana’. Mi sarei sentita vulnerabile. Solo l’idea che ciò potesse accadere mi tormentava.

Andò avanti così per un bel po’ di tempo. Non so per quanto, non riesco a dirlo con certezza. In quel periodo il tempo era la cosa che mi importava di meno. Non so dire quando iniziò. Non so neanche dire quando finì, perché non credo di aver superato totalmente quella che viene chiamata ‘depressione’. Ovviamente ora sto molto meglio, ma ci sono sempre delle piccole ricadute. Ma il peggio penso sia passato.

Questo cambiamento non ha preso solo un giorno. Non è successo che un giorno mi sono svegliata e mi son detta ‘ok, basta. Da oggi sono una persona nuova. Da oggi tutto sarà diverso ’ e tutto magicamente è cambiato. È stato difficile superare quel periodo e tutte quelle emozioni negative. È stato difficile combattere quel demone che avevo dentro. Il processo è stato lento e faticoso. Dovevo combattere e non lasciare che la depressione vincesse.

Un giorno mi sono seduta e ho parlato con me stessa. Ho pensato a ciò che mi stavo facendo. Avrei davvero continuato a vivere così per il resto della mia vita? Avrei lasciato che questo demone mi consumasse fino ad arrivare al limite? E per limite sapete cosa intendo. Volevo veramente continuare a vivere in quella maniera, tormentandomi, facendomi del male, e consumando me stessa? Era davvero quello che volevo fare?

No.

Dovevo andare avanti. Volevo andare avanti.

Non volevo essere prigioniera di quel mostro. Non dovevo lasciare che mi proibisse dei miei sogni, dei sogni che volevo realizzare fin da quando ero piccola e dai quali Lui mi stava allontanando.

Ho affrontato me stessa e con il passare dei giorni ho iniziato a fare e a pensare le cose diversamente. Non so bene dire come tutto questo processo è andato avanti. So solo che poco a poco iniziavo a rialzarmi. Sì, rialzarmi. Perché la depressione poco a poco mi aveva trasportato giù, in una specie di buco nero. 

E dopo quel lungo processo ora sono qui. Non sono morta, sono più forte di prima, mi sono imposta dei traguardi da raggiungere e sto andando avanti. Non mi sono arresa, nessuno mai deve farlo. Non lasciarti prendere dalla depressione. Non ti dico di non essere mai triste, a volte piangere ed essere tristi aiuta, ma non lasciare che questo occupi tutta la tua vita. Ci possono essere problemi, puoi commettere errori, possono succedere molte cose, ma non arrenderti mai, non lasciare che ciò che stai provando ti consumi come è successo a me e ad altri. Non sei debole se sei stato vittima della depressione, anzi, sei stato più forte di molti altri perché hai resistito a questo mostro per troppo tempo. Realizza i tuoi sogni, tu puoi farcela, in fondo siamo tutti uguali. Se altri ci sono riusciti, possiamo farcela anche noi. 

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1 Comment
  1. Massimo Cavalieri d'Oro 10 mesi ago
    Reply

    Soffro di depressione maggiore sin da quando ero bambino, e con il passare del tempo continuo a scivolare sempre più giù su quella parabola lenta ma discendente dalla quale non riesco a scappare, come quando ci si lancia giù nel circuito con uno bob e non ci si può nè fermare, nè uscirne.
    C’è bisogno di sensibilizzare la gente circa la depressione, poiché troppo spesso veniamo giudicati erroneamente come pigri, senza carattere.
    La depressione è una malattia a tutti gli effetti. Una malattia grave che può perfino portare alla morte, nella solitudine e nell’incomprensione.
    E’ come un tumore, ma che solo tu puoi vedere, e per il quale non esiste intervento chirurgico di asportazione.
    Spesso noi che soffriamo di depressione veniamo ignorati, giudicati, o perfino scherniti da chi di dopamina e serotonina ne ha da vendere. Questa è l’ignoranza, il non conoscere la malattia. Nessuno si sognerebbe mai di parlare così di una persona confinata su una sedia a rotelle, ne scoppierebbe un caso di Stato, giustamente. Eppure la depressione confina, forse ancor di più, in un labirinto pieno di pericoli, dove il rischio è quello di perdere la vita.

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