Io, inglese, ho preferito farmi curare in Italia.

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Di Sofia Catuara

Qui in Italia ho incontrato molte persone convinte che la Sanità sia meglio all’estero. Certamente ci sono cose che andrebbero migliorate, ma la Sanità non è una di queste.

Sono nata e cresciuta nel Regno Unito, e sono certa che molti di voi penseranno: «Beh, lì sono avanti!». Mi dispiace deludervi ma è una credenza errata. Credevo anch’io che avessimo un buon sistema sanitario, ma ero troppo giovane e non avevo esperienza in merito per capirlo. Avevo 11 anni quando cominciai a non stare bene, e con gli anni i sintomi peggiorarono, ma i medici non facevano abbastanza per capire quale fosse il problema. La situazione precipitò tra i 15 e i 18 anni. Ero fortemente anemica, e scoprii tempo dopo, in Italia, che con i miei valori avrebbero dovuto perfino farmi delle trasfusioni. I medici in Inghilterra, non esaminarono mai il mio retto, nonostante sanguinassi ogni volta che andavo in bagno. Per fortuna, venni a trovare il mio ragazzo in Italia, e lui mi portò in un Pronto Soccorso, dove una chirurga finalmente fece un’esplorazione rettale, e disse che il mio retto, e forse anche il colon, erano completamente tappezzati di polipi. La chirurga mostrò preoccupazione: avrebbe voluto ricoverarmi e farmi una colonscopia e una gastroscopia; probabilmente perché sospettava già da quale sindrome fossi affetta.

Tornai in UK con il referto dell’ospedale Italiano, pensando: «adesso faranno qualcosa!», mi sbagliavo. Era settembre 2009, e solo ai primi di novembre si decisero a sottopormi a colonscopia, malgrado il mio medico di famiglia ancora non era convinta che fosse il caso. Quindi dovetti aspettare 2 mesi nonostante l’indicazione fosse di urgenza. La diagnosi fu: Poliposi Adenomatosa Familiare, rara malattia genetica. Dovetti sottopormi a 2 interventi maggiori all’addome poiché con questa sindrome i polipi diventano sempre cancro. Per la mia esperienza, nel Regno Unito è molto più complicato ricevere le giuste cure. Nel mio caso sfortunato, ci vollero anni e un referto medico Italiano. Ero quasi rassegnata al fatto che mi avrebbero lasciata morire. Il medico di famiglia non consegna al paziente l’impegnativa per l’esame, ma invia tramite posta ordinaria una lettera allo specialista o all’ospedale, richiedendo la visita o l’esame. Mio papà dopo un ictus, è stato mandato a casa il giorno stesso dal Pronto Soccorso senza aver ricevuto alcun cura! A mia mamma, dopo una giornata al PS con forti dolori alla testa e vomito, sono stati fatti solo esami del sangue e urine e dimessa con morfina.

La mia specialista a Londra mi ha consigliato una gastroscopia ogni cinque anni. In Italia faccio questo esame ogni anno, o anche più spesso se ho sintomi. Basta aprire qualsiasi giornale inglese per leggere casi di malasanità in tutto il Paese. In Italia sono seguita benissimo e apprezzo tutto ciò che fanno per me. I miei genitori, i miei fratelli e mia sorella vivono ancora là, e ogni giorno sono preoccupata per loro. Posso solo sperare che un giorno decidano di venire qui in Italia per una valutazione. Potrei riportare tantissimi altri esempi di malasanità, ma non basterebbe l’intero giornale!

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