Intervista al direttore artistico di X Factor Simone Ferrari

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Di Debora Zanni

Mercoledì 21 novembre noi B.Livers abbiamo avuto la possibilità di assistere alle prove generali della quinta puntata Live di X Factor Italia. Studio semi-vuoto, luci, tecnici e i ragazzi: ecco a voi la preparazione dello show. Il Live in questione  era dedicato esclusivamente alla presentazione degli inediti dei concorrenti. Così si sono sfidati Luna, Renza Castelli, Anastasio, Sherol, Naomi, BowLand, Leo Gassmann e Martina Attili, provando fino alla perfezione e dando il meglio di loro stessi. Però non ci siamo certo limitati a questo. Infatti, tra una preparazione e l’altra, siamo riusciti a fare una piccola chiacchierata con Simone Ferrari, il direttore artistico del programma, che ci ha accolto sorridendo e si è scusato per averci fatto aspettare.

Dopo esserci presentati brevemente, abbiamo iniziato la nostra intervista. Simone ci ha subito raccontato la sua idea di che cosa avrebbe voluto fare nella vita quando era più giovane: era appassionato di musica, era un batterista e suonava molto, ma era anche molto interessato al mondo del teatro. Ai tempi del liceo, infatti, voleva suonare; raggiunta la maggiore età, però, voleva fare spettacoli; qualche anno dopo, invece, voleva fare entrambi; adesso si può dire che stia effettivamente facendo entrambi! Abbiamo parlato anche di difficoltà personali e Simone, più che di «dramma», parla di sfide. Deciso ad andare via dall’Italia, è andato a vivere all’estero, in Canada, ma si è sentito solo, ci ha confidato; e questo gli ha permesso di mettersi alla prova. «Le difficoltà sono sempre state legate a delle sfide che mi ero posto da solo», spiega Simone, che ha provato a fare un lavoro che non esisteva, e cercato luoghi che potessero accoglierlo diversamente, il tutto basandosi sulla curiosità e sulla ricerca. Infine, abbiamo parlato  delle emozioni che ci ispirano, e Simone ci ha raccontato dello stupore, che è l’emozione che più lo guida nel suo lavoro: «quando riesco a stupirmi di cose che ho pensato, ma che poi si trasformano davanti a me in una maniera totalmente diversa… quella è l’emozione che mi motiva di più». Lo stupore, però, ci avverte, può diventare una dipendenza: lo si cerca in ogni cosa, ma nella quotidianità non ci si può stupire ogni giorno, per ovvi motivi; insomma, stupirsi per ogni macchina, ogni cagnolino o albero, potrebbe dare agli altri un’idea distorta di noi. Così Simone ci ha confidato che si stupisce proprio perché cerca qualcosa che non conosce. Per concludere la nostra intervista, gli abbiamo chiesto quale fosse la sua rivoluzione, cioè in che cosa crede di più, e la sua risposta è stata immediata: l’immaginazione, ovvero la possibilità di cambiare molte cose. Lui stesso afferma: «io credo nel potere immaginifico di ognuno di noi». Giunti al termine ci siamo salutati con la promessa di rivederci nella nostra redazione per una chiacchierata più tranquilla, spontanea e genuina, e con molte più domande curiose.

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