INTERVISTA A LORENZO CATAPANO

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Di Riccardo Schiavi

Lorenzo Catapano, un ragazzo come noi. Ventidue anni e una passione: lo snowboard. A quattro anni la prima volta sugli sci. A dieci la folgorazione: una tavola e tanta curiosità. «Papà, posso provarla?». Da lì è subito amore. E tanti sacrifici. A quattordici anni molla tutto: parenti, amici, conoscenti. Da Ascoli Piceno vola in Veneto, dove c’è una scuola speciale: lezioni la mattina, sport invernali il pomeriggio. Il sogno prende forma piano piano. E a diciassette anni arriva la chiamata in Nazionale. Cinque allenamenti a settimana e gare nel weekend. La vita si sposta ad Aosta, per essere vicini alle piste e prepararsi alle gare. Poi una caduta. Una spalla rotta e uno strano taglio sotto l’occhio. Un medico che si insospettisce e chiede un esame in più. Dopo una settimana gli esiti: sarcoma di Ewing all’occhio destro. Il mondo cambia. Le priorità diventano altre. Ma gli amici sono vicini, la squadra nazionale anche: «Noi ti aspettiamo. Tu vedi di riprenderti». Lollo vince la guerra e dopo un anno si torna più forti di prima. I medici non sono distanti, ci sono le cure e c’è l’affetto.

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Il posto in Nazionale c’è ancora e si vola. Primo classificato in Italia, sesto in Europa. È la dimostrazione che si può andare oltre, che si possono  superare le difficoltà. È una storia di determinazione e di volontà.

Com’è la vita di un atleta della Nazionale? «Allenamento, allenamento, allenamento. Tanto impegno e forza di volontà. Ogni giorno faccio due ore di palestra e due ore di snowboard. Seguo una dieta per prepararmi alle gare, per arrivare al meglio»

Consiglieresti il tuo sport? «Sì, a chiunque! Tutti possono fare snowboard. Iniziare è più difficile che imparare a sciare, ma ne vale la pena. Con la stessa tavola si può fare dalla discesa alle acrobazie. E anche un fuori pista ogni tanto».

Perché ti piace? «Perché mi fa sentire libero».

E la fidanzatina? «Al momento no, non avrei tempo per pensarci. Sono concentrato sugli allenamenti. Quando sarà il momento arriverà».

Che cos’è cambiato dalla malattia? «È cambiato il mio approccio alla vita. Prima avevo paura di fare certi salti. Ora ho più coraggio. Le persone sono anche più disponibili ad ascoltarmi, mi chiedono consigli. Ma per i miei compagni di squadra sono lo stesso ragazzo di prima. Ho trovato forze che non pensavo di avere. Ogni volta che incontravo i medici, la mia prima domanda era “adesso posso tornare a fare snowboard?”. Una volta sono andato prima del nullaosta. E mi sono preso un trauma cranico. Ma per fortuna non ci sono state complicazioni».

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Anche tu hai paura di non riuscire? «L’ansia è una parte fondamentale nelle gare. Aiuta a dare il meglio. Ma non bisogna farsi soffocare. Con il mental coach sto lavorando su questo punto».

Si può fallire? «Sì, quando sbaglio mi incazzo. Però poi cerco di passarci sopra. Quello che ho imparato è che sono i no della vita che fanno crescere».

Ti capitano mai giornate in cui proprio non hai voglia di allenarti? «Sì, ma quello che faccio mi piace talmente tanto che quando arrivo in pista passa tutto».

Ti vedremo alle Olimpiadi? «Certo, voglio farcela! Ci proverò con tutte le mie forze!».

Hai un mantra? Qualcosa che ti dia coraggio prima delle gare? «”Io credo in me. Io sono un vincente. Io sono un diamante”».

Noi di B.LIVE abbiamo 3 parole: essere, credere, vivere.Quali sono le tue? «Pensaci, credici, fallo. Non è semplice. Ma quando mi metto in testa una cosa cerco di abbattere ogni ostacolo per arrivare al mio obiettivo. E ogni problema mi dà più forza per arrivare dove voglio».

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