INSTADETOX: 7 GIORNI PER LIBERARSI DA INSTAGRAM !

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“Dai, che Instagram adesso lo hanno tutti”

“No, perdo già troppo tempo su Facebook, figurati se mi iscrivo a qualcos’altro”.

Più o meno erano queste le posizioni forti di due mie amiche, di cui una voleva convincere l’altra ad aprire il suo profilo Instagram. Alle loro idee, si aggiungeva la posizione di Anna che, pur avendo Instagram, se ne pentiva a suon di “finché sei in tempo non farti Instagram. Io l’ho abbandonato per un anno e stavo davvero meglio. Perché Instagram è bastardo: vedi tutte foto fighe, così tu ti senti una merda.

Ho assistito a questa conversazione un lunedì sera a cena e mi è piaciuta tantissimo. Proprio queste parole mi hanno fatto venire in mente di rinunciare ad Instagram, unico social a cui sono iscritta. Volevo vedere se si sta davvero meglio senza, come dice Anna.

 

Primo giorno: mercoledì

Da lunedì sera ho in mente di disinstallare l’app di Instagram dal mio smartphone. Non ne sono proprio convinta, ma vorrei provarci. Quel discorso di Anna mi ha incuriosito. Voglio mettermi alla prova e vedere se riesco a farne a meno. Ci penso tutta la mattina, poi prendo coraggio e disinstallo l’app. Fatto. Vado in università. Tutto normale. A pochi minuti dall’inizio della lezione, mi rendo conto di star cercando compulsivamente l’app sul cellulare. Sono annoiata. Divento nervosa. Non so cosa fare. Mi arrabbio e non capisco perché. Illuminazione: ho disinstallato l’app poche ore prima. Mi tranquillizzo.La scena si ripete molte volte nella giornata. Circa ogni 10 minuti. Non credevo di voler accedere ad Instagram così tante volte in una giornata. Sarà che più non hai una cosa, più la cerchi…

Secondo giorno: giovedì

Stessa scena del giorno precedente: cerco l’app e non la trovo. Mi arrabbio e mi calmo. Sembra un atteggiamento da crisi di astinenza. A questo si aggiunge che sono anche tagliata fuori dal mondo. Alla domanda “hai visto la mia storia di ieri?” non so rispondere. Sembro maleducata e per rimediare chiedo “cosa avevi pubblicato?”. In risposta ricevo un “vattelo a vedere”. “grazie” replico. Al dramma delle amiche che si sentono ignorate, si aggiunge un “Hai visto il figlio della Ferragni?”. Rispondo con un “no” secco, ma in realtà sono curiosa. Fra tutto questo, la giornata scorre lenta, senza possibili distrazioni. Per ripiego, studio. Ogni pagina letta mi fermo e butto l’occhio sul cellulare. Sembro in attesa della notificail tuo dispositivo ha installato Instagram autonomamente per la tua salute”.

Terzo giorno: venerdì

Non resisto. Chiedo a mio fratello con una scusa informazioni su profili Instagram altrui. Lui mi liquida con un “non hanno pubblicato niente” poco veritiero e molto scocciato. Passo oltre e mi rassegno. La giornata è sempre monotona. Non so cosa fanno i miei amici nè che vestito ha indosso Leo, il figlio della Ferragni ovviamente. Continuo a studiare. Ogni tanto mi ritrovo a guardare il vuoto, ma subito mi torna la concentrazione. È sera, guardo il mio smartphone: la batteria è ancora sopra il 40%. Di solito è a questa percentuale già a mezzogiorno. Mi rendo conto che la batteria non si scaricava presto perché vecchia, ma per il mio uso compulsivo. Metto in carica il cellulare perché non si sa mai. Vado a dormire.

 

Quarto giorno: sabato

Voglio poter accedere ad Instagram, ma non lo faccio. Resisto. Apro il libro per studiare e mi rendo conto che, in pochi giorni, ho letto più capitoli che in settimane. Questa cosa di non avere Instagram mi inizia a piacere. Ho studiato tantissimo. Sono stata brava e domani posso riposare. Decido anche di comprare su Amazon quel libro che avrei voluto leggere da tanto. Ora ho tempo e posso permettermelo.

Quinto giorno: domenica

Non avere Instagram non mi crea più tanti problemi. Sto iniziando a capire che possono vivere anche senza continuare a scorrere Instagram Stories. Lo dice una che le aggiornava in continuazione. Bel traguardo. Comunque sia chiaro: mi piacerebbe ogni tanto sapere cosa hanno pubblicato gli altri, ma così, solo per curiosità. Ah, dimenticavo. L’uso compulsivo del telefonino è quasi azzerato. Dico quasi perché essere in decine di gruppi Whatsapp non aiuta. Ho un’idea: disinstallo anche Whatsapp! Mia mamma mi ferma: “Io poi come faccio a sapere dove sei?!?”. Ci rinuncio. Forse disinstallare anche Whatsapp è eccessivo, per ora.

Sesto giorno: lunedì

Non sento più il bisogno di accede a Instagram, ma c’è ancora un po’ di innocente curiosità. Vedere cosa fanno gli altri nel mondo alla fine non mi dispiace… Arrivo a un compromesso. Installo la web app di Instagram solo su IPad. Attenzione questa non è una sconfitta. Io ho a disposizione l’IPad solo qualche sera. Questo significa che non potrò accedere ad Instagram decine di volte in una giornata e non perderò tempo. Un altro vantaggio enorme di avere a disposizione Instagram solo poco tempo è che non potrò pubblicare Stories. Sembra una sciocchezza, ma pensateci. Sono l’unica che, invece di godersi i momenti, pensava a che bella Instagram Story ne sarebbe nata? Non credo.

Settimo giorno:martedì

Oggi posso iniziare a trarre le conclusioni sul mio esperimento. Prima però voglio mettervi al corrente di una cosa. Ieri sera quando ho aperto l’app di Instagram sul mio IPad, l’ho subito chiusa. Mi annoiava. Strano, no? Arriviamo alle conclusioni. I primi tre giorni sono stati davvero difficili. Sembrava proprio che dovessi disintossicarmi. Ho rivalutato la classica frase di molti “i social sono una droga”. Credo abbiano ragione. La seconda parte della settimana è andata nettamente meglio. Mi sono resa conto di quanto spazio occupasse Instagram nella mia vita, cosa che non avrei mai creduto. Con questa consapevolezza, ho potuto dedicarmi ad altre cose. Semplicemente ho potuto riposare libera dal pensiero che, come direbbe Anna, “la mia vicina di casa è alle Maldive, mentre io sono a casa con pigiama e raffreddore”.

Infine, il compromesso di installare Instagram su un dispositivo che non ho sempre a disposizione è una scelta vincente. Riporta Instagram alla sua funzione più sanaconcedere un momento di svago e non sostituirsi alla vita reale. L’idea di Anna secondo cui senza Instagram si sta meglio è vera. Ergo, perché non provate anche voi a limitarne l’uso?

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