Il calcio femminile delle nostre ragazze Azzurre | Il Bullone

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Gol, abbracci e macarena.

Di Alessandra Parrino

È la sera dell’8 giugno 2018, si sta giocando Italia-Portogallo. Il cronometro segna il novantesimo minuto, Bonansea segna il gol del 3 a 0, poi corre verso le sue compagne in tribuna e si abbracciano, tutte le ragazze in campo, in panchina e quelle in tribuna, si abbracciano. 

Eccola la forza che le ha portate a tenere alta la bandiera italiana in Francia, quell’abbraccio, quell’unione che centimetro dopo centimetro, partita dopo partita, ci hanno dimostrato e forse anche un po’ ricordato. 

La nostra nazionale femminile di calcio è partita alla volta della Francia un po’ in sordina, non hanno mai gridato di esserci perché sapevano che così nessuno le avrebbe ascoltate. Lo hanno sussurrato e hanno sorriso, sorridevano sempre, ballavano la macarena, che adesso è diventata il ballo di tanti bambini che segnano gol in oratorio o in un campo sportivo. 

Sono partite e in pochi avrebbero pensato di vederle arrivare così lontano, ma loro sognavano, sognavano in grande. 

E si sa che se uno insegue un sogno diventa più forte. 

Queste ragazze hanno insegnato a un’Italia spenta, come i sogni siano il motore che ci porta avanti, come sia bello crederci per davvero nelle proprie possibilità, nelle opportunità che la vita ti mette davanti. 

A diverse di loro è stato chiesto cosa significa essere calciatrice e le loro risposte sono state: «Essere una calciatrice è istinto», (Sara Gama); «Essere una calciatrice è essere me stessa», (Galli); «Essere una calciatrice è una fortuna», (Bonansea). Ecco, loro parlano di fortuna, istinto, essere se stesse; tutte cose che ci devono far capire come queste ragazze hanno affrontato il percorso per diventare delle calciatrici. Pensare che chi ha parlato del calcio femminile, alle volte le ha insultate e sminuite, invece tutte loro hanno reagito a questi atteggiamenti, sul campo

Hanno creato un gruppo ancor prima che una squadra, hanno permesso a migliaia di bambine di sognare e di non sentirsi inferiori a nessuno. 

Queste nostre ragazze azzurre non sono state sconfitte nemmeno ai quarti (da un’Olanda arrivata seconda dietro solo agli Stati Uniti), perché hanno portato a casa la vittoria più grande. Hanno dimostrato il loro valore sia come singole che come gruppo, hanno dimostrato a una nazione intera che esiste un calcio ancora incontaminato, ancora bello e sano, fatto di fair play e di bei gol. 

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