HIV, tutto quello che c’è da sapere | Il Bullone

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L’incontro con il Direttore del Laboratorio di Evoluzione e Trasmissione virale al San Raffaele di Milano, Gabriella Scarlatti e il suo team.

Di Ada Baldovin

Gabriella Scarlatti, Direttore del Laboratorio di Evoluzione e Trasmissione virale al San Raffaele di Milano, ci ha accolti nei suoi laboratori per discutere di un argomento che sta molto a cuore al Bullone: il virus dell’HIV.

Nella foto Gabriella Scarlatti

«Problema tutt’altro che risolto quello dei contagi tra i giovani che sempre meno sono informati su questo tema», così comincia l’intervento di Gabriella Scarlatti, «Si calcola che in Italia ci siano circa 130mila sieropositivi, di cui un quarto non sa di esserlo». L’enorme difficoltà che si riscontra nello sradicare questa pandemia risiede proprio nella mancanza di una coscienza comunitaria sul virus. Spesso i pazienti scoprono di essere sieropositivi per caso, durante esami relativi a qualcos’altro, o addirittura quando si trovano già in fase conclamata AIDS.

Il virus dell’HIV infatti, ha un tempo di incubazione molto lungo e i sintomi che si possono riscontrare appena si viene infettati (fase acuta), sono gli stessi che si potrebbero avere con una comune influenza. Solo con l’insorgere di infezioni opportunistiche che si ripropongono continuamente, la persona infetta può avere dei campanelli d’allarme.

«Dal momento del contagio alla malattia conclamata, passano anni in cui il paziente quindi, ignora le sue condizioni, questo porta inevitabilmente a proseguire lo stile di vita che si ha avuto fino a quel momento». Ciò significa che la persona infetta durante gli anni, ne può contagiare a sua volta molte altre, senza saperlo, attraverso dei comportamenti a rischio che ricordiamo essere: rapporti sessuali non protetti (quindi senza l’uso del profilattico) con una persona HIV positiva e trasfusioni di sangue infetto e dalla mamma al bambino qualcosa non venisse presa in cura preventivamente.

«Il test, che esiste ed è gratis, facile e veloce da fare, tuttavia non è ancora stato inglobato nelle procedure mediche standard, in quanto richiede la compilazione di un modulo specifico riguardo alla privacy. I minorenni, inoltre, hanno bisogno della firma dei genitori per poterlo effettuare» ci dice Filippo Turrini.

Attualmente nel mondo ci sono circa 40 milioni di sieropositivi e i casi aumentano di anno in anno, ciò nonostante la curva dei morti sia scesa drasticamente da vent’anni a questa parte, grazie alla scoperta delle terapie anti retrovirali (conosciute come terapia HAART): si tratta di un cocktail di famaci (oggi addirittura si arriva a una singola pillola al giorno), che impediscono la replicazione del virus all’interno delle cellule. HIV però, è un virus furbo, per nulla facile da estirpare, ancora oggi infatti, i ricercatori di tutto il mondo lavorano per trovare una soluzione, un vaccino capace di sconfiggere l’infezione in maniera definitiva. Pertanto, una persona sieropositiva non può guarire dall’HIV, ma seguendo correttamente la terapia, può rendere l’infezione cronica e vivere una vita paragonabile a quella di chiunque altro.

«Le morti per HIV nei Paesi ricchi e sviluppati sono praticamente nulle, diversa però è la situazione nelle aree più povere e più colpite. In molte regioni dell’Africa infatti, l’HIV rimane tra le più alte cause di morte prematura», una grande missione di Gabriella Scarlatti è proprio quella di portare un cambiamento tangibile nella lotto contro l’AIDS in Africa, attraverso non solo la ricerca, ma anche con interventi di prevenzione.

I B.Livers nel Laboratorio di Evoluzione e Trasmissione virale al San Raffaele di Milano

E ancora Stefania Dispinseri ci introduce ad un argomento che rimaneva sconosciuto anche ai ragazzi che più sono a contatto con la realtà del virus: la «90-90-90».

«Nel 2014 a Parigi venne stesa una dichiarazione, chiamata 90-90-90, che aveva come obiettivo quello di porre fine alla pandemia dell’HIV, di porre fine ai contagi. Per renderlo possibile sarebbe necessario che il 90% delle persone che vivono con l’HIV conoscessero il loro status, che il 90% delle persone che conoscono il loro status assumessero la terapia e che il 90% delle persone che assumono la terapia avessero carica virale soppressa. Una cascata, una matriosca di azioni da mettere in pratica entro il 2020. Questo obiettivo non verrà raggiunto tra un anno, purtroppo. Oggi, in Italia, si contano circa 4000 nuovi casi all’anno e, benché le percentuali non siano lontane dall’obiettivo, rimangono non ottimali per la realizzazione della 90-90-90».

Passano gli anni, ormai quasi 40 dai primi casi di HIV e AIDS, anni di ricerca, prima sulle terapie e ora sulla prevenzione e ancora questo problema rimane attuale come negli anni ottanta, solo che, a differenza di allora, l’HIV è diventato silenzioso e miete le vittime della disinformazione lontano dagli occhi di tutti. In troppi, ancora oggi, non sanno le modalità di contagio e di prevenzione del virus, ultima tra tutte la PreP, «una sorta di pillola anticoncezionale che protegge il partner preventivamente dall’esposizione al contagio».

L’HIV è subdolo perché, non solo si attacca al tuo corpo diventando un’infezione cronica, ma ti costringe a vivere una vita nell’ombra a causa dello stigma che ancora, dopo tanti anni, è presente, forte come lo era nel passato. Divieti di balneazione sulle spiagge per le persone con HIV, manifesti contro la scolarizzazione pubblica dei bambini affetti dal virus, astio, odio e pregiudizi su come lo si possa aver contratto. Un alone forte di sporcizia e promiscuità che alimenta l’ignoranza e la disinformazione, portando tutti a pensare «tanto non succederà mai a me perché non sono come loro». «Loro», persone normalissime che non hanno usato il preservativo durante il rapporto sessuale.

L’incontro con Gabriella Scarlatti e il suo team composto da Filippo Turrini, Stefania Dispinseri e Paola Cinque, ci ha aperto gli occhi su tante cose. I racconti dei medici che da giovanissimi hanno assistito agli anni peggiori di questa piaga (come le stesse Scarlatti e Cinque) e alle scoperte che hanno salvato la vita a milioni di persone. Dagli anni Ottanta e Novanta, quando non esisteva alcuna cura, agli anni Duemila, quando i pazienti con HIV e AIDS si videro miracolosamente resuscitare davanti agli occhi increduli dei medici. 

I B.Livers nel Laboratorio di Evoluzione e Trasmissione virale al San Raffaele di Milano

«Oggi la sfida nel mondo occidentale, non è più quella della cura e della sopravvivenza del paziente, quanto la prevenzione delle nuove infezioni», conclude la Scarlatti.

Alcuni ragazzi hanno avuto modo, durante la presentazione, di fare l’Easy Test, un tampone salivare, facile, veloce, anonimo e gratuito che in venti minuti ti dà una risposta sul tuo stato sierologico

Tanta energia e tanto coinvolgimento. Emozionante l’incontro con il team di infettivologi del San Raffaele di Milano. Sorrisi reciproci, tante domande con altrettante risposte.

Historia Magistra Vitae, spesso guardare al passato è il modo migliore per affrontare il presente ma con l’HIV non è lo stesso. Il passato è passato e non si parla più di AIDS ma di HIV, una pandemia silenziosa che si espande senza guardare al ceto sociale o al sesso.

Per evitare il contagio basta un piccolissimo gesto di amore per se stessi: il preservativo durante i rapporti.

Noi siamo fortunati, abbiamo pieno accesso a tutte le informazioni e cure gratuite, ma ci sono luoghi del mondo dove l’AIDS è ancora tra le più grandi cause di morte.

Se il vostro pensiero è «tanto non accadrà mai a me», cambiatelo! Perché siete proprio voi quelli più in pericolo.

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